Recensione: La vetta degli dei

Editore Rizzoli Lizard
Autori Jiro Taniguchi – Baku Yumemakura
Prima pubblicazione 1994
Prima edizione italiana 2012
Formato
Numero pagine
Prezzo € 18.00

La vetta degli Dei, ne siamo convinti, è un Everest dell’arte, un’opera maggiore che sopravviverà alle altre, un concentrato di splendore e forza spirituale destinata ad attraversare i secoli, un’opera tale da eguagliare la scalata della montagna più alta del mondo e, cosa ancora più rara, di raggiungere la vetta dei grandi passi.
cit. Stéphane e Muriel Barbery, autrice de L’eleganza del riccio

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LA SOGLIA DEGLI DEI

la vetta degli deiSi può dare un nome a tutto almeno si può provare; è molto comodo avere la proprietà di addomesticare le parole, di comporle fino ad ingegnarsi per raccontare anche il più complesso degli scenari reali o immaginari, ma il saggio sa che in certe, esclusive, disarmanti situazioni l’unica descrizione efficace è il silenzio più rigoroso. La natura ci insegna questa lezione con la sua inimmaginabile magnificenza, riportando l’uomo alla giusta misura di insignificante accessorio del paesaggio. La vetta degli dei è un’opera che simultaneamente si muove in due direzioni opposte, se da un lato scava verso le insondabili profondità dell’umano lato oscuro, dall’altra si protrae astraendosi verso l’alto, laddove da sempre l’immaginazione ha riposto l’infinito. Questo doppio movimento è inscindibile, poiché il desiderio di ascesa, pretende una discesa nell’io più nascosto. Jiro Taniguchi rappresenta la storia che Baku Yumemakura porta con sé da almeno venti anni; è una storia che ha inizio nel 1924, quando gli inglesi Mallory e Irvine tentarono si raggiungere la vetta più alta del pianeta, ovvero gli 8848 metri del monte Everest. L’impresa a tutt’oggi non ha un finale chiaro, i due persero la vita nel compimento di essa, ma non è dato sapere se questo sia avvenuto nella fase di ascesa o dopo a traguardo ottenuto durante la discesa. L’idea è quella di fare finalmente chiarezza, immaginando il ritrovamento della macchina fotografica che Mallory aveva con sé proprio nella spedizione del 1924. Scoprirete come i limiti siano dietro ogni porta, accanto a ogni giorno che stiamo vivendo, nei pressi delle idee, annidati nei propri sogni. Tra queste pagine non troverete risposte, bensì quel genere di silenzio che parla attraverso un soffio di vento, una raffica fredda introno al collo, un dolore così radicato che non si riesce a lenire tanto è nascosto tra recessi dell’anima.

Oltre quella distesa di nuvole lo attendeva un’ascensione impossibile in condizioni estreme… Quello che successe ad Habu su quella montagna sarebbe stato in seguito definito un vero e proprio miracolo.

UN RESPIRO PROFONDO

Ci ho messo un po’ a leggere questo fumetto, troppo davvero. Adesso nuovamente conquistato da un lavoro di Taniguchi, me lo tengo in bella vista, tra le mensole più nobili della libreria. La vetta degli Dei è un racconto raccolto in 5 elegantissimi volumi, un mattone di carta tagliente come una fredda lama, leggero come un pensiero in perfetta solitudine. Non leggerete un fumetto sulla bellezza della montagna, piuttosto comprenderete il significato arcaico di cosa rappresenta quel limite che si erge immutabile in fondo a qualsiasi orizzonte terrestre. Habu, un giovanissimo giapponese, ha un unico desiderio, approdare verso le soglie dove dimorano gli dei, laddove solo i più tenaci e temerari uomini hanno la forza e la nervatura per arrivare. Molte vite che si incrociano verso un destino illuminato, nella direzione dove gli uomini terminano e inizia l’immaginazione; la legge durissima della montagna, una natura estrema che muta con la rapidità di un umore incostante, selvaggia come l’incomprensibile. Taniguchi propone suggestioni accese, scorci da vertigini, tagli che allungano il tempo, laddove il tempo non ha senso. Il disegno è servo di una trama minuziosa, efficace e mai banale tra le fluenti conversazioni o nello scorrere di silenziosi passaggi panoramici, l’autore non si perde in spiegazioni tecniche, ma si cimenta con dedizione e passione in pose e movenze precise, calibrate, studiate. Questo fumetto è il manifesto a un modo di vivere non comprensibile fino in fondo, dove le ombre calano anche nella giornata più soleggiata che ci sia, un omaggio a tutti quei respiri profondi che ci ricordano, che noi, piccoli esseri umani, siamo solamente un battere di ciglia, un attimo distratto, una luce che si spegne, un orpello di un complesso naturale infinitamente più ampio di tutti noi. Quindi, se il freddo non vi spaventa troppo, se avete il desiderio di scoprire quanto lontano si può andare, se volete scordarvi per un po’ di tutto quello che vi affligge persi nella vita di ogni giorno, imboccate questa strada e iniziate a misurare quanto ancora vi manca per raggiungere la vetta di tutti gli dei.

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La vetta degli dei: 1
La vetta degli dei: 2
La vetta degli dei: 3
La vetta degli dei: 4
La vetta degli dei: 5



LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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