Recensione: L’intervista

Editore Coconino Press – Fandango
Autori Manuele Fior
Prima pubblicazione 2013
Prima edizione italiana 2013
Formato Brossura – 17×24 cm
Numero pagine 176

Prezzo € 17.50

– Francamente, gli incidenti stradali sono roba da novecento… E la benzina poi dove la recuperi? – C’è un contadino, vicino a casa.

Cover 02LA STORIA

Italia, 2048. A due secoli di distanza dall’unità d’Italia siamo alle soglie di una distopia in cui i Moti, per ironia della sorte, hanno portato alla Disunità del paese e un nuovo movimento di rivoluzione morale, emotiva e sessuale, chiamato La Nuova Convenzione, si fa largo tra i giovani per portare un nuovo modello di società che sostituisca il concetto di famiglia e monogamia. La benzina, così come molto di ciò che è parte del quotidiano del lettore, è un concetto obsoleto e superato, le macchine si auto-guidano e gli incidenti sono un ricordo del passato. In questo futuro prossimo si snodano le vicende di Raniero, psicologo con un matrimonio agli sgoccioli, e della sua paziente Dora, adepta della Nuova Convenzione, che afferma di essere in contatto telepatico con gli alieni. Dora soffre anche di allucinazioni, dice di vedere misteriose forme geometriche nel cielo. Una pazza giusto? Peccato che lo stesso Raniero, la sera precedente al suo incontro con Dora, abbia avuto un incidente in macchina proprio a causa di alcune forme apparse nel cielo che lo avevano distratto dalla guida.

LE LUCI PER ANDARE OLTRE…

Manuele Fior firma una storia alienante e cupa e la maschera da “fiaba del terzo tipo”. L’allegoria delle luci e degli alieni è un pretesto, uno specchio per le allodole non troppo celato, perché ad essere sotto i riflettori è la natura umana, con le sue inquietudini, qui ampiamente sezionata e sviscerata. Nelle pagine cariche di atmosfera troviamo un’analisi dei rapporti interpersonali, della paura del cambiamento e di cosa sia in grado di innescarlo, di portare al nuovo. Di andare oltre. E se Raniero non riesce a trovare la chiave per aggiustare il suo matrimonio, la sua famiglia, è perchéDora e i triangoli quest’ultima non trova spazio nella visione di Fior, perché in questo futuro assistiamo ad una sorta di gioco del contrappasso: tanto invochiamo oggi, nel presente del lettore, l’unità del paese e della famiglia quanto nel futuro troviamo, tra le macerie di fantomatici moti, la disunità e  la Nuova Convenzione, con il suo statuto della nonesclusività emotiva e sessuale come fondamenta di una nuova società. Genitori, adulti, professionisti e seriosi dottori, tutti si indignano; non accettano di pagare le conseguenze di ciò che è stato, di ciò che subiscono passivamente e urlano sfogandosi, spesso contro il remissivo Raniero, quasi che il suo essere psicologo sia motivo più che lecito per farsi carico dei risentimenti e della angosce altrui. Il protagonista è invece smarrito, confuso e gli avvenimenti che lo travolgono lo pongono di fronte ad un contrasto: l’istinto e le visioni quasi oniriche da una parte, Nottela solidità della sua figura professionale, la razionalità e il buon senso dall’altra.

Raniero è spesso taciturno e perso nei suoi pensieri ed è proprio qui, nei suoi silenzi e nella sua malinconia, che l’autore ci racconta il suo cambiamento, la sua apertura mentale verso un qualcosa che molti, a partire dall’amico e collega Valter, fanno fatica ad accettare.

Solamente un qualcosa più grande, una sorta di potere superiore, può quindi portare ad una catarsi collettiva, qualcosa che giunge dalle profondità dello spazio e che possa smuovere le coscienze, fungere da catalizzatore dell’attenzione: le luci, gli alieni e il loro messaggio indecifrabile. Soltanto la presa di coscienza di quanto sia piccolo e insignificante l’essere umano di fronte all’ignoto, unitamente all’egoistico sollievo dello scampato pericolo, può gettare le basi per un vero cambiamento nella società.

