Recensione: Qvando c’era Lvi – Vol. #1

EVIDENZA

Editore Shockdom
Autori Stefano Antonucci (soggetto e disegni), Daniele Fabbri (soggetto e sceneggiatura) e Mario Perrotta (colori)
Prima pubblicazione 15 aprile 2016
Prima edizione italiana 15 aprile 2016
Formato 16 x 24 cm spillato
Numero pagine 36 a colori
Prezzo Lire 5.808,81 corrispondenti a 3 imperialistici Evro

CHI INCIAMPA E CHI COMBATTE

QvandoQuando si ha a che fare con un fumetto satirico le problematiche della critica sono molteplici. Troppo irriverente o troppo poco? Un argomento scottante o hanno sparato sulla croce rossa? È volgare o solo particolare? Domande che non possono avere risposta univoca. Soprattutto quando due autori come Stefano Antonucci e Daniele Fabbri decidono di affrontare un tabù che in Italia è ancora fortissimo anche dopo oltre sessant’anni. Si parla infatti del primo camerata Benito Mussolini, il fascismo e di tutta quella pletora di personaggi più o meno politicamente impegnati che ancora oggi è presente e attiva nel nostro paese. Una scelta loro malgrado coraggiosa: è triste infatti sapere che fare satira sul fascismo in Italia espone ancora oggi al rischio di rappresaglie di vario genere. Qvando c’era lvi di Antonucci e Fabbri, edito in Italia da Shockdom, è quindi un fumetto che parla del duce e dei camerati che tentano di farlo tornare in vita. Un duce redivivo (mi perdonerete la minuscola, ma scrivere “duce” con la maiuscola prevederebbe un tipo di riverenza che preferisco non dare al personaggio) riportato ai giorni nostri, ma in maniera del tutto non convenzionale. Bello? Brutto? Vediamo…

 A NOI!

1L’Italia è flagellata dalle incertezze, perduta nella immobilità e nel lassismo di una democrazia ormai logora: gli italiani vogliono votare a destra. Manca solo un leader, qualcuno veramente capace di dare disciplina, ordine ad un popolo che non chiede di meglio. I camerati si mettono alla ricerca spasmodica di un leader, ma è tutto inutile. L’unica speranza risiede nel dottor Heinz Krauler, un genetista calato direttamente dal drittes reich (sempre minuscolo…) che con una autarchica campagna di autofinanziamento metterà in pratica una moderna “soluzione finale”, ovvero la clonazione dell’unico vero leader della destra italiana: il duce. Tutto sembra procedere perfettamente per il gruppo di camerati, ma un terribile imprevisto rischia di vanificare ogni impavido sforzo profuso. Il finale lo scoprirete solo comprando tutti i numeri di Qvando c’era lvi.
Dal punto di vista tecnico Antonucci realizza personaggi caricaturali che si muovono in pagine divise in maniera piuttosto rigida. Eppure una perfetta rappresentazione antropomorfica dei personaggi sarebbe stata quasi ridondante: ogni immagine e ogni vignetta di questo fumetto sono permeati di una simbologia strettamente legata all’antifascismo che è di gran lunga più importante ai fini della narrazione rispetto ai meri personaggi. Dal punto di vista della sceneggiatura Fabbri presenta una critica aspra, aperta e incondizionata di quella becera espressione di fascismo moderno e di tutti quei nostalgici che continuano a mitizzare uno dei periodi più cupi e controversi della storia italiana. Dalla copertina con il duce rappresentato a testa in giù, alla splash page che sembra uscita direttamente da un manifesto del maestro Dudovich (grazie anche al lavoro incredibile fatto da Mario Perrotta nella colorazione), tutti i cliché tipici della ultradestra sono stati presi e ridicolizzati meticolosamente, proprio mettendone in risalto tutte le contraddizioni più3 – e meno – evidenti. Piuttosto espliciti i testi, resi però sempre in tono sostanzialmente canzonatorio. Nell’intervista che troverete qui, gli autori hanno spiegato quale enorme lavoro di studio sia stato necessario per evitare di realizzare un mero esercizio di protesta politica. In questo fumetto c’è molto degli autori e molto di quella satira profonda che necessita tempo e cultura per essere compresa. Ebbene sì, se avete pensato che la satira fosse fatta solo di risate grasse fatte al tavolino avete sbagliato: quelle sono barzellette e vanno bene al bar. La satira fa ridere a vari livelli, e il bello è che fa ridere e pensare in maniera proporzionale alla vostra cultura e ironia. Un bel fumetto quindi? Sì, un bel fumetto satirico che può essere affrontato su diversi piani di lettura, e che merita di essere letto. Da tutti.

ANCORA TU. MA NON DOVEVAMO VEDERCI PIÙ?

2Qvando c’era lvi di Stefano AntonucciDaniele Fabbri, magistralmente colorato da Mario Perrotta ed edito in Italia da Shockdom, parla in maniera fortemente irriverente di uno dei pochi argomenti veramente tabù della politica italiana. Per farlo si prende dei rischi, e se leggerete il fumetto ve ne renderete conto immediatamente, ma lo fa in maniera intelligente e più sottile di quanto non sembri (a prescindere dall’immagine del duce a testa in giù della copertina, ma esiste una splendida variant ancora più esplicita). C4 Comic non fa politica e non vuole farla, quindi se domani uscirà un fumetto altrettanto irriverente sul comunismo, sul buddismo, sui gatti gay, su una qualsiasi minoranza di qualsiasi genere che vi passi per la mente, noi lo recensiremo. E se sarà un buon fumetto ve lo diremo. In questo particolare caso però è molto importante per noi dare anche un piccolo segnale a tutti quei soggetti che, lasciato il fez, la camicia nera e le spranghe, hanno pensato che si potesse chiudere la bocca alla gente con un bicchiere di Coca-cola. E l’unico modo che abbiamo per farlo è dare un voto al fumetto. Buona lettura.


V for Vangelo: Unico
Gesù. La trilogia
PaperUgo. Paperi: 1
Body electricity. Hi/Lo: 1
La cena degli accordi. Noumeno: 1




LA NOSTRA PAGELLA: 10/10



Andrea Cattani

Figlio degli anni '80 (insomma...metà anni 70...), attendo l'arrivo di Daltaniuos per finalmente fuggire da questo pianeta, a mio parere, dominato da mostri. Ecco

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2 Risposte

  1. 7 luglio 2016

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  2. 7 novembre 2016

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