Recensione: Rough – un viaggio senza fretta

Editore Shogakukan (Giappone)
Autori Mitsuru Adachi
Prima pubblicazione 1981
Prima edizione italiana Star Comics (Italia) luglio 1989
Formato 18×12 cm
Numero pagine Da 130 a 220

Prezzo

ROUGH: UN VIAGGIO SENZA FRETTA

I lettori di fumetti sono viaggiatori, ognuno di loro compie un percorso che sceglie o che può capitare, impara viaggiando quale strada preferisce e in compagnia di quali complici consumare la propria via. Mitsuru Adachi è un’assolata strada della campagna Toscana. Un percorso silenzioso, emozionante, fatto di continue sorprese e curve che meravigliano, nascondendo clamorosi paesaggi. Si viaggia curiosi, lentamente, con la voglia di perdersi, sicuri che prima o dopo una sosta sicura arriverà; è un’immersione nella quiete delle parole non dette, nella straordinaria natura delle risorse umane, nella stupefacente somiglianza che l’amore ci mette di fronte anche in culture molto diverse. Rough è una storia che si misura con i respiri, tra le soste che ci permettono di riflettere; Adachi è un maestro assoluto in questo, l’assecondarsi degli eventi sono punteggiati con vignette che sospendono il tempo, dilatandolo, punteggiando gli stati d’animo, le stagioni, i particolari, insomma offrendo a chi legge il periodo necessario per capire un’azione, un’atmosfera, un contrasto. L’autore racconta storie piccole, ai margini, fatte di persone autentiche, indaffarate, annoiate, insomma allestisce la scenografia prima che la magia si compia.

PROVE D’IMPERFEZIONE.

La storia di questo fumetto ha inizio col titolo, Rough, letteralmente imperfetto, ruvido, abbozzato, grezzo, incompleto. Il riferimento è palesato con gli avvenimenti, ma il titolo in se è un avvertimento, la giustificazione all’affannosa ricerca che si vive nell’età adolescenziale, alla costruzione dell’identità che non corrisponde col il riflesso dello specchio. Rough è la condizione dalla quale cerchiamo continuamente si evadere, ma non tanto come fuga, piuttosto come evoluzione. Il senso di ruvidezza è calzante, è detto di una superficie imperfetta, che deve affinarsi, e solo il tempo a servizio di una mano e un cuore che con l’esperienza migliorano possono portare a qualcosa di più levigato. Le turbolenze amorose, lo stridere delle piccole sicurezze che si frantumano, l’impulso forte di non sentirsi soli ma desiderati….. signori benvenuti tra le pagine di questo garbatissimo manga! Se amerete questo fumetto vedrete serrare un legame pressoché inestricabile con Adachi, con lui si va sul sicuro, in