Recensione: Nyarlathotep

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Editore Nicola Pesce Editore
Autori Rotomago e Julien Noirel
Prima pubblicazione 2007
Prima edizione italiana Maggio 2016
Formato 21 x 29,7 cm
Numero pagine 80 a colori
Prezzo 14,90 euro

Milioni di appassionati conoscono a memoria la mitologia di Lovecraft, maestro indiscusso dell’orrore, da Cthulhu a Nyarlathotep, all’arabo pazzo Abdul Alhazred.
Il dio Nyarlathotep appare per la prima volta racconto omonimo, scritto nel 1920. In questa storia, il dio viene descritto, a differenza degli altri dèi del pantheon lovecraftiano, come un uomo alto dalla carnagione scura, poliglotta, che ricorda un faraone dell’antico Egitto. Sotto queste sembianze, Nyarlathotep vaga sulla Terra per raccogliere legioni di seguaci, i quali finiscono col perdere pian piano il contatto con il mondo che li circonda. La sua missione, che lo distingue dagli altri Antichi, è di condurre l’umanità alla follia.

NYARLATHOTEP

COVER Nyarlathotep - NPE low-res RGB per il webImmaginate un mondo in cui la letteratura abbia perso la parte più scura e macabra della sua identità. Immaginate un mondo senza horror, senza mostri e senza le paure derivate da una creatura dai mille tentacoli. Muterebbe l’intero assetto culturale, e noi tutti – lettori e spettatori di storie pregne di orrore -saremmo orfani e decisamente più vuoti e meno spaventati. Per nostra fortuna, il genere umano vuole aver paura, essere intimorito e destabilizzato, e tutto ciò che è horror continua a proliferare senza sosta. Eppure – nonostante oggi sappiamo identificare con certezza le caratteristiche standard dell’horror – c’è un punto preciso nella storia della narrazione in cui qualcosa è cambiato. Gran parte di questa produzione di genere, che ha contribuito alla nascita di un vasto immaginario ormai ampiamente condiviso, porta la firma di un uomo che agli inizi del ventesimo secolo ha trasformato la definizione del racconto orrifico: H.P. Lovecraft, e non c’è altro da aggiungere.

INTERNI NyarlathotepI suoi racconti, cupi e sanguinolenti, sono ancora oggi tra i più letti da chi s’interessa della letteratura horror, e i suoi personaggi sono spesso reinterpretati attraverso diverse forme narrative. Il fumetto ha sempre riservato un trattamento da guest star per Lovecraft, basti pensare alle interpretazioni lovecraftiane di Alan Moore e Jacen Burroews con il loro Providence o I miti di Cthulhu, un volume del 1978 realizzato dal maestro Alberto Breccia. La sconfinata eredità letteraria di H.P. Lovecraft, proprio perché risulta essere sempre moderna, permette continue reinterpretazioni e riproduzioni illustrate; una delle opere più recenti arriva direttamente dal mondo dei bande dessinée. Rotomago e Julien Noirel, duo di autore francesi, rispettivamente sceneggiatore e disegnatore, hanno riportato alla luce (anzi, alle ombre se consideriamo il buio che pervade la storia), una delle storie più strane, disturbanti e criptiche dello scrittore di Providence: Nyarlathotep.

UN RACCONTO ILLUSTRATO

INTERNI Nyarlathotep3Il volume, pubblicato in Italia da Nicola Pesce Editore, è una piacevole scoperta. Il formato deriva dalla tradizione tipica d’oltralpe, permettendo al lettore di essere parte della storia, schiacciato al suo interno, e allo stesso tempo di esserne fruitore esterno. Il grande formato di Nyarlathotep è come una sala cinematografica in cui sai di essere di fronte a una storia proiettata su uno schermo, ma che se vuoi puoi isolarti da tutti gli altri presenti ed essere parte di ciò che sta accadendo.

Il formato non è il solo punto di forza. Il modo in cui è narrata la storia, la volontà da parte del disegnatore di rendere ogni tavola sempre più cupa, le atmosfere fumose e lontane nel tempo, trasformano il racconto di Nyarlathotep in un perfetto episodio di The Twilight Zone, dove era importante il modo in cui era narrata la storia con la combinazione di elementi ai confini della realtà. Allo stesso modo Rotomago ha catapultato il lettore dentro la storia, da subito. Non c’è necessità di creare un’introduzione o una costruzione narrativa che accompagni il lettore per mano dentro l’orrore. No, bisogna precipitarci dentro per avere quella sensazione di fastidio che deriva da una storia come quella di Lovecraft. Rotomago non riscrive la storia, riporta il racconto esattamente come era stato scritto in origine. In questo modo, si crea un’aura di mistero intorno a quest’uomo che è spuntato fuori dal nulla e che porta con se il caos strisciante.

INTERNI Nyarlathotep4La staticità dei disegni di Niorel (quasi fotografici), l’uso esclusivo delle didascalie per la narrazione, le splash page che cristallizzano istanti della storia o catturano il mood della città con inquadrature totali che contrastano con parole che descrivono azioni diverse da quelle visualizzate. Questi sono soltanto alcuni degli elementi che caratterizzano Nyarlathotep nel suo adattamento fumettistico, dove spariscono le nuvolette parlanti e compare un’unica voce narrante che trasforma il volume in un racconto illustrato. Al termine della lettura resta un vuoto allo stomaco, una strana sensazione di sollievo/timore in cui ti auguri soltanto di non essere mai parte un incubo pari alla follia immaginata da Lovecraft.


Nyarlathotep
The Graveyard book
Wonderland. Quando Alice se ne andò
Abaddon
Ammazzatine




LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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