Recensione: Orfani: Ringo #06 – Come pioggia

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Mauro Uzzeo (soggetto e sceneggiatura), Alessio Avallone (disegni), Roberto Recchioni (soggetto), Nicola Righi (colori), Emiliano Mammucari (copertina)
Prima pubblicazione Marzo 2015
Prima edizione italiana Marzo 2015
Formato 17 cm x 21,3 cm
Numero pagine 100

Prezzo 4,50 €

Se sopravvivi ti tocca il peggio: continuare a vivere.
(Orfani: Ringo #6)

COME PIOGGIA

ORFANI6COVERPiangere sotto la pioggia e lasciare che tutti i ricordi, tutta la tensione accumulata e il dolore trovino una via di fuga dalle menti dei protagonisti. Come pioggia, sesto capitolo della saga post-apocalittica di Orfani:Ringo, è esattamente il contrario. Lavare via tutto il male che si è depositato nel proprio corpo come metalli pesanti che destabilizzano il normale funzionamento dell’organismo, è prerogativa della pioggia. L’acqua è catartica. Come pioggia, come sole. Sorridere, godere del mondo riuscendo a guardarlo con occhi che appartengono ad altre generazioni. Mauro Uzzeo, sceneggiatore e regista romano, dopo Nulla per nulla e Il numero quattro, torna sulle pagine della prima serie a colori della Sergio Bonelli Editore. Torna, e si conferma la controparte introspettiva del viaggio dei nuovi Orfani, un perfetto psicologo che riesce a tirare fuori il meglio (e il peggio) delle loro personalità. Tutti hanno bisogno d’indagare sui propri malesseri interiori, non c’è via di scampo. Uzzeo, riesce a sviscerare i pensieri dei protagonisti riuscendo ad annientare la pioggia che rende ogni istante decisamente più malinconico.

Il viaggio riprende dopo la robotica e roboante disavventura di All’ultimo respiro, lasciata Lucca alle spalle si procede verso l’entroterra e la natura più selvaggia. Sempre più di rado s’intravedono tra le tavole (questo mese ad opera di un giovanissimo Alessio Avallone) piccoli borghi cittadini o città interamente in forza come nei primi numeri della serie. Mentre il viaggio prosegue, gli autori ci mostrano e ci indirizzano verso il centro della distruzione. Nonostante tutto, l’oscurità e la desolazione prevalgono solo nella prima parte dell’albo. Punto a favore, come sempre, per la colorazione (Nicola Righi), coerente con il lavoro precedente. Mi spiego, leggendo le prime pagine di Come pioggia ritrovo le stesse atmosfere che avevano contraddistinto Il numero quattro. Non è scontato che, nonostante cambi il tratto del disegnatore, si riesca a mantenere un raccordo mnemonico attraverso la colorazione.

IL GIOCO DELLE PARTI

ringo 6-page-042Parlavamo della pioggia. Ringo è esattamente il perfetto protagonista che non è scalfito da nulla e da nessuno. Potrebbe camminare per settimane sotto la pioggia e non si concederebbe mai una lacrima camuffata. Eppure è perfetto per le sequenze in balia del temporale incessante. Dopo aver trovato riparo in una grotta, arredata di gusto con scheletri e resti umani, Ringo torna ad affrontare uno dei suoi più grandi demoni. La paternità. Invece di mostrare il suo lato debole, sfoga la sua rabbia su madre-natura che a sua volta continua a punirlo con la pioggia. Seba, continua ad auto-convincersi che non è come Ringo, che non vorrebbe mai un padre come lui, eppure posti davanti ad uno specchio troverebbero tante similitudini fisiche e caratteriali. Anche il giovane Ringo era impertinente e autoritario come Seba. Decisamente era meno stupido di faccia di scimmia. Rosa, invece è comprensiva e accondiscendente e severa allo stesso tempo. Rosa, madre di un ipotetico padre, riesce a equilibrare sempre gli scompensi emotivi di tutti. Probabilmente, in cuor suo, desidera essere la figlia di Ringo e Barbara. Sognare è lecito, avere la certezza è più difficile.

…e alla fine arriva (Polly?) il sole. E i pensieri prendono il sopravvento. Adoro il diario della Juric, e Uzzeo fa centro con una sequenza in cui riesce ad alternare il presente degli Orfani attuali, alla vecchia squadra di Dorsoduro e l’emotività di Ringo, mentre leggiamo in didascalia esattamente ciò che vediamo rappresentato. Ringo è proprio come Nuè, Rosa e Seba, e questo lo lega ancora di più ai ragazzi. Non penserebbe mai di abbandonarli.

IN FONDO, SONO RAGAZZI!

ringo 6-page-065Lasciato alle spalle il temporale giunge il momento di godersi una giornata di sole, concessa con grande sacrificio da Ringo. E all’improvviso è evidente una cosa che all’interno della serie ideata da Recchioni/Mammucari dimentichiamo: Nuè, Seba e Rosa non sono null’altro che dei ragazzini, degli adolescenti a cui è stata rubata la possibilità di sognare, la scelta di essere ciò che volevano diventare, l’opportunità di creare un futuro modellato sulle loro aspirazioni. Cosa resta? L’insicurezza e la paura che derivano da non sapere qual è il loro posto nel mondo. Hanno legato le loro vite a Ringo perché, anche se sarà il padre di solo uno di loro – o di nessuno, hanno bisogno di una guida e di una figura genitoriale.

Si divertono, si emozionano, fantasticano sulle forme delle nuvole nel cielo, e sognano. Fanno il bagno in una cava stracolma di acqua resa magnificamente da Avallone, si corteggiano, si provocano, si definiscono le parti. Un bacio sott’acqua, l’attenzione rubata e sottratta di una ragazza e una lotta che sfocia in una risata. Fanno gli adolescenti e sognano. I sogni. Così rilevanti in questa storia, e allo stesso tempo così maledettamente irreali.

Nuè, sottolineo come sempre che è il mio preferito, ha uno sguardo e un modo di pensare decisamente più maturo. Mentre parla con Seba, dopo aver lottato per l’ennesima volta per il cuore e il corpo di Rosa, dimostra di aver raggiunto una consapevolezza che è ancora lontana dalla mente di faccia di scimmia. Nuè ha capito che nulla è statico, che tutto cambia e che bisogna accettare il flusso degli eventi…e delle relazioni. Sopratutto in questo numero è decisamente più sicuro di sé e delle proprie possibilità nei confronti di Rosa. Due facce della stessa medaglia: Nuè e Seba, così diversi e allo stesso tempo complementari, legati con lo stesso filo a Rosa.

Piccolo appunto davvero simpatico, Uzzeo – da sempre lettore, prima che autore, Bonelli – ha omaggiato due grandi pilastri della casa editrice di Via Buonarroti: Zagor e Tex. Il secondo in modo plateale, il primo in modo decisamente più celato. A voi la lente d’ingrandimento.

Infine, Ringo riesce a sorridere, (nonostante la testa calata nella splendida copertina di Mammucari) dimostrando di essere umano, attraverso l’arte del disegno. Nessuna gioia, dalla sua matita arrivano tanti fantasmi dal passato. Riesce a sorridere.

E a sognare? Sogna in fondo di avere un figlio?

Mi dispiace il tempo è scaduto, nella prossima seduta indagheremo sul viaggio degli Orfani verso Bologna. Signor Ringo, fissi un appuntamento con la mia segretaria.

 
ORFANI: RINGO #3 – Città Aperta
Orfani 1: L’inizio
Orfani 2: Bugie
Orfani 3: Verità
Orfani 4: La fine



LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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