Recensione: Akira

Editore Glénat Italia e Panini Comics
Autori Katsuhiro Otomo
Prima pubblicazione 1982
Prima edizione italiana 1990
Formato 18×26 (Panini)
Numero pagine 160 circa (Panini)

Prezzo non precisato

AKIRA: IL MONDO SI DIVIDE

Nel lontano 1990 acquistare un manga significava essere dei pionieri, dei lettori pronti a tutto, scevri da pregiudizi e disposti ad accostarsi a un prodotto nuovo e carico di nuovi significati. Così all’inizio di un decennio inquieto si affacciava nelle fumetterie Akira, un prodotto destinato a spalancare sullo statico mercato italiano idee rinnovate, questioni vivissime e personaggi rivoluzionari. Approda così uno dei primi manga, anche se la versione della Glénat Italia è quella americana ricolorata da Steve Oliff, artificio che amplifica notevolmente il grido che attraversa il mare tranquillo della sub-cultura dei fumetti. Akira, che in Giappone è uscito nel 1982, giunge con la deflagrazione di una bomba, supportato dall’omonimo anime, datato 1988 e confezionato sempre dallo stesso autore Katsuhiro Otomo.

UN SALTO NEL FUTURO

Akira ci proietta in uno scenario post bellico, si è da poco conclusa la terza guerra mondiale, New Tokyo è ancora il cuore pulsante del Giappone. Il degrado è penetrato in profondità, le macerie non solo hanno inondato il paese ma hanno eroso il senso stesso della vita. Ogni cosa appare senza anima, l’uomo in fondo non ha mai imparato dai propri errori, quello che rimane è il risultato ottenuto dall’uomo che si è misurato con Dio. La storia di Kaneda, il leader di un gruppo di motociclisti, si snoda in un crescendo rossiniano di vicende appassionanti, crude, spesso deliranti, che ci restituiscono il senso forte di un dopo bomba che i giapponesi forse non dimenticheranno mai. La storia a fumetti è il completamento naturale del film; la storia molto complessa nel dipanarsi, nasconde significati e sottotracce che arrotondano e arricchiscono la sceneggiatura fin troppo barocca. Le note presenti nelle varie edizioni restituiscono gli usi propri di una civiltà a noi molto lontana, che continuamente si pone interrogativi e cerca soluzioni quasi sempre di stampo catastrofico.

LE METAMORFOSI DI AKIRA

akiraSe le metamorfosi di kafkiana memoria riguardavano la sfera interiore dell’essere umano, quelle di Akira si limitano ad una rapidissima mutazione esteriore. In questa ascesa al potere, lo sprovveduto Kaneda assaggia la gloria e potenza di un semidio, ma come spesso accade non corre allo stesso passo della saggezza. Gli eventi tracimano verso un disastro annunciato e ancora una volta è l’idea che l’uomo ha di se stesso a rimanere sconfitta. Attenzione però, nulla è scontato. Questo fumetto è ben congeniato, ha una struttura saldissima, poggia su idee architettate ad arte; il segno non eccessivamente orientale trova il giusto compromesso per essere tradotto ai più scettici lettori in immagini suggestive e mozzafiato. Le tavole acquistano toni mutevoli e dinamici alimentando il senso di movimento continuo ai quali la storia si presta. Disegni grandi e dettagliatissimi, che molti maestri al di qua della cortina orientale hanno sicuramente guardato, ispirandosi. Oggi è riproposto in un monumentale cofanetto, un piacere assoluto vedere che le oltre 2000 pagine mantengono, la misura originale quasi esagerata esalta queste enormi finestre su un futuro possibile.

Un consiglio per tutti quelli che vogliono scoprire questo meraviglioso fumetto: esistono molte versioni proposte e riproposte in Italia. La prima è quella della Glénat Italia, l’unica interamente a colori ma purtroppo non completa. Le successive della Panini sono composte da 13 e da 6 volumi.



LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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1 Risposta

  1. 26 giugno 2014

    […] di Mignola, “Batman: the Killing Joke” di Alan Moore e Brian Bolland, la saga di “Akira” dell’autore Katsuhiro Otomo e quella di “Crying Freeman” di Kazuo Koike e […]

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