Recensione: Portugal

Editore Bao Publishing
Autori Cyril Pedrosa
Prima pubblicazione 2011
Prima edizione italiana 2012
Formato 24 cm x 32 cm
Numero pagine 261

Prezzo

Sapevo di non essermi sottratto, una volta di più, a quel silenzio. Avevo sensazione di aver fatto un primo passo adulto nella mia vita. Il primo passo era il più difficile.

ANALISI DELLA MATERIA

Arriva un giorno che entrati in libreria o in fumetteria, non so bene per quale ragione acquisterete Portugal, forse catturati dal suo profondo arancione-amaranto, forse per aver sfogliato distrattamente qualche pagina con successiva folgorazione, forse su consiglio di un amico un po’ più navigato o per pura affinità elettiva. Vi starete chiedendo ancora il perché, mentre il sacchetto di plastica sega il polso sotto il peso del volume di carta, spesa eccezionale, per voi che siete figli di rassicuranti serie mensili. Scoprirete presto di possedere un ingombrante nuovo compagno, uno di quelli che trasuda diffidenza, quasi timore, ma sarà impossibile resistere. Questo è uno di quei fumetti che si esplora dall’esterno, da girare più volte tra le mani per capirne la consistenza, il profumo della carta, il rumore delle pagine stampate su una carta di machiavellico pregio. Possiede in realtà molte caratteristiche vere e proprie dei libri, pagine monocolore in apertura e chiusura, un segnalibro fisso con linguetta sporgente e molte pagine introduttive senza scritte e senza inviti. Immagino che non sarà una conoscenza immediata, uno slancio di petto, ma piuttosto un avvicinamento graduale, un po’ come si fa al mare quando con la punta del piede si sente com’è l’acqua. Ma poi arriva quel momento e in un attimo scoprirete di essere in viaggio, un viaggio che vi porterà tutti a Portugal.

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C’È SEMPRE UNA STRADA

Sedetevi o più semplicemente mettetevi comodi, lontani da distrazioni, perché affonderete. Cyril Pedrosa vi porterà via, attraverso i binari dei ricordi, a ritroso verso la ricerca del passato che tingendosi di nostalgia segna i sentieri nitidi di una fuga. Simon è il protagonista, un ragazzo perduto nel suo tempo distorto, lento, forse inadeguato. Si sente un pezzo sbagliato di un puzzle che non sa più far tornare, la luce dei ricordi si accende con luce intermittente ma con forza sempre maggiore; la sua storia sentimentale è arenata in una secca pericolosa e da tempo non sa più trovare nessuna risposta. Simon è un illustratore di fumetti, (spiccato il riferimento biografico) invitato a una piccola mostra di fumetti in Portogallo partirà, lasciandosi dietro di sé tutto quello che non gira più. Così quella gita diventerà il principio di una rivoluzione profonda, una nuova fioritura che però prevede potature decise, radicali, necessarie. Pedrosa dipinge una campo di fiori sul quale si adagia per ritrovare le sue radici perdute, dove si posa alla ricerca di sensazioni confuse, di sogni interrotti, di strade perdute nel polverone della vita adulta. Non troverete un racconto cucinato per offrire soluzioni o risposte di sorta, ma il rinnovamento che ognuno di noi va cercando via via, ogni qualvolta si accorge di avere abbandonato, anche solo per un poco, il giusto sentiero.

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I COLORI DI CHI NON HA PAURA

Ricordo ancora il giorno che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo i disegni originali che compongono questo straordinario volume. Quel giorno ho capito molte cose e ho visto di che colore è il coraggio. Pedrosa ha un linguaggio disegnato unico, poderoso, inimitabile, ma quello che lo rende impareggiabile è l’utilizzo della materia colorata. Non c’è risparmio, supponenza o casualità, tutto viene equilibrato e poi esasperato a un livello superiore, quasi a sublimare verso un nuovo stato quello che pensiamo comunemente del fumetto classico. Sono sperimentati diversi linguaggi visivi, che per certi versi richiamano il romanticismo di Folon, o un più convulso meccanismo di sequenze tipiche dell’ambito pubblicitario. Pedrosa rende grande un mondo piccolo, fatto di cortili, di ambiti dimenticati, di vie soleggiate fiorite di panni stesi, di paesaggi desolati passati fuori dal finestrino. Ci viene reso un mondo un po’ più bello di come ce lo ricordiamo, popolato di parenti tutti ancora da scoprire, di personaggi interessanti e di sapori da imparare tutti da capo. Portugal è il nome in sintesi del diario dei pensieri di un uomo che si trova a fare i conti con tutte le porte aperte che ha dimenticato in una vita, e che poco per volta prova a comprendere il senso di chiuderne qualcuna.


Portugal – Italiano
Quaderno di Portugal
Portugal – Francese
Portugal – Spagnolo
Portugal – Tedesco



LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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