Recensione: Mutafukaz

Editore Panini Comics
Autori RUN
Prima pubblicazione
Prima edizione italiana 2014
Formato 17×26 cm
Numero pagine 128

Prezzo € 14

La folgore di smeraldo ha parlato ecco il segno della profezia…
non dovrà mai sapere il potere che possiede.

LA PERIFERIA DI BABELE
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Un’antichissima leggenda racconta che all’interno della mitica torre di Babele fossero racchiuse tutte le lingue parlate dall’uomo, e che a seguito di una punizione divina si fossero disperse sulla terra affinché gli uomini fossero incapaci di capirsi, e quindi comunicare. Da quel tempo perduto, vera o no che sia la leggenda, ogni popolo ha dato origine alle proprie culture sviluppando credenze, tradizioni, linguaggi e luoghi comuni. RUN, un fumettista e illustratore grafico schierato con la rinomata squadriglia francese propone un prodotto autentico, audace e spavaldo, pescando a piene mani dalla sua esperienza diretta, coltivata in lunghissimi viaggi intorno al mondo. Sprofonda nella pletora di linguaggi esplosi in terra dopo il collasso della famosa torre d’avorio e oro e ci restituisce un tessuto narrativo intricato, con molti sapori forti ma ben assortiti in un piatto di primizie fumanti. 3136699-01Nasce così Mutafukaz, fumetto freschissimo, figlio della necessità di esprimere una lingua nuova e moderna che proviene dalla strada, che non si compone soltanto di parole ed espressioni, ma che trova la sua gratificazione più alta nella forma disegnata. L’esperienza, come dicevamo, si miscela a quel processo mentale che ognuno di noi elabora filtrando attraverso la lettura o la TV verso situazioni classiche: la bande armate delle gang di strada, le arti marziali orientali, le cittadine americane, il governo.

 

UN CAMPIONARIO IN MOVIMENTO

mutafukaz,-tome-4-4204923Si capisce subito che si avrà di fronte una lettura insolita; la sfacciataggine arriva istantanea, perché non c’è niente che corra sotto traccia. Si legge chiarissima l’esperienza dell’autore sublimata dal mondo della grafica, del web o del tot design.
Si percepisce velocemente il ritmo della musica, l’intensità delle battute, l’insistenza del ritornello, e statene certi: non ci sarà da annoiarsi! Si accetta immediatamente di sottostare a regole nuove: in un mondo apparentemente normale saltano fuori i nostri nuovi amici Angelino e Vinz, un testone nero con occhioni il primo, un teschio in fiamme (sul modello Ghost Rider) il secondo.
L’ambientazione centroamericana è solare, il rimando alla cultura messicana direttissimo e la città dove esplodono le avventure è quella di Dark Meat City, una nuova megalopoli appena ricostruita dopo che il big one, un catastrofico terremoto, ha devastato la costa americana. Le note battono sulle istruzioni della musica Hip hop, moda tutta da scoprire che si srotola poco a poco dopo ogni pagina; non c’è uno spartito preciso, come in molti fumetti in cui la divisione delle vignette è netta ed equipartita; e non c’è neanche conformità nel disegno, che risulta dinamico, avvolgente e statuario un attimo dopo.
I capitoli sono preceduti da un incipit disegnato sul modello dei tatuaggi, gli altri veri protagonisti della serie; si trovano ovunque, ma non forzatamente o a caso, ma sono il corollario divertente che adorna le bande e i personaggi, e che spesso diventano una voce fuori dal coro, quasi a fare sfoggio del bello in sé, servendo da fregio o da immagine di completamento.

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UNO DEGLI ANNI ’70

5F7s9dIepFKyt1mD5guBbFndBmMRUN non si nasconde mai, la sua data di nascita non glielo permette, infatti è uno di quelli che come me, è stato forgiato da un certo tipo di prodotto televisivo. Il rimando alla cultura giapponese è evidente, alla lucha libre messicana, al fumetto americano, all’illustrazione pubblicitaria.
I disegni sono di livello, curatissimi, stravaganti, ora in un sobrio bianco e nero, ora in un delicato colore; passano dallo stile dei manga giapponesi, a quello delle illustrazioni di GTA S. Andreas.
Servitevi quindi, perché non vi resta che chiedervi che cosa possano avere in comune due ragazzini terroristi amici di una colonia di scarafaggi, con la minaccia aliena di materia nera; e che cosa animi la lega dei luchadores messicani per decidere di stringere un’alleanza per far sì che si compia la profezia del ribelle dalla pelle d’onice?

Bene, se non avete paura di buttarvi a capofitto in una girandola di suoni colorati, Mutafukaz è quello che ancora non avete letto.



LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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