Recensione: Orfani: Juric #3 – La regina è morta, viva la regina

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Paola Barbato e Roberto Recchioni (soggetto), Paola Barbato (sceneggiatura), Luca Casalanguida e Andrea Accardi (disegni), Andrea Mossa (colori), Nicola Mari (copertina) e Barbara Ciardo (colori copertina)
Prima pubblicazione 16 dicembre 2016
Prima edizione italiana 16 dicembre 2016
Formato 17 x 21,3 cm
Numero pagine 100

Prezzo 4,50 euro

Si conclude la rievocazione del passato della Juric. Per la prima volta, Jsana mostra un cedimento emotivo. All’improvviso le sue certezze vacillano quando, alle prese con una bambina adottata, si ritroverà in bilico tra l’istinto materno e quello di autoconservazione.

LA REGINA È MORTA, VIVA LA REGINA

juric3_coverSarò onesto. Recensire Orfani: Juric, sin dal primo approccio, è stato molto complesso per tanti motivi. Nonostante la quarta stagione sia composta da soltanto tre storie, la trama è fitta, i personaggi e i loro intrecci sono tanti, e il contenuto è tutt’altro che semplice. Juric, com’è stato già detto, non è un fumetto bonelliano in senso lato. Non c’è l’avventura, non ci sono lande desolate, non ci sono incubi paranormali ne misteri da svelare. Tutto ciò che caratterizza il percorso dell’orfana Jsana Juric è la crescita esponenziale del male che s’insinua nella società, mostrando un volto che spaventa. Sapete il motivo? Perché è un volto reale, tangibile, che vediamo ogni singolo giorno attraverso i nostri media. Differentemente dalle tre stagioni precedenti (Orfani, Ringo e Nuovo mondo) non si racconta più la realtà attraverso metafore o meccanismi narrativi che lasciavano acceso l’arcaico senso di fabula. Leggendo la storia di Jsana Juric si ha la sensazione di essere immersi in un realistico documentario di guerra, o un mockumentary di politica. L’approccio narrativo di Paola Barbato, sceneggiatrice dell’intera ministagione, è totalmente diverso da quello adottato dall’ideatore della serie Roberto Recchioni e dagli altri sceneggiatori del team Orfani.

Paola Barbato è lucida come non mai. Non c’è esagerazione nella sua scrittura, non c’è un epopea che vede coinvolti i personaggi per poi esplodere in un finale in cui ci si ritrova in uno sparatutto. No, la Barbato inserisce nelle fondamenta della trama delle microbombe che pagina dopo pagina esplodono e destabilizzano il lettore. Attenzione, non sto parlando di morti e uccisioni nel senso stretto della parola; ciò che maggiormente genera shock nel lettore sono le azioni subdole e programmate della protagonista. Ripeto, una scopata di una minorenne con un vecchio prete è più disgustoso di qualsiasi testa spappolata. Il motivo è semplice; è tutto maledettamente reale.

È TUTTO GIÀ SCRITTO!

juric3_1In La regina è morta, viva la regina, ultimo numero di questa quarta (e breve) stagione, troviamo l’ultimo tassello di un chiaro mosaico di cui, noi lettori, conosciamo la forma e il contenuto. Ogni singola azione raccontata in Juric segue un’unica direzione: arrivare all’esplosione dell’acceleratore di particelle che ha portato al collasso del pianeta Terra. Sappiamo che non importa chi userà Jsana per arrivare all’apice del potere, non importa quanto ipocrita si mostrerà davanti alle telecamere, fingendo di amare i profughi o gli orfani come lei, non importa niente. Sappiamo che a Ginevra succederà qualcosa cambiando le sorti del pianeta, fino a giungere alle avventure di Nuovo Mondo.

Jsana raggiunge l’apice della sua maturità come personaggio politico e, per tutta la durata delle 94 tavole di La regina è morta, viva la regina dimostra ancora una volta che amare il prossimo non sarà mai parte di sé. Eppure riesce a legarsi a una piccola taciturna ragazzina di nome Efia che si rivelerà essere rivoluzionaria e irrefrenabile tanto quanto Rosa. Stop. Scoprirete pagina dopo pagina l’intreccio che porterà la Juric a perdere anche l’ultimo briciolo di umanità. Paradossalmente la morte, la perdita, scaturita dalla propria stessa mano, per la Juric è sinonimo di catarsi. Non importa quante persone moriranno, ne chi morirà, tutto ciò che conta è essere lo squalo numero uno che comanda. Definirla un burattinaio che muove ogni singolo filo è davvero riduttivo.

Ai disegni torna una delle colonne principali della testata Luca “macina tavole” Casalanguida che infonde uno strano (e per me inspiegabile) senso cinematografico alle tavole. Mi spiego, in alcuni punti la fluidità del suo tratto e allo stesso tempo la capacità di catturare un istante, trasformano le vignette in tanti piccole frame di una pellicola. Tutta la storia disegnata da Casalanguida ha la stessa intensità di un film. Di quelli belli, di quelli che – nonostante siano davvero impegnativi – ti rapiscono fino alla fine.

ODINO & JSANA

juric3_2Come per i due capitoli precedenti di questa quarta stagione, il prologo e l’epilogo sono affidati alle matite di Andrea Accardi su testi di Roberto Recchioni. Una manciata di pagine introduttive, in cui compare Odino, il dio della guerra legato a Yggdrasill, l’albero cosmico, chiarificano definitivamente il ruolo dell’inscalfibile Jsana Juric. Odino si distingue per essere Sigrföðr (“padre della vittoria“), perché decide nelle battaglie a chi debba andare la vittoria, e Valföðr, (“padre dei caduti“), perché sono suoi figli adottivi tutti coloro che cadono in battaglia. Con questi due nomi egli distribuisce in battaglia la vittoria e la morte: entrambi doni graditi ai guerrieri. Quando giungerete all’ultima pagina di questa stagione non troverete quasi nessuna differenza tra Odino e la futura presidente Juric.

Qualitativamente l’intero arco narrativo è incredibile sia per i disegni, sia per la maestria ai testi, sia per le copertine di Nicola Mari che esplorano i tre momenti di cambiamento della Juric. Eppure ancora non riesco a scacciare da dentro quel senso d’inadeguatezza, di fastidio, ancora una volta devo chinare la testa e fare chapeau. La Juric è morta ma le sue gesta sono vive, e continueranno su Nuovo Mondo dove continuerà ad aleggiare la sua ombra. Per sempre.


Orfani 1. Piccoli spaventati guerrieri
Alba di guerra. Ringo. Orfani: 1
Lampi di futuro. Ringo. Orfani: 2
Notti di caccia. Ringo. Orfani: 3
Ringo. Orfani: 4

C4 MATITE:

Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni si diverte a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni sceglie Dylan Dog come costante della sua vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. Nel 2013 studia sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Nel 2015 e 2016 tiene un ciclo di lezioni sulla scrittura al S.O.B. per il corso di perfezionamento "Editoria per l'infanzia e il pubblico giovanile". Attualmente, collabora con la NPE, come traduttore e autore, è al lavoro sul primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA, e scrive un fantasy su Wattpad dal titolo "Ray Owlers, oltre il buio."

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