Recensione: Orfani: Nuovo mondo #07 – Pugni serrati

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Soggetto: Roberto Recchioni e Michele Monteleone Sceneggiatura: Roberto Recchioni e Michele Monteleone Disegni: Werther Dell’Edera Copertina: Matteo De Longis Colori: Giovanna Niro
Prima pubblicazione Aprile 2015
Prima edizione italiana Aprile 2015
Formato 17 x 21,3 cm
Numero pagine 100

Prezzo 4,50 euro

Lo scontro tra la Juric e Rosa si fa sempre più acceso e parossistico. Finita nelle mani della sua acerrima nemica, la figlia di Ringo, dopo essere stata sottoposta a esami e analisi di tutti i tipi, viene gettata nel “pozzo”, una terribile prigione dov’è destinata a giacere per il resto dei suoi giorni. Ma il traditore ha altri piani, riguardo a lei.

PUGNI SERRATI

Nuovo Mondo 7_coverRosa è diventata mamma. Non c’è gioia più grande al mondo che stringere tra le braccia il proprio figlio, ma siamo tra le pagine di un fumetto, dove gli happy ending non sono stucchevoli. La nascita del nipote di Ringo, protagonista della seconda stagione di Orfani, è stata tutt’altro che un lieto evento. In E non avrà paura, la storia narrata attraverso un continuo avvicendarsi di sogno e realtà, abbiamo assistito ad un vero e proprio middle season finale; un crescendo di aspettative che sono culminate con la prima dipartita, quella di Lora, la cicciona proiettata su Nuovo Mondo direttamente dal Bronx, dall’evento sopra citato e dalla rivelazione della vera identità di Armin, infiltrato nel gruppo di clandestini capitanati da Rosa.

Pungi serrati, scritto da Roberto Recchioni e Michele Monteleone, disegnato da Werther Dell’Edera con i colori di Giovanna Niro, è un lungo soliloquio di Rosa che, reclusa nel pozzo – il luogo più remoto della prigione su Nuovo Mondo, inizia la sua rinascita come personaggio. L’apertura della storia, collocata temporalmente tre settimane dopo la nascita del bambino, rappresenta in poche pagine, e con una sola sequenza suddivisa in due parti sempre tra sogno e realtà, la sconfitta. Non di una protagonista. Non di una guerriera. Ma di una donna. L’intensità di poche didascalie, del passaggio da immagini positive, solari e piene di vita, al buio e al freddo della prigione, è l’essenza stessa del perché – ripeto – che Orfani sia una serie ben scritta. Oltre i contenuti, oltre la trama stessa. Raccontare la perdita e l’abbandono in modo così sintetico ed efficace non è semplice. Tutto il Team di Orfani conosce – e dà il giusto peso – all’importanza dei tempi narrativi.

ROSA E RINGO, DIARIO DI UNA FUGA

Tav1Eppure, c’è un altro lato della medaglia. La sceneggiatura di Pugni Serrati, differentemente dalla consuetudine di Orfani, è ricca di battute che permettono di capire i pensieri e le azioni della protagonista. Rosa, è – escludendo brevi passaggi in cui interagisce con Armin, e due sequenze in cui è presente la Juric – l’unico personaggio in scena. In che modo raccontare la storia? Ovviamente attraverso le didascaliche che richiamano il diario di Rosa, ma non solo. Torna in maniera preponderante la figura di papà fantasma Ringo, che accompagna Rosa in ogni singola azione, risultando – in definitiva – spesso eccessivo. Un ridondante flusso di pensieri che spingono Rosa all’azione e la fanno riflettere su alcuni aspetti della sua natura. Perché dopo la nascita dello sgorbietto si sente debole? A voi la scoperta attraverso la lettura.

Rosa passa attraverso quel processo che è tipico di una storia; acquisisce una consapevolezza, raccoglie letteralmente la chiamata alle armi, un riscatto che si esplicherà in una vera scalata attraverso dei gironi – quelli della prigione – che sembrano quasi danteschi. Lo status di Rosa è ulteriormente stigmatizzato: terrorista, clandestina, ex-incinta e… Armin – simpatico come una merda secca – fa la sua parte. Rinascere. Rosa può solo rinascere dopo aver toccato il fondo nell’angolo più buio dell’inferno della Juric.

IL TRATTO DI WETHER DELL’EDERA

Tav2Tra le pagine, realizzate da un sempre più ispirato Werther Dell’Edera, prende vita un dinamismo che è davvero difficile spiegare. Tutto è caratterizzato da un forte impatto visivo, delineato da inquadrature mai piatte e sempre filtrate da un occhio quasi cinematografico. Le uccisioni, le esplosioni, i salti hanno una specie di tridimensionalità nel tratto di Dell’Edera, soprattutto nelle due sequenze speculari di pag. 44 e pag. 77.  Molte altre sono le tavole che destano attenzione per la particolarità con cui sono realizzate, partendo da pag.18 in cui s’intravede il tocco di Monteleone con una costruzione della pagina già sperimentato in I love my robot, fino alle sequenze in cui visualizziamo alcuni pensieri di Sam in una successione che rammentano gli storyboard – tecnica già realizzata sempre da Dell’Edera sulle tavole di La carne e l’acciaio.

Ed è proprio Sam, la mocciosa della prima stagione e ormai una macchina da guerra, a destare la mia attenzione. Il “fido” braccio destro della Juric sembra essere preda di un conflitto su ciò che è diventata… e narrativamente parlando, sarà una bella svolta. Infine, – anche se per una breve sequenza – tornano Seba e Nuè, direttamente dall’inferno, e ci anticipano che presto una loro cara conoscenza li raggiungerà. Che il destino di Cappuccetto Rosso, come da tradizione per i personaggi recchioniani, sia già segnato? We’ll see.


Ringo. Orfani: 1
L’inizio. Orfani: 1
Bugie. Orfani: 2
Verità. Orfani: 3
Vincitori e vinti. Orfani: 4



LA NOSTRA PAGELLA: 6.8/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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