Recensione: Alita: l’angelo della battaglia

Editore Shueisha (Giappone)
Autori Yukito Kishiro
Prima pubblicazione Novembre 1991
Prima edizione italiana Panini Comics Febbraio 1997
Formato 18×26
Numero pagine 140 circa

Prezzo non precisato

ALITA: L’ANGELO DELLA BATTAGLIA

Il cuore torna a battere e ha il rumore di lamiera. C’è chi ha una seconda possibilità e chi invece una seconda vita e il prezzo da pagare è incastrato nel groviglio di una montagna di ferraccio da discarica.
Alita è uno degli scarti della città sospesa di Salem, dove pochi eletti conducono una vita agiata, lontani del degrado e dalle nefandezze della disumanità che si è impossessata della terra. Alita è il tramite uscito direttamente dalla fantasia di Yukito Kishiro, il mezzo attravBattle-Angel-Alita-1600-1200erso il quale compie la sua idea di espiazione. Ido, un cyber-dottore la trova, abbandonata, e non solo la salva ma prima di tutto la riconosce; i due sbocciano insieme colmando le proprie tristezze, cogliendo spunti sui quali consegnare un nuovo valore alla vita.
Alita è l’incarnazione dell’ingenuità, è un fascio di cavi e acciaio abbracciati a una bambola bellissima, è la depositaria di un’arte devastante. Alita è l’angelo decaduto che si innalzerà in battaglia.

UN PUGNO CHE ACCAREZZA

Pur essendo un prodotto diretto all’inizio degli anni ’90 il risultato non risente minimamente della sua età. Il disegno curatissimo e fitto di dettagli, gli scorci mozzafiato, il dinamismo esasperato e i momenti di assoluta riflessione cingono come un vestito su misura la storAlita_-_Copertina_n12ia, avvincente e appassionante, come capita molto di rado.
Alita si fa guardare nella sua iniziale goffaggine, nelle sue vicende di ragazzina che si affaccia al mondo, nella sua intima e prepotente crescita, ma ogni volta risponde con grandi occhi profondi. Spesso leggendo si tende a dimenticare che in fondo Alita è solo una perfetta combinazione di parti di metallo, per lasciarsi conquistare da forme sinuose di una modella che prende consapevolezza di un corpo indistruttibile.
Kishiro gioca su pose esasperate, e riesce in pieno ad ottenere ciò che vuole, la sua eroina conquista ogni lettore confondendolo. Presto le virgole che punteggeranno la storia saranno invece i pugni, ma quei colpi suoneranno spesso come impercettibili carezze.

UN SUCCESSO MONDIALE

Se la seconda serie (Alita Last Order) cavalca il forte riscontro del pubblico procedendo assai più macchinosa e spigolosa.
La prima serie è un successo che oltrepassa rapidamente i confini nipponici. Diventa prestissimo un acclamato lavoro alitanegli Stati Uniti, dove James Cameron acquista i diritti per farne un film (per adesso riposto nel cassetto, si mormora di una possibile uscita per 2016), sbarca spopolando in sud America, Canada, Francia e finalmente Italia.

Alita ci tende una mano per affrontare con lei un rumoroso viaggio, tagliente nella sua crudezza, freddo nell’analisi sociale, scintillante come le scorribande del Motorball. Ci si accorge presto che la nostra eroina non è solo un congegno: gli occhi riflettono la malinconia di qualcosa che non si afferra, di qualcosa che non c’è più, di qualcosa che è ancora tutto da conquistare.
Si vivono due velocità, da una parte il vortice degli eventi ci trascina in una trama scorrevole e dal moto ondoso, dall’altra il silenzio degli spazi aperti della riflessione scandisce gli attimi in cui si contano e si verificano le ferite.
Salem si staglia tra le nuvole… ma non sempre i sogni di molti sono i sogni di tutti.



LA NOSTRA PAGELLA: 9/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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