Recensione: Noritaka

Editore Kodansha (Giappone)
Autori Hideo Murata, Takashi Amori
Prima pubblicazione 1991
Prima edizione italiana Comic Art 1998, Panini Comics 2011
Formato
Numero pagine
Prezzo non precisato

“IO ODIO I DEBOLI”

Noritaka Sawamura è giunto finalmente alle superiori. Nuova scuola, nuovi compagni e forse una nuova vita. La disastrosa esperienza delle scuole medie, dove veniva chiamato dai compagni Caccaman è finalmente relegata al passato, adesso inizia un’altra storia. Noritaka s’innamora della formosissima Nakayama, ragazza che più di una volta confessa di non amare i deboli, così come in ogni tragedia il delitto perfetto è servito. Il ragazzo relegato al rango di sfigato va in cerca di espiazione, così si iscrive al più scassato e vessato club sportivo della scuola, quello di muay tahi. Le vicende che si dipaneranno da questo momento in avanti saranno un crescendo di episodi bizzarri, incredibili e fortemente comici. Il genere di fondo è uno dei più cari della tradizione nipponica, lo spokon, o il genere sportivo, ricalca tutte le più classiche vicende che animano il filone. Leggendo questo manga si scopre una leggerezza che spesso manca ad altri, troppo seri e dove l’autoironia è assente.

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DISTRUGGERE PER COSTRUIRE

Takashi Hamori , l’autore, intraprende una direzione precisa e lo fa con estrema decisione. La struttura del racconto è semplice e poco pretenziosa, ma questo schema eccessivamente magro diventa la forza inossidabile delle avventure del povero Noritaka. Il fumetto concepito all’inizio degli anni ’90 affonda ancora nelle tematiche care alla generazione della decade precedente, gli anni ’80 appena terminati, e questo avviene con vigore solare, e con citazioni così palesi che suscitano un sorriso immediato; non è difficile rivedere il protagonista nei panni  e nelle sembianze dei personaggi che hanno reso immortale il cinema americano come Karate kid o Ritorno al futuro. Del resto lo stesso club di muay tahi e il suo svagato maestro sembrano ricalcare le tanto care vicissitudini di Daniel Larusso di Karate kid; l’allenamento assurdo, scalciato, domestico del tipo “metti la cera, togli la cera” rendono irresistibile il racconto, che si nutre della commedia delle incomprensioni, del capito male, dell’avrei voluto ma……

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UNA STORIA AD OSTACOLI

L’avanzata di Noritaka, costellata di innumerevoli incontri, è un campo minato, dietro ogni pagina si nasconde un trabocchetto, un livello da passare, una prova da superare. Proprio come un videogioco sembra dover migliorarsi continuamente per sentirsi adeguato per l’imminente prova successiva. Gli incontri che Noritaka sostiene sono vere e proprie gags bagnate di demenziale divertimento, infatti in pochi altri manga si sghignazza così apertamente come in questo. E’ vero dire che tutto il manga soffre di un certa ripetitività, ma è anche vero che di volta in volta il personaggio si adatta alle vicende e con la crescente consapevolezza cresce pure la sfacciataggine e la capacità di offrire nuove vetrine e angoli comici inaspettati. Onestamente è da sottolineare che questo non è quel prodotto che ricorderemo per l’alta qualità del disegno, anche se Takashi Hamori sembra quasi fare del disegno rude e greve un alleato convinto in prestito alla storia. Insomma chiunque incontrerete che ha già letto questo gioiellino vi inviterà a fare lo stesso il prima possibile.



LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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