Recensione: Rocky Joe

Editore Kodansha (Giappone)
Autori Storia: Asao Takamori Disegni: Tetsuya Chiba
Prima pubblicazione 1968
Prima edizione italiana Star Comics (Italia) 2002
Formato 12 x 18
Numero pagine
Prezzo 4,20 euro

ROCKY JOE: RIPOSTO IN ALTO

Ci sono sere in cui mi perdo a fissare le pareti della stanza dove ho riposto i fumetti, scorro con lo sguardo tra i ripiani, idealmente rivivo le storie che quelle costole mi suscitano, fisso i numeri mancanti di serie da terminare sforzandomi di ricordarli a memoria. Cerco per lunghissimi minuti di trovare quelle storie a cui sono più affezionato, e fingo di non sapere dove si nascondano.
Passo la mano delicatamente e ogni tanto prendo in mano un volume, riguardo per la centesima volta la copertina, fisso un dettaglio, rileggo un passaggio. Alla fine del percorso l’attenzione finisce in alto, sul ripiano dove ben ordinati ci sono i 20 volumetti di Rocky Joe.
Lì dentro ho lasciato racchiuse ore bellissime. Lì dentro ho scoperto e amato un ragazzo unico. Lì dentro vivrà per sempre Joe, un personaggio che non può assolutamente mancare a chi adora leggere fumetti. L’ho conosciuto come tanti della mia generazione attraverso i disegni crudi della serie animata, canticchiando la sigla del cartone  (assoluto capolavoro degli Oliver Onions): la lettura ha fatto il resto.

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UNO STILE DI VITA, UNA FILOSOFIA DURISSIMA

Rocky Joe  (alias Joe Yabuki letteralmente “piedi piccoli”) è un vagabondo, un emarginato, un alienato relitto della società. È intollerante a qualsiasi forma di educazione, di allineamento alla società civile, alle regole, al costume. Joe è uno dei tanti che ha già perso sulla linea di partenza. Ma le prove della vita sono infinite e inaspettate, e per chi le sa cogliere sono treni velocissimi che concedono solo pochi attimi per rovesciare un risultato che sembra già scritto.
Il personaggio di Rocky Joe parte dal basso e si innalza poco per volta, cresce, conosce, sperimenta; incassa molte sconfitte, e non sono solo sportive, subisce prove durissime uscendone trasformato. È taciturno, riflessivo, intimamente generoso, scontroso, tenace, testardo; porta con sé un velo malinconico di chi ha già idealmente percorso con largo anticipo la propria storia e non ha trovato vie d’uscita.
Leggendo quelle pagine viene voglia di urlargli contro, si è presi dalla rabbia, dall’impeto di consigliarlo sulla cosa giusta da fare. Poi verso metà della storia accade qualcosa che sospende tutto in aria, lanciando nel quadro degli immortali il personaggio di Rocky Joe: appoggiato al bordo di un ponticello, in compagnia di una ragazza che sta imparando ad amarlo, affogato nei suoi occhi tristi dice con un soffio di voce:

“…Non voglio fare come tanti che se ne restano a bruciare senza fiamma di una combustione incompleta. Anche se solo per un secondo… voglio bruciare con una fiamma rossa e accecante! E poi.. quello che resta è solo cenere bianchissima… nessun residuo… solo cenere bianca.” 

Si smette di leggere folgorati da un lampo che schiaccia il cuore e il cervello in un unico polpettone. Per un attimo è impossibile proseguire oltre, l’albo stretto in mano si chiude, e in un concentrato di sensazioni forti si percorre idealmente la stessa strada fissando l’unico punto possibile. Si diventa compagni silenziosi dello stesso viaggio.
Questo fumetto incentrato sulla boxe, non è assolutamente solo un manga sportivo, è una scatola che nasconde emozioni segrete e le rilascia un po’ per volta.

LA STORIA DI UN SUCCESSO

La storia porta la data 1968, ma non dimostra questa età. I disegni forse risentono un po’ dell’influenza dell’onnipresente Osamu Tezuka, in una inflessione farsesca o leggermente caricaturale, ma allo stesso tempo Asao Takamori (l’autore) profonde nelle sue maschere grande espressività e una forte varietà di umori.
I pugni fanno davvero male, i round sembrano non finire mai, si è parte della sofferenza e si suda davvero. Rocky Joe è un elemento della natura, un fiume in piena (citando la sigla) e come ogni mutamento terrestre quando è portato al livello dell’esasperazione travolge tutto e lascia dietro sé ferite e segni che sono difficili da dimenticare.
La storia ci mette di fronte a molte riflessioni e ognuno ci trova la lezione che vuole. Se un vecchio adagio ci ricorda che gli esami non finiscono mai, queste meravigliose pagine altrettanto saggiamente sottolineano che nemmeno i round della vita hanno un numero preciso, e per scoprire quanti il destino ce ne ha riservati c’è solo un modo: continuare ad andare avanti.


ROCKY JOE N.2
ROCKY JOE N.3
ROCKY JOE N.4
ROCKY JOE N.5

C4 MATITE:

Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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