Recensione: Rainbow

Rainbow Masasumi

Editore Planet Manga
Autori George Abe e Masasumi Kakizaki
Prima pubblicazione 2003 Weekly Young Sunday
Prima edizione italiana 2013
Formato 13 x 18 cm
Numero pagine 200 circa
Prezzo 4,30 euro

Più di cinquant’anni fa c’erano sette uomini che hanno combattuto e sono sopravvissuti alle fiamme dell’inferno. Tre cose li tenevano uniti: coraggio, dolore e le loro catene. Erano sette, sette come le loro speranze, sette come i colori dell’arcobaleno… E giurarono che sarebbero sopravvissuti.

A OGNI AZIONE CORRISPONDE UNA REAZIONE

rainbow-visual-2Esiste una data per quando inizia una guerra? Sì. Esiste una data per quando una guerra finisce? No. O almeno è così solo per la storia. Un conflitto grande o piccolo che sia non ha termine nel momento esatto in cui i contendenti, per una qualsiasi ragione cessano le ostilità, la deflagrazione delle proprie azioni si propaga ben oltre quel termine, investendo in modo scomposto tutto quello che gli esiste vicino. Ne risente l’ambiente, ne risente l’evoluzione, ne risente la ricchezza in ogni sua forma e ovviamente il genere umano, defraudato del benché minimo sostegno, dopo essere stato spogliato dalle barbarie di ogni parvenza di dignità. Figurarsi poi i più deboli, i bambini, gli anziani e in particolare modo tutti quelli che necessariamente hanno bisogno anche della più piccola protezione. Il Giappone esce dal secondo conflitto mondiale come un mucchio di macerie fumanti, impoverito non solo nelle risorse ma fondamentalmente nei valori primari come la solidarietà, l’amicizia, la comunione, la generosità. Rainbow ci catapulta in quei giorni difficili, cinque anni dopo la fine della guerra, in una nazione ben lontana dalla potenza che sarebbe diventata alcuni decenni più tardi, dove tra le briciole di città fantasma annaspavano in cerca di sopravvivenza povere anime senza pace. Sette ragazzi s’incontrano, poco più che adolescenti, sette amici che  si giurano fedeltà assoluta per non sprofondare nel buio delle nefandezze umane e garantirsi una flebile speranza.

SETTE COME I COLORI DELL’ARCOBALENO 

 Mario, Suppon, Baremoto, Kyabetsu, Heitai, Joe e Rokurouta Sakuragi sono i sette che si fanno larainbow promessa, i famigerati “criminalidell’area 2, cella 6. Rainbow prende forma inizialmente da un’idea dello sceneggiatore George Abe, che racconta  con amara crudezza quegli avvenimenti che ha vissuto in prima persona sulla propria pelle. Non c’è un filo di tolleranza tra i ricordi, ogni attimo di dolcezza, di resistenza, di evasione è stroncato dalla durezza dei sentimenti di una nazione caduta in un baratro disumano, incapace di ricomporsi mettendo a riparo la fragilità di chi per estrazione anagrafica è dalla parte degli innocenti. La lettura è difficile perché non concede, se non in sporadici tratti, momenti di distensione; l’ingiustizia è sovrana e manifesta la sua autorità nei modi e coi tempi che preferisce. Il carcere riformatorio  di Shonan poi è l’anticamera dell’inferno stesso, l’ultimo posto dove aspettarsi un briciolo di compassione. L’atmosfera è principalmente cupa, intrisa di un alone sinistro che non lascia mai sperare che una vicenda possa risolversi per il meglio. Il merito va assegnato al disegnatore Masasumi Kakizaki, che interpreta discretamente i tempi e i modi suggeriti dalla scrittura. Nel complesso l’opera grafica pura e semplice è assai piacevole, estremamente marcata e definita con cura; i volti sono evidenziati con forza talvolta eccessiva, infatti si dilatano fino ad assomigliare a terrificanti maschere. L’unico appunto che riesco a fare è rivolto alla mancanza di omogeneità dell’impianto grafico generale, in certi momenti si avverte un passaggio di stile che non di amalgama completamente e che fa ritrarre, lasciando pensare ad un passo incerto o all’incompiutezza di alcuni modelli; infatti se certe scene sono di una dinamica espressiva complessa e squillante dove gli sfondi e contorni fanno parte di un unico linguaggio, in altre situazioni, specie in ambito anatomico, i personaggi appaiono più stilizzati, abbassati di livello, quasi abbandonati ad un grado minore di ispirazione e quindi di attenzione, quindi anche il segno cambia trasformando in un tratto più tagliente e meno armonico.

20141222_Rainbow_Manga_Une


Rainbow: 1
Rainbow 2
Rainbow 3
Rainbow 4
Rainbow 5




LA NOSTRA PAGELLA: 7.8/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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