Oppure no. Perché cosa accadrebbe se fosse tutto già lì? Se gli strumenti per andare oltre li avessimo già dentro di noi? Non sarebbe stupendo? Non si tratterebbe di una liberazione altrettanto efficace?

Sarà. Intanto, però, continuiamo a guardare il cielo che si sa mai…

 città by night

LA DISTOPIA DELL’OGGI

All’inizio della recensione si è usato il termine “distopia” riferito alla società e al futuro che Fior ci descrive. Eppure gli elementi più disturbanti non sono legati ai rimandi fantascientifici, le già citate auto che si guidano da sole o la domotica estrema da film hard per architetti. Piuttosto sono incarnati dal corollario di umanità e di pochezza rappresentaSegnali nel cieloto dai personaggi secondari, un calderone di personalità spregevoli che potrebbero tranquillamente essere parte della vita di ciascuno di noi: il meschino e ottuso Valter, Franco che cova invidia e risentimento oppure Rossella che invade gli spazi e limiti dettati dal comune vivere solo per il gusto di provocare e mettere a disagio. Ecco quindi che se si pensa a una società in cui molti aspetti siano da considerarsi indesiderabili, beh allora è oggi quella società, perché gli elementi irritanti, inaccettabili e indesiderabili propri della distopia sono veri nel 2048 de L’Intervista quanto lo sono nel presente. Ed è quando la storia compie un ulteriore balzo nel futuro che la dimensione distopica viene meno, è l’autore stesso a suggerirlo ai lettori nella parte finale, in quell’intervista che da il titolo al volume. Dopotutto una speranza esiste, la speranza di un qualcosa che è pace, serenità, conoscenza superiore. Un qualcosa che rovescia la prospettiva del lettore e che, oggi, appare utopia.

Un gioco di rimandi e di piani temporali che contribuisce a instillare nel lettore quella sensazione di smarrimento, confusione e meraviglia che si ritrova nel racconto.

  Dora urlante


IN CONCLUSIONE

L’Intervista di Fior è un bel fumetto, ben scritto e ottimamente disegnato. Ed è un peccato perché poteva essere molto di più. C’è troppo spesso la sensazione  che ciò che si sta leggendo sia stato utilizzato più per far colpo sul lettore che non impiegato ai fini della  storia. E al di là di una buone dose di piacevole citazionismo (alzi la mano chi non ha pensato ad Arancia Meccanica, rimandi allo Spielberg di Incontri ravvicinati del terzo tipo in alcuni momenti della storia o al nostro Antonioni per le atmosfere) la percezione è  che ci sia troppo e che a farne le spese sia la linearità del racconto. Perché la ricerca della suggestione ad effetto, del “dire/non dire” non sempre sono sinonimo di bella scrittura. A dimostrazione del fatto che si sta parlando comunque di Fumetto di qualità, la parte grafica è di altissimo livello, le tavole dei cieli stellati stregano il lettore quanto i personaggi, l’utilizzo del carboncino, della china e il tratto di Fior restituiscono al racconto i toni oscuri e fiabeschi che rapiscono e angosciano e la scena iniziale dell’incidente di Raniero è una sequenza di perfezione visiva. Suggestivo e interessante ma sarebbe potuto essere un capolavoro.


L’intervista



LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Marcello Bertonazzi

Newser e recensore milanese. Ha passato due terzi della sua esistenza a drogarsi di fumetti, libri e a collezionare dischi. Entra ed esce in continuazione dal tunnel delle serie tv. Pare purtroppo non ci sia più niente da fare. Felicemente irrecuperabile.

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1 Risposta

  1. 20 novembre 2014

    […] Si apre oggi l’ottava edizione del BilBolBul, il Festival Internazionale del Fumetto di Bologna. Lungo i quattro giorni (dal 20 al 23 Novembre) della kermesse bolognese interverranno tanti personaggi illustri per parlare di fumetto e presentare le proprie opere. Una presenza degna di nota è, senza ombra di dubbio, quella di Manuele Fior con il suo L’intervista, edito da Coconino Press. Se ancora non avete avuto il piacere di avere tra le mani il libro o se volete scoprire qualche considerazione in più, potete leggere la nostra recensione. […]

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