Recensione: Gaza 1956

Editore Mondadori – collana Strade Blu
Autori Joe Sacco
Prima pubblicazione 2009
Prima edizione italiana 2010
Formato 19,0 x 26,5 cm – Brossura con alette
Numero pagine 432

Prezzo 20 euro

Una cosa del genere non si dimentica più…
Hanno piantato l’odio nei nostri cuori.
Joe Sacco, 2009

NOTE AI MARGINI DELLA STORIA

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Quel che succede in Medio Oriente, nella fantomatica Striscia di Gaza, tutti pensiamo di saperlo. Siamo bombardati mediaticamente da informazioni che ci elencano come fosse la lista della spesa il numero dei morti, dei feriti, degli attacchi e dei rastrellamenti, dei tentativi di far convivere due popoli troppo diversi in un territorio troppo piccolo. Quel che manca, probabilmente, è una retrospettiva storica, la capacità di trovare non tanto un punto di origine di questo odio che appare atavico, ma di capirne davvero i motivi. Questo è in parte il tentativo di questo volume che non si perde nel caos generalista, ma prende in considerazione eventi specifici, e grazie a questi riesce a trasmettere una realtà che si cerca di non vedere, o di dimenticare, troppo crudele per essere accettata.Sacco519

Senza rinunciare, o forse senza riuscire ad escludere del tutto l’attualità che lo circonda, Joe Sacco intraprende un viaggio a ritroso nella memoria di un popolo che è sommerso da un presente disastroso. Le sue fonti non si limitano alle documentazioni, mancanti, inaffidabili, controverse e a volte persino manipolate, ma sono costituite dai sopravvissuti, i loro ricordi a volte confusi, caotici, macchiati dal dolore, ricordi però che dimostrano uno spirito mai davvero sottomesso, sempre pronto a lottare per una condizione migliore.

Sacco104-553Nel novembre 1956, durante la crisi del Canale di Suez, le cittadine di Khan Younis e Rafah, all’interno della Striscia di Gaza, sono protagoniste di episodi tremendi che si perdono come note a margine nelle pagine della storia di quella zona. Il resoconto ufficiale è scarno, dice poco e niente, racconta senza sentimento dell’ingresso a Khan Younis dell’esercito israeliano per perlustrare la zona, quando la realtà è fatta di rastrellamenti e fucilazioni degli uomini catturati. Vicenda simile quella di Rafah, di pochi giorni successiva, quando alla ricerca di armi, soldati egiziani e fedayn, gli stessi militari israeliani convocano gli uomini in età di leva, li sottopongono a ore di interrogatori e violenza, ne uccidono 111 e ne imprigionano altri 200._46829120_gaza

Sacco, con la sua inchiesta giornalistica, torna a dare dignità a delle morti e a delle vite che la storia ha inghiottito come numeri privi di significato. Senza mai scendere nel melodramma tratteggia la disperazione con il suo segno minimalista e conciso, la disperazione dei volti, la rabbia della gestualità. Le emozioni riescono a trasudare dalle pagine di questo titolo, che non sarebbero capaci di avere lo stesso valore, non potrebbero colpire allo stesso modo, se fossero semplicemente parole.gaza

 L’AUTORE, L’EDIZIONE E I RICONOSCIMENTI

Sacco518Joe Sacco è una garanzia quando si parla di reportage a fumetti, l’intera critica ne è consapevole, infatti non si esime dal premiarlo spesso e volentieri per i suoi lavori. Vince con Palestina l’America Book Award nel 1996, le sue tavole vengono esposte come opere d’arte, e nel 2010, proprio con Footnotes in Gaza (tradotto in italiano come “Gaza 1956. Note ai margini della storia“) vince l’Eisner Awardfor Best Writer/Artist-Nonfiction”, uno dei più prestigiosi riconoscimenti statunitensi.

L’edizione italiana, curata da Mondadori è un piacere per le mani e per gli occhi, la copertina brossurata va trattata con cura, perché la colla non riesce a resistere al peso di quelle quasi cinquecento pagine, ma questo difetto viene compensato dalla qualità della carta, spessa e porosa, che accompagna la lettura di un angolo di mondo che è un dovere per la coscienza civile di ognuno di noi portare a termine. Il prezzo è irrisorio se si tiene presente la quantità di emozioni che questo titolo è capace di trasmettere e lasciare nel suo lettore.gaza-bandeau.png

Insomma, un impegno con se stessi, una crescita interiore, un volume gradevole anche come oggetto.
Non c’è molto altro da dire, se non leggetelo!



LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Martina Moretti

Nata a Carrara, una città a metà tra i monti e il mare, coltiva la passione della lettura, fumetti e non, da quando era ancora un virgulto di ragazza. A fine novembre 2013 si infervora per l’idea dell’amico Nicholas Venè e si lascia trascinare dentro lo staff di C4Comic. In fondo, però, l'unica cosa importante da dire è: Cyclops was right! (cit.)

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