Recensione: Carnera

Editore Coconino
Autori Davide Toffolo
Prima pubblicazione 2006
Prima edizione italiana 2006
Formato
Numero pagine
Prezzo 14,00 €

STORIE DA ALTRI PIANETI

Il 1906 non è un anno rimasto nelle cronache dedicate agli avvistamenti UFO al pari di Tunguska (1908) o Roswell (1947), eppure fu proprio l’anno in cui si registrò l’arrivo del primo autentico abitante di un altro pianeta. Sequals era il paese di origine, e per quanto vi sforziate di cercare sulla carta celeste rimarrete sorpresi nello scoprire che è un agglomerato di case in provincia di Pordenone. L’alieno rispondeva al nome di Primo Carnera, italiano di fatto, ma che la miseria e la povertà lo avevano spinto oltre le Alpi, in Francia, dove gli zii riuscirono ad aiutarlo. Inizia così lo storia di un essere imprigionato in un corpo gigantesco, mortificato da misure abnormi e da una fame insaziabile. Questa è una di quelle storie che rimangono per decenni nell’immaginario collettivo, ricordo personalmente che nella memoria di mio nonno quel nome lo serviva con orgoglio alla tavola dei ricordi. E’ un percorso verticale, di ascesa, è la descrizione della rivalsa che ogni uomo sconfitto dal destino va cercando, per avere almeno una sola occasione di riscatto. Primo Carnera fu artefice di molti incontri, ma non tutti furono combattuti sul ring; il timido gigante friulano, prima di diventare l’orgoglio dell’Italia fascista, fu vilipeso, svilito, sfruttato, eppure per tutti ancora oggi è un’icona vincente.

1344945345165_5

UN ALTRO TENTATIVO

Sono decine le biografie che sono state scritte a memoria indelebile di un campione che rese grande l’idea dell’Italia in America. Davide Toffolo ci propone la sua personale visione degli avvenimenti. C’è alla base una riflessione profonda, che sonda i cunicoli della storia di un altro, ma che si scontra simultaneamente con la propria. Così si apre una partita delicata, giocata su ritmi pacati, dove i gesti e le parole fissano una rubrica dialettica precisa, alla quale non si sfugge, con tutto il suo carico nostalgico. La scelta di improntare tutto l’albo su un delicato seppia slavato ci porta per mano indietro nel tempo, all’inizio del secolo, affacciati verso un mondo che non c’è più, che è cambiato e che pure amiamo ugualmente, perché i nostri padri e i nostri nonni portano ancora addosso la polvere di quel tempo. Eppure in quella società semplice, di uomini che sono fatti largo a gomitate, dove davvero eri costretto a trovarti un ruolo in società coi pochi mezzi a disposizione, l’arrivismo e la bramosia di denaro erano i dettami sui quali nuvoloni di avvoltoi hanno costruito intere carriere. Carnera fu preda fin troppo facile di aguzzini pronti a scarnificare il talento che la natura gli infuse, stringendolo alle corde invisibili dei rimorsi e  dei sentimenti. Toffolo si avvicina ai protagonisti senza filtro, ci mostra le smorfie che qualificano un pensiero senza strutture aggiunte, i caratteri sono delineati con sintesi chiara e definita. “La montagna che cammina” è lo spaccato anatomico dell’inadeguatezza di un uomo semplice, che dal rango di dio si è sentito sempre il più piccolo di tutti. E’ divenuto campione per la patria, per la fame, per il dovere, per arricchire chi gli stava vicino, per mantenere eserciti di donne dimenticate e in fondo mai per lui, lui che si sarebbe accontentato di vivere come semplice operaio.

Carnera-la-montagna-che-cammina-Pagine-33-e-34_emb8

GUARDA CHE OCCHI

C’è un filo conduttore che lega le opere di Toffolo, è questo filo è il modo personalissimo con cui rappresenta gli occhi. Spesso sono buchi neri infiniti, profondi, pieni, eppure espressivi con semplicità disarmante. Potrebbero sembrare accessori, la corrispondenza che corre tra un bottone attaccato ad una giacca, ma non è così. I personaggi vivono, carichi dell’emozione che li gonfia, sono sempre aperti e luccicanti, pure quando sembrano apparentemente disegnati serrati. Sono parole accessorie, didascalie aggiuntive, cartelli che suggeriscono come onomatopee silenziose che qualcosa è in movimento. Carnera è un’opera vigorosa, piena di muscoli e non solo in senso atletico. Toffolo ci pone su un punto privilegiato, ci pone al livello dei gigante, ci consente di vederlo negli occhi, al suo pari, ci lascia decantare verso il fondo come un vino di valore, che ha bisogno di tempo per rivelare il suo sapore. Carnera è un gigante che non sa vedere più lontano degli inetti che non gli arrivano ai petto, lui da quando è nato è concentrato sul pensiero silenzioso di come un semplice uomo come lui sia stato costretto a vivere per anni scalzo, baciato dalla potenza degli dei, in un paese di lillipuziani famelici.


Carnera – La montagna che cammina



LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.