Recensione: La grande odalisca

Editore Bao Publishing
Autori Bastien Vivès, Ruppert, Mulot
Prima pubblicazione 2014
Prima edizione italiana 2014
Formato Cartonato 22 x 30
Numero pagine 120

Prezzo 18,00 euro

Perché sai, Sam, alla fine dei conti per me…
nella vita non è quel che fai che conta di più.
È con chi lo fai.
(La grande odalisca, pag. 71)

Alex e Carole, due ladre con quasi dieci anni di esperienza insieme, accettano la sfida di rubare La grande odalisca di Ingres, “il dipinto della tizia con tre vertebre in più di chiunque altro” (pag. 22). Per riuscirci avranno bisogno di passare dalla coppia al trio, grazie all’aiuto della motociclista Sam, e di mettersi alla prova con un’impresa delicata e adrenalinica.

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DAL GIAPPONE… A PARIGI

Per chi è cresciuto a pane e anime giapponesi il pensiero va subito a un altro famoso trio di ladre: le sorelle Kisugi di Cat’s Eye. Alex, Carole e Sam, però, sono più moderne di trent’anni, e vengono perfettamente delineate sul piano psicologico fin dalla loro prima comparsa: Alex eccentrica e romantica “in stile Tristano e Isotta”, Carole precisa e schietta, Sam determinata e affidabile; aggiungeteci la sensualità e la destrezza di Fujiko Mine e vi sareta fatti un’idea dei personaggi della Grande odalisca.
Oltre alla vivacità dei personaggi, un altro punto forte della storia è l’ambientazione a Parigi, con riferimenti precisi a due luoghi cari a chiunque ami l’arte e abbia visitato la città: il Musée d’Orsay e il Louvre. I due musei sono descritti anche attraverso le opere d’arte che custodiscono: nelle prime vignette sono rappresentate alcune statue del Musée d’Orsay, tra cui Le quattro parti del mondo di Carpeaux, inoltre non è difficile riconoscere che Carole sta rubando la Colazione sull’erba di Monet.
Una nota: la storia termina a pagina 120, poi ci sono delle tavole “illustrative” e alcune pagine bianche. Non si tratta di un errore di stampa, come avevo ingenuamente pensato a una prima lettura: in effetti la storia è conclusa, tuttavia il finale, a mio avviso, resta aperto.

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CIACK, SI GIRA!

La grande odalisca, edita da Bao, si presenta con un formato grande, che consente agli autori Vivès, Ruppert e Mulot di riempire alcune pagine con un’unica immagine panoramica (per esempio, quella con la piramide del Louvre) e altre con quattro strisce senza rinunciare alla leggibilità e alla visività delle scene.
Odalisca2 I dialoghi sono minimi, essenziali, perché grande spazio narrativo è lasciato all’immagine: ci sono intere sequenze di vignette che descrivono l’azione senza testo, tanto che sembrano fotogrammi presi da una pellicola cinematografica. I disegni hanno un tratto veloce, quasi da bozzetto, ma sono curati e trasmettono bene la velocità e il movimento delle azioni.
Se volete farvi un’idea della Grande odalisca, potete dare un’occhiata all’anteprima messa a disposizione dalla Bao.



La grande odalisca



LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Melissa Bortolotto

Veneziana "di terraferma", dopo gli studi a Padova si trasferisce a Milano per seguire le sue passioni: l'editoria, la cultura, l'informazione. A Milano avviene l'incontro con Martina, che la trascina nell'avventura di c4c come redattrice e corretrice.

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