Recensione: Pravda la sbandata

Editore Dellavalle
Autori Guy Peellaert e Pascal Thomas
Prima pubblicazione 1967
Prima edizione italiana 1968
Formato 29,5 x 23 cm
Numero pagine 71

Prezzo non precisato

Una città… Una via… Una moto… Una ragazza…

Questo è l’incipit di Pravda la sbandata (Pravda la survireuse), fumetto pubblicato nel 1968 dalla rivista Hara Kiri, ma i cui temi, l’anarchia e il femminismo, sono più attuali che mai.

ANARCHIA IN SALSA POP

Difficile ritrovare un personaggio forte e completo per sé stesso quanto Pravda, la protagonista di quest’opera psichedelica ricca di riferimenti alla cultura pop e non solo (basti vedere la citazione all’opera La zattera della Medusa di Géricault a p.39): lei se ne va di città in città in sella alla sua moto picchiando chiunque provi a metterle i bastoni tra le ruote con il suo cinturone, l’unico capo di vestiario indossato insieme al giubbotto e agli stivali in pelle da biker. D’altronde stiamo parlando della Verità, che non ha bisogno di camuffamenti o edulcorazioni. Pravda è la personificazione degli ideali che avevano animato il cosiddetto Maggio francese del ’68, periodo di rivendicazioni sociali e politiche, caratterizzato in particolar modo dal desiderio di rottura e distacco con le istanze del passato. La ragazza incarna perfettamente questo spirito di ribellione anarchica, che, però, alla fine dei conti non sa dove vuole andare (o, forse, non vuole saperlo). La protagonista distrugge e fa terra bruciata intorno a sé, come quando incontra la temibile Capona di una banda di motocicliste scatenate, e la leva di mezzo gettandola dentro il tabellone segna-punti di un flipper. Il gruppo l’acclama all’unanimità nuova guida, ma Pravda è una dura, si lascia seguire senza essere realmente coinvolta in questa nuova situazione capitata del tutto casualmente.

SIMBOLISMO

Proseguendo nella storia, la ragazza entra in contatto con molti simboli significativi di Francia, Inghilterra, ma soprattutto USA, irrimediabilmente demoliti con inusitata ferocia. I bar dentro cui fa gazzarra con le compagne bikers sorseggiando Coca-Cola vengono messi a ferro e fuoco senza ripensarci due volte, mettendo anche alle strette un gruppo di soldati sudisti, destinati presto a una fine ingloriosa. Un aspetto molto interessante del fumetto è senza dubbio il trattamento riservato agli uomini da Pravda, per i quali non viene mostrata empatia e che la protagonista conisidera di scarso interesse, se non per farci sesso. Alcuni dei personaggi maschili tentano di sottometterla, e, per come la vedo, ridurla alla ragione borghese dominante del rispetto dei ruoli; tentativi a cui la nostra eroina risponde con violenza punitiva. L’unica eccezione è rappresentata dal Principe Bello, che cattura l’attenzione della ragazza (!). A causa del giovane uomo, Pravda viene gettata in un delirio onirico dove avrà modo di incontrare, tra gli altri, l’aristocrazia inglese, qui rappresentata sotto forma di gruppo di morti viventi.

GLI AUTORI

Pravda la survireuse è il veicolo assolutamente perfetto per sincretizzare l’arte psichedelica e folle di Guy Peellaert e il taglio cinematografico donato dallo sceneggiatore Thomas Pascal, ricco di colpi di scena e focalizzato su poche immagini altamente significative. Quest’ultimo, sempre nel 1968, aveva anche realizzato una serie di reportage sulle Pantere Nere e il loro cofondatore, Huey Newton, allora imprigionato. Il Black Panther Party era un’organizzazione nata per sviluppare un movimento di liberazione degli afro-americani, ottenere diritti civili e uguaglianza con i bianchi. Questo riferimento sembra essere presente nell’opera materializzato nella sua motocicletta dalla carena a forma di pantera. Pravda è un’anti-eroina che può apparire irrispettosa e dedita alla violenza gratuita, di primo acchito, ma non mancano occasioni per dimostrare il contrario. Quando, infatti, “La ragazza dell’autostrada” (così è definita dal fumetto), membro del gruppo delle bikers e unica ad avere i capelli rossi come la protagonista, resta intrappolata nella sfera di un flipper lisergico a grandezza umana, la nostra eroina corre a salvarla senza esitare, nemmeno quando è costretta a gettarsi nella buca del game over piena di “uomini schifosi”, come li definisce, pallidi e malaticci. La sua crudeltà non può che essere giustificata se si pensa alla protagonista come portavoce di diritti e desideri di cambiamento rimasti inascoltati fino a quel momento. Ma, forse, il suo personaggio non ha mai avuto la pretesa di incarnare valori così alti: Pravda è la forza dell’anarchia che si incarica della distruzione del vecchio come unica via per lasciare spazio al nuovo.

C4 MATITE:

Vanessa Zavanella

Recensore in prova

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