Recensione: Nick Carter

Editore Stampato per più editori
Autori Bonvi (Franco Bonvicini)
Prima pubblicazione fine anni ’70
Prima edizione italiana fine anni ’70
Formato
Numero pagine
Prezzo non precisato

GULP! ANZI SUPERGULP!

Ebbene sì, maledetto Carter! Hai vinto anche stavolta
frase pronunciata da Stanislao Moulinsky

nickcarterNick Carter lo tengo là, in quel posto particolare dove ognuno di noi raccoglie le immagini, le vicende, gli umori che per mille ragioni restano incrostate a momenti unici, piacevolmente relegati nella galleria dei ricordi. Questo divertentissimo personaggio, tra le sue ingenue sfaccettature, si fa carico di una visione del mondo che non c’è più e che non avrebbe più ragione di essere, ma che per molti rappresenta ancora, come quella parte genuina e incontaminata di uno spaccato sociale di fine anni settanta magico e dedito anima e matita al proprio lavoro. Nick Carter prende vita dalle matite di Bonvi, all’anagrafe Franco Bonvicini; il nome è preso in prestito dal personaggio di John Coryell, che alla fine del 1800 per mezzo di un feuilleton scritto immagina le vicende di un uomo coraggioso ma un po’ stupido, grazie alle quali però si compiono gli schemi classici del giallo.

Nick Carter è il titolo che prende il fumetto, anche se indissolubile è il legame che corre a doppio nodo con i due fedelissimi assistenti: il fin troppo robusto Patsy e il saggio cinese Ten. La squadra è al servizio della giustizia, tra decine di casi complicatissimi e sgangherati ai quali nemmeno la polizia sa dare un ordine. Le avventure sono ambientate in una insolita e tenebrosa New York, tra i bassifondi fumosi e le vie illuminate dai lampioni, tra strade deserte e filari di bidoni dell’immondizia, sembra quasi un’anteprima di quello che sarà in seguito l’habitat di un altro personaggio immortale di Bonvi: Cattivik. La comicità è il filo conduttore che tiene uniti gli accadimenti, figlia di una follia creativa portentosa, poliedrica, luccicante. Bonvi è come i suoi personaggi, appare squinternato, allucinato, rivolto al sorriso e alla leggerezza che in certi esseri sembra essere il senso stesso dell’esistenza. Nick Carter nasce per un progetto televisivo voluto Giancarlo Governi chiamato prima Gulp! e in seguito Supergulp!, per il secondo canale, l’attuale RAI due. L’idea era quella di proporre dei nuovi caroselli a cartoni animati in un programma contenitore per ragazzi; al progetto aderirono grandissimi autori, Jacovitti, Sergio Bonelli, Pratt giusto per citarne alcuni. Nick Carter fu così azzeccato che non solo era ospite quasi fisso dello show, ma in breve divenne il presentatore, insieme ai suoi, di tutti gli altri personaggi. L’intuizione geniale fu quella di adoperare i fumetti già conosciuti al grande pubblico dandogli voce e rendendoli fintamente animati, se non in rarissimi casi. Il risultato fu strepitoso, figlio di una volontà e una passione autentica.

NickCarter0Se si analizza in maniera fredda e distaccata si possono dire molte cose, questo forse non sarà mai amato per un fumetto di quelli disegnati bene, o per lo spessore dei personaggi o la profondità delle storie, ma fidatevi è esattamente quello che vuole. Bonvi diceva di sé:

…La mia creatività è così geniale che nessuno si è ancora accorto che disegno male!

Bonvi semplicemente trova un linguaggio, lo sfrutta e ce lo serve senza fronzoli, pulito, essenziale, lineare. Non troveremo tra le sue tavole prospettive mozzafiato, o scenografie incantate, ma leggete qualche volume e capirete che l’importante nella vita è ridere. Bonvi entra nelle case della gente guidando un carrozzone di personaggi inimitabili, presentandosi anche lui come un uomo innamorato della sua arte, della capacità di non prendersi mai sul serio, di stupirsi prima ancora di stupire gli altri. I suoi personaggi sono stati così amati da influenzare il modo di dire comune della gente con i suoi “Dice il saggio” o “…E l’ultimo chiuda la porta

Tengo personalmente a ricordare come avvenne la prematura scomparsa di Bonvi; nella notte tra il 9 e 10 dicembre 1995 fu investito a Bologna da un auto mentre si stava recando dall’amico Red Ronnie alla trasmissione Roxy bar, per mettere in vendita alcune tavole, il cui ricavato sarebbe servito per le cure di un caro amico gravemente malato, quell’amico era un gigante e si chiamava Magnus. Ah dimenticavo:

…E l’ultimo chiuda la porta!

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LA NOSTRA PAGELLA: 6/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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1 Risposta

  1. 24 novembre 2014

    […] stesso anno disegna l’episodio pilota del Nick Carter televisivo, che andrà in onda durante la prima puntata di Gulp! I fumetti in Tv nel 1972, segnando […]

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