Recensione: Lamu

Editore Shogakukan (Giappone)
Autori Rumiko Takahashi
Prima pubblicazione 1978
Prima edizione italiana 1991 Granata press, 1997 Star Comics
Formato
Numero pagine
Prezzo non precisato

SOTTO UNA CATTIVA STELLA

Le stelle sono il termine di distanza più grande al quale siamo in grado di immaginare, eppure per quanto lontanissime sembrino, la loro influenza è direttamente connessa con alcuni. Quando poi nel gioco delle storie scende in campo la fantasia, non c’è spazio abbastanza vasto che non può essere colmato o percorso in un solo istante. A Rumiko Takahashi riesce tutto questo e lo fa con una padronanza calibrata, esagerata, delicatissima. Per leggere Lamù bisogna essere pronti ad accettare alcuni compromessi, spogliarsi di ogni nozione conosciuta è necessario, allentare la presa con la realtà doveroso, varcare la porta che conduce al mondo metafisico dei sogni obbligatorio. Fatto questo preparatevi il tuffo migliore che avete in serbo e spiccate un salto, al resto penserà la gravità della storia a lanciarvi nel vuoto……..

Oggi ho camminato per i posti in cui stavamo sempre insieme…il cuore si è fermato…sei ovunque…non potrò scordarti mai piccolo sogno già svanito”
(Lamù)


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QUEI CHIASSOSI DELLA STELLA URU!

Intraducibile il titolo originale della serie Urusei Yatsura. Ma dopo qualche sforzo dialettico e imbrigliando qualche concetto con la forza si giunge ad un senso che suona grosso modo così: Quei chiassosi della Stella Uru. Infatti, come se la vita non fosse già abbastanza complicata, (per il povero Ataru Moroboshi) ecco piovere letteralmente dal cielo una pletora di personaggi pronti a portare scompiglio, confusione e tanto tanto divertimento. Lamù, piomba nella vita normale di un banalissimo liceale, che fa del suo tempo la ricerca infinita verso la rincorsa a qualche disponibile signorina. Così tutto ha principio. Le storie sono brevi episodi tratti e costruiti su una quotidianità semplice, comune, riconoscibile; gli ambienti utilizzati sono la casa, la scuola e in qualche caso lo spazio, ma il vero palco è sotto traccia, imbevuto di stupore, non sense, sogno ed è proprio lì che si trova il punto di contatto tra il lettore e i personaggi di Rumiko Takahashi. Vorremmo che tutto fosse reale perché l’immedesimazione e la partecipazione è massima, immediata, verticale. La mia generazione, quella degli anni ’70 ha individuato in Lamù un’icona assoluta, il sogno della ragazza idealizzata, bellissima, misteriosa, risoluta, affezionata e diciamolo pure, vestita per metà. Quante volte non abbiamo compreso il comportamento di Ataru, insensibile (apparentemente) alla compagna. Ma come sempre mai nulla è come sembra.

 “A che serve dormire, se non si è capaci di sognare?”
(Shinobu)

 UN SUCCESSO ASSOLUTO

Conosciamo questo fumetto per le molteplici volte che è stato trasmesso l’anime in Italia (composto dal numero ragguardevole di 196 episodi) dall’inizio degli anno ’80 fino praticamente ad ora. Ma l’origine del manga è molto antecedente, si deve correre a ritroso fino al 1978, col quale la mangaka Rumiko Takahashi esordì. Si dedicò a questo lavoro per quasi dieci anni, nei quali ha saputo far convivere decine e decine di personaggi bellissimi, variegati, problematici, divertenti. Le storie si ispirano o affondano a piene mani nella profonda e sconosciuta tradizione giapponese. Ma non è un elemento destabilizzante, anzi aggiunge un senso di mistero, di sconosciuto, di colorito che fa incollare ancora di più l’attenzione alle mirabolanti vicissitudini. Il successo di questo manga ha svariati componenti, la sua collocazione verso il pubblico non è precisa, essendo a cavallo dei due generi shonen e shojo, la tematica sentimentale di fondo non trascura nessuno dei personaggi, curati nella loro psicologia seppur strampalata o assolutamente folle. A tenere unito il tutto si accostano situazioni comiche irresistibili che fanno di questa opera un quadro perfetto, composto da innumerevoli sagge pennellate.

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LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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