Recensione: 3 piani

Editore Panini 9L
Autori Matt Kindt
Prima pubblicazione 2009
Prima edizione italiana 2014
Formato
Numero pagine 192

Prezzo € 19

LA MISURA GIUSTA DELLE COSE

Matt Kindt autore del fumetto, non so chi sia lo ammetto. Mi documento e scopro che è un recentissimo artista americano che gode di credito presso diverse case editrici. Ho in mano la sua ultima opera proposta da Panini 9L, lettura conclusa da poco, le pagine sono chiuse ma sempre tiepide, risfogliate più volte, alla ricerca di una chiave che al primo colpo non ho trovato. Sono sicuro di avere lasciato qualcosa indietro, con tutta probabilità sotto gli occhi a lungo tempo.

3 piani è la biografia di Craig Pressgang, la storia di un bambino comune, che per una ragione sconosciuta a tutti continua a crescere all’infinito, fino a ritrovarsi adulto e gigante. La smodata e abnorme misura lo porta a confrontarsi inevitabilmente con le innumerevoli complicazioni, le fragilità del tessuto sociale, la quotidianità distorta e le semplici domande di una qualsiasi persona. Qual è il perfetto limite entro il quale esiste ancora intatto il senso di giustizia? quando è lecito considerare un mostro un essere simile che però è racchiuso nel guscio di un gigante? L’inevitabile differenza necessariamente porta all’abbandono? Non so se troverete le risposte per aiutarmi a comprendere a tutto tondo la vera natura di questa opera, che all’ombra di un disegno sporco cela una nota muta che non si palesa mai, ma che si intuisce nella volontà del creatore.

Sono sempre stata interessata a come si incastrano le cose.

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TEMPI LUNGHI DI DIGESTIONE

Non mi produrrò in una corsa affannosa alla ricerca di altre opere di Matt Kindt, ma se capiterà sarò in grado di riconoscerlo,  e valuterò se ha qualcosa di nuovo per me, ma adesso mi prenderò tutto il tempo necessario per ottenere un’efficace digestione. L’edizione proposta da Panini 9L e quantomeno insolita, massiccia al tatto, sembra di tenere in mano un diario scolastico, ma con una scenografica finestrella sulla copertina, accattivante tentativo di colpire a vampate di curiosità il distratto lettore. Il vestito grafico è tenebroso, e non nasconde l’ascendente fin da subito indirizzato ad una visione cupa e decadente di Craig, il protagonista. I dialoghi essenziali rimangono sempre ad un livello piatto, dimesso, poveramente narrativo, quasi didascalico al disegno. L’albo è interamente a colori, acquerelli per la precisione, ma non è una scelta alla maniera impressionista, piuttosto è un velo chiaro di colori appoggiati al foglio, quasi posti ad evidenziare un certo livello di inconsistenza del mondo stesso. Kindt trova una strada espressiva del tutto personale, dura, essenziale ma non troppo espressiva. Non ci sono finali da interpretare, o rimandi sui quali arrovellarsi il cervello, la scelta è la semplicità, e come tutte le cose ci sono mille modi per rappresentarla, questo fumetto è il risultato ottenuto da un preciso idioma grafico, cercato e voluto, il fatto è che non tutti noi parliamo la stessa lingua.


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LA NOSTRA PAGELLA: 4/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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