Recensione: Maus

Editore Vari
Autori Art Spiegelman
Prima pubblicazione 1977
Prima edizione italiana 1986 Rizzoli
Formato
Numero pagine
Prezzo non precisato

UOMINI E TOPI, UOMI E GATTI

Umberto Eco dice di Maus:

Maus è un storia splendida. Ti prende e non ti lasci più. Quando due di questi topolini parlano d’amore, ci si commuove, quando soffrono si piange. A poco a poco si entra in questo linguaggio di vecchia famiglia dell’Europa orientale, in questi piccoli discorsi fatti di sofferenze, beghe quotidiane, si è presi da un ritmo lento e incantatori, e quando il libro è finito, si attende il seguito con la disperata nostalgia di essere stati esclusi da un universo magico.

Art Spiegelman racconta la più devastante tragedia del ventesimo secolo attraverso il racconto del vecchio padre. L’olocausto è la centralità del racconto, ma anche il filo invisibile che serve all’autore per ricucire un rapporto difficile con un padre indurito dai ricordi e scampato ai campi di concentramento di Auschwiz. Spiegelman sceglie di non censurare nulla dell’abisso delle atrocità umane, dell’inspiegabile crudeltà alla quale si può arrivare e ci trasporta attraversando il dolore di un uomo che scava nelle stanze buie del terrore, seppellite nel profondo strato dei ricordi. Non confonda l’aspetto dei personaggi laddove gli ebrei sono rappresentati con il volto di spaventati topolini, i nazisti da burberi gatti  e i polacchi da grassocci maiali. Odierete ogni qual volta non si è capaci di capire, verrà voglia di smettere di credere, ma il ritmo sincopato dell’opera ci addomestica a colpi di frustate dolorose, così che sarà impossibile non assistere con tormentata partecipazione agli eventi.

maus-2

ALLA RICERCA DEL PADRE

Il viaggio parte dall’idea di ristabilire un contatto con un padre perduto dalle vicissitudini della vita. Vivo ancora, ma schiavo di ricordi indelebili, vestiti addosso come abiti sporchi impossibili da lavare. Due storie scorrono parallele, affiancando lo stato delle memorie del genitore al presente, dove la vita autentica dell’autore si confronta con la realtà che tutti condividiamo. L’intervista al padre è la sceneggiatura cruda, schietta, durissima di chi oramai non può più fregiarsi di una coltre di vergogna, Art Spiegelman non perde occasione di sottolineare questo stato allucinatorio di devastazione umana, con l’artificio di personaggi sofferenti, cattivi, spietati, negativi. Si legge una storia difficile, nei contenuti, ma mai banalizzata o demagogica, così che ci si specchia nella normalità di una famiglia impegnata a risolvere i normali problemi di un nucleo qualsiasi di persone. La morte è dietro l’angolo che aspetta, si manifesta senza censura e con la forza di chi ha la pazienza di aspettare per avventarsi con tutta la sua orribile magnificenza. I disegni sono duri, scuri, essenziali, marcati al servizio della claustrofobica girandola di avvenimenti. Il tempo scorre piano, alla maniera di chi lo fa per comprendere, o cercare di farlo; non è una storia urlata, ma strappata con sofferenza, un peso che non si alleggerisce anche se sputato fuori con crudeltà e dolcezza allo stesso tempo.

Questo è un albo che apprezzerete, che non vi lascerà indifferenti, che ricorderete per sempre. Si può credere si saperne abbastanza di ogni argomento, ma mai come in questo caso la conoscenza diretta si pone al servizio di una artista che regala al padre un lampo tra le tenebre del suo lato oscuro. Maus trova la luce nel 1977 e vince il premio Pulitzer nel 1992, non è certo il premio che lo renderà una pietra miliare del fumetto mondiale di sempre, ma la sensazione che lascia dopo averlo letto, un umore così forte che difficilmente troverete in un altro romanzo disegnato.

“Mio padre sanguina storia”



LA NOSTRA PAGELLA: 9/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

Potrebbero interessarti anche...

1 Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.