Recensione: Hammer #3

Editore Mondadori Comics
Autori Gruppo Hammer (soggetto), Riccardo Borsoni (sceneggiatura) e Fabio Pezzi (disegni)
Prima pubblicazione 05/09/2014
Prima edizione italiana 05/09/2014
Formato Brossura
Numero pagine 108

Prezzo 4.50 €

D’ora in avanti non prendete nulla con leggerezza. Siamo nella tana del lupo e uscirne tutti interi non sarà facile!
(Hammer #3)

IL GIOCO DI SHAMAHIR

1409662915hammer_cover_3Il setting della serie Hammer è stato veloce e spietato. Non c’è tempo per stare lì a delineare a puntino tutti i personaggi facendo digressioni o lunghi dialoghi esplicativi. Assolutamente no! I personaggi, catapultati nell’azione, riescono a far emergere la loro personalità e le loro posizioni nel complesso cast della serie ideata nel lontano ’94 del Gruppo Hammer (Riccardo Borsoni, Giancarlo Olivares, Mario Rossi “Majo”, Gigi Simeoni “Sime” e Stefano Vietti) .

Siamo giunti al capitolo numero tre. Il pirata informatico Helena Svensson è sempre più determinata nella sua lotta contro un traditore. Nessuna questione di stato o di esplorazione interstellare; Helena è stata tradita personalmente da  Jedediah Sullivan, l’uomo che amava e che – dopo aver tratto vantaggio dalle sue abilità cibernetiche – l’ha ingannata, abbandonandola senza pietà al suo destino. Catch me if you can è il gioco che fa da filo conduttore alla storia, una continua caccia che fa immergere i personaggi con altre storyline che ridefiniscono la direzione dei nostri navigatori spaziali.

TANTE PICCOLE VOCI

1409662991008HAMMER3FUM.008I personaggi. Il singolare non è contemplato tra le pagine delle avventure spaziali a bordo della Hammer. Se Helena è definibile come il Leader, grazie anche alle sue infinite possibilità di connessioni mentali, gli altri comprimari sono ottimi co-star. Swan Barese è quel personaggio che non può mancare, serve ad alleggerire la tensione che è costantemente alimentata invece da John Colter.

Ed è questa la forza di Hammer. È questo che spinge a dire che poco importa della storia in sé.  Anche chi non è appassionato di quel genere che esplora lo spazio aperto e che non parla con codici linguistici che farebbero gongolare un ingegnere aerospaziale, entra nel mood dei fuggitivi.

Basti pensare alla struggente storia di Manola e Ezra, due donne separate nel corso della fuga su Lazareth. 1994, e una narrazione che aveva già il sapore di futuro. Poche cose vengono spiegate di questi personaggi, eppure leggendo tra le righe conosciamo ogni particolare delle loro emozioni.

ESPLORARE IL FUTURO PARLANDO AL PASSATO

10704149_10154539415600123_1116404947325777255_nNuova Tortuga è il luogo che fa da scenario al terzo episodio. Labirinto interstellare i cui fili sono mossi da Shamahir, il quale offre rifugio a Jed per ottenere le informazione rubate a Helena. L’azione non può mancare: il gruppo si divide e ha la forza di destreggiarsi tra le losche figure del posto.

John Colter non è un visitatore inesperto di Nuova Tortuga, conosce chi può essergli utile nella sua ricerca. Eppure finisce esattamente dove non dovrebbe essere. Un colpo di scena si estende per tutte le ultime venti pagine dell’albo. Sappiamo di certo che alla fine della storia Helena, Colter, Swan e gli altri ospiti della Hammer sono ancora lì, nello spazio profondo. La caccia non è ancora finita. O iniziata per davvero.


Il gioco di Shamahir. Hammer: 3
Doppia fuga. Hammer: 1
La caccia. Hammer: 2
Hammer: 4
La via della spada: 1



LA NOSTRA PAGELLA: 6/10



Luigi Formola

27 Luglio 1986. Musicista, scrittore e comunicatore. All'età di otto anni mi divertivo a riscrivere i climax di molti film. A dodici anni scelgo Dylan Dog come costante della mia vita. A vent'anni, l'università, Scienze della Comunicazione, una tesi sulla correlazione degli stili di vita e le marche. A ventun'anni la mia prima ed unica band i Dreamway Tales. Nel 2013 studio sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Attualmente collaboro con la NPE, come traduttore e autore, e sono al lavoro sul mio primo romanzo con l'agenzia letteraria TZLA.

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