Recensione: Il corvo

Editore Caliber (U.S.A.)
Autori James O’Barr
Prima pubblicazione 1988
Prima edizione italiana GP Press 1994
Formato
Numero pagine
Prezzo non precisato

DENTRO LA TEMPESTA

Il Corvo ha un ritmo silenzioso e persistente che scandisce tutta la sequenza dei suoi drammatici avvenimenti, è sempre lì, presente, incessante, graffiante, protagonista: la pioggia. Dell’adattamento cinematografico tutti noi ci ricordiamo della frase sussurrata dallo spirito di Eric DravenNon può piovere per sempre“, e un sospiro ci accompagna verso la speranza che la giustizia in un modo o nell’altro forzi il suo corso verso la liquidazione degli aguzzini. Ma questo è solo quello che sta sopra, in superficie, perché il messaggio è ben più profondo, levigato, tormentato. La pioggia è il chiodo fisso di chi non trova pace, cadendo fitta, sempre uguale, assume il tono di una punizione continua; questa è una pioggia sporca che non lava, non toglie, non monda, ma affonda, affossa, si confonde con le lacrime e le porta via sciogliendo il buon senso verso la vendetta. Piove, piove sempre, consapevoli del fatto che prima o dopo smetterà, ma come accade sempre nessuno si ricorda quando la tempesta ha avuto inizio, e questa ha origini molto lontane. James O’Barr vide addensarsi le nubi un giorno del lontano 1979, quando un ubriaco alla guida di un auto uccise la sua fidanzata. Arruolatosi nei Marines per dimenticare il tragico incidente iniziò nel 1981 a lavorare all’idea de “Il corvo”, un tentativo creativo di espiazione, rinascita e alleggerimento per un orizzonte pronto alla tempesta. La storia di fatto era scritta nella testa, non fu difficile mettere insieme i pezzi, un episodio poi, appreso dalla cronaca di quel tempo gli consegnò lo slancio decisivo alla messa in opera del fumetto: una coppia di ragazzi era stata massacrata durante una rapina per ottenere un anello da 20 dollari.

“C’è un uomo… che suona il violino… e le corde… sono i nervi del suo braccio… un’anima sconvolta-la calce… la disperazione-i mattoni… per costruire un tempio di tristezza”. (Eric Draven)

STORIA DI UN DOLORE

Il fumetto vide la luce tra il 1988 e il 1989; in Italia sbarcò solo nel 1994. Fu un successo clamoroso tanto repentino quanto fugace. Il successo editoriale in casa nostra vide il proliferare di edizioni ti ogni tipo, varianti, ricopertinati, tirature limitate, ma vi assicuro che era impossibile resistere. Di fatto il fumetto raccoglieva in sé una serie calibrata di elementi vincenti. Il dolore è autentico per quello che si è in grado di tradurre dai disegni crudi e spudorati, suffragati poi dalla personale storia dell’autore. I temi gotici, cari a molti altri personaggi del fumetto, affondano le radici fino a trovare un posto solido sul quale costruire. I toni scuri, l’eccessivo utilizzo delle campiture scure o totalmente nere moltiplicavano il senso claustrofobico di una società prigioniera della follia di pochi uomini.

La trama si ingegna nel modo classico del dramma di sempre: idillio-frattura-risoluzione. Ma non date per scontato nessun passaggio, con irriverente scioltezza O’Barr ci nutre di porzioni di sofferenza come fossimo galline da batteria, ingrassandoci d’odio, illudendoci al banchetto della vendetta, che desideriamo compiersi nel modo più lento e scenografico si possa immaginare. Si diventa parte della storia, poiché Eric e Shelly sono due personaggi normali, semplici, sfortunati che nella scelleratezza umana sono solo delle casuali vittime sacrificali.

Il Corvo assume le sembianze di un fantasma senza pietà, ma in grado di riconoscere ancora quel poco di buono che si manifesta. Vorrebbe chiedersi ancora il motivo di tante cose, ma è un demone senza pace, con poco tempo e molto odio da smaltire (caricato pure del nostro nel frattempo), così nei panni di un Joker diafano e decisamente più risolutore, approfitta della momentanea condizione di anima maledetta per ristabilire con la violenza la giusta distanza tra bene e male.

– Sono colui che può dissolvere il terrore di essere un uomo e camminare tra i morti. Sono la morfina per una gamba di legno. (Eric Draven)

– Gesù Cristo entra in un albergo… porge tre chiodi all’albergatore e chiede… “Puoi sistemarmi per la notte?” (Eric Draven

– Com’è meravigliosa la morte, la morte e suo fratello, il sonno. (Eric Draven)

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LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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