Recensione: Il muretto

Editore Eris Edizioni
Autori Céline Fraipont e Pierre Bailly
Prima pubblicazione Gennaio 2014 – Casterman, collana Ecritures
Prima edizione italiana Settembre 2014
Formato brossurato 16,5×24
Numero pagine 192

Prezzo €17,00

…mia madre se n’è andata, è partita per raggiungere un tipo a Dubai…Lo Ama. Mi ha detto così. (Rosie a Nath)

logoerisdefinitivoALTRA EPOCA, STESSE PAURE

Ne avevamo già parlato qui, ma quando capita un oggetto come “Il Muretto” di Céline Fraipont e Pierre Bailly, si affacciano alla mente tutta una serie di sensazioni e dubbi che attanagliano il disgraziato che ha il compito di scrivere due righe che abbiano un senso logico e che descrivano adeguatamente il tutto. Sgombriamo subito il campo dai dubbi: siamo di fronte ad un bel fumetto. Tratta di una ragazzina tredicenne che, d’un tratto, perde completamente i riferimenti della famiglia e si trova ad affrontare da sola tutti quei dubbi e quelle paure che, prima o dopo, tutti abbiamo vissuto durante l’adolescenza.  La parte difficile è rendere comprensibile in poche righe, perché un argomento così trattato sia ancora interessante, o come Céline Fraipont sia riuscita nell’impresa.

sono in pericolo?…mi sento come un soldatino nella sua trincea…e credo di essere sola a combattere (Rosie)

ILMURETTO - 3BELGIO 1988

Rosie ha tredici anni, fuma di nascosto con la sua amica Nath e se ne va in giro per la città. Frequenta una scuola cattolica, gioca ai videogames e si ritrova con la amica al muretto del campo di pallacanestro. Suo padre è spesso all’estero per lavoro, mentre sua madre è a casa. Una vita normale. Un giorno la madre di Rosie, decidere di seguire, per amore un uomo lontano, abbandonando lei ed il padre: basta poco perché normali insicurezze di una adolescente si ingigantiscano in una ombra nera, un abisso che rischia di inghiottire tutto e tutti. Rosie rimane sola in una casa grande e buia con  farle compagnia, l’alcool di papà che, come dice la tv, rilassa e fa stare bene. Cercare rifugio dalla paura diventa lo scopo della giornata, niente più scuola, niente più Nath, niente. Dal torpore della sbronza, al muretto un giorno appare Jo, un ragazzo poco più grande di Rosie, anche lui lontano da casa. Anche lui con una famiglia latitante. I due parlano e Rosie sembra aver trovato una affinità elettiva, Jo la capisce, o meglio, Jo la fa stare bene.  Ma la via che insieme stanno percorrendo è ancora quella della distruzione. Jo spaccia, vive di espedienti e piccoli furti, e ascolta un sacco di musica, Mano Negra, Bauhaus, Minor Threat, The Cure. Rosie era in un lago scuro, ha trovato un pezzo di legno a cui aggrapparsi, e si innamora. Quell’amore tenero ed ingenuo che comincia con un bacio e che finisce addormentato su un vecchio divano. La vita di Rosie cambia radicalmente, fra musica, concerti, lo sballo di alcool e droghe e l’amore per Jo. Ma non è tutto perduto. Rosie alla fine non è così completamente abbandonata a se stessa e qualcuno si è accorto del suo disagio. Con tutta la delicatezza necessaria a non farla allontanare definitivamente, qualcuno sta cercando di allontanare i demoni che hanno in ostaggio la bambina.

…la paura mi ha catturata nelle sue reti…adesso sono sua prigioniera (Rosie)

ILMURETTO - 2FA MALE, MA É UN DOLORE UTILE

Non è possibile continuare a parlare della storia senza rovinare il piacere della lettura. Si tratta di una narrativa cruda e politicamente scorretta. Vedere una tredicenne sola e disperata, è una immagine dura anche quando è a fumetti. Il tratto in bianco e nero di Pierre Bailly non lascia spazio a nessun dubbio sul momento narrativo: Rosie non parla mai apertamente di disperazione, ma mano a mano che questa cresce, I tratti del suo viso cambiano, le ombre su occhi e zigomi si accentuano, e le ombre delle pagine si fanno più e più scure, fino a che, improvvisamente davanti agli occhi del lettore, si apre una pagina completamente nera. Nella pagina successiva tutto sembra normale, la narrazione riparte ma il gioco si ripete, probabilmente in una delle più belle rappresentazioni concettuali della depressione che si possano trovare nell’ambiente del fumetto.  Sullo sfondo, la musica. Non è il fulcro della storia, ma se avrete la voglia di cercare i brani ed ascoltarli durante la lettura, capirete come mai questa “colonna sonora” è così importante nel fumetto. Quelli fra i lettori che erano tredicenni negli anni ’80, non faranno fatica a riconoscere le paure della protagonista fra le proprie. In Belgio, dove la concezione stessa di famiglia è profondamente diversa da quella latina in generale, ed italiana in particolare, molti tredicenni degli anni ottanta si sono rivisti in Rosie, in Jo e negli altri protagonisti del fumetto, e questo ne ha determinato il successo. In Italia probabilmente, proprio per le differenze culturali che esistono e che all’epoca in cui si svolge narrazione erano ancora più evidenti, una identificazione così diretta è più complicata, ma il fumetto è assolutamente da avere e tenere presente, perché alla fine, tolti i tablet, ed i cellulari, e internet e la televisione e tutto il sovrappiù, i ragazzini di oggi non sono diversi da noi ragazzini degli anni ’80, stesse paure, stesse insicurezze e stesso bisogno di qualcuno che gli dia una mano.

“Il Muretto” di Céline Fraipont e Pierre Bailly uscirà a settembre per Eris Edizioni.

Di seguito trovate qualche pagina, fuori dalla anteprima che è in rete.


Le Muret – Edizione francese cartacea
Le Muret – Edizione francese e-book



LA NOSTRA PAGELLA: 9/10



Andrea Cattani

Figlio degli anni '80 (insomma...metà anni 70...), attendo l'arrivo di Daltaniuos per finalmente fuggire da questo pianeta, a mio parere, dominato da mostri. Ecco

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2 Risposte

  1. 26 novembre 2014

    […] successo: basti ricordare lo scalpore che desta “Mox Nox”, o il calore che ti trasmette “Il muretto” ogni volta che ne sfogli le […]

  2. 20 giugno 2015

    […] “Vedere una tredicenne sola e disperata, è una immagine dura anche quando è a fumetti. Il tratto in bianco e nero di Pierre Bailly non lascia spazio a nessun dubbio sul momento narrativo: Rosie non parla mai apertamente di disperazione, ma mano a mano che questa cresce, I tratti del suo viso cambiano, le ombre su occhi e zigomi si accentuano, e le ombre delle pagine si fanno più e più scure, fino a che, improvvisamente davanti agli occhi del lettore, si apre una pagina completamente nera. Nella pagina successiva tutto sembra normale, la narrazione riparte ma il gioco si ripete, probabilmente in una delle più belle rappresentazioni concettuali della depressione che si possano trovare nell’ambiente del fumetto.” (Andrea Cattani, C4Comic) […]

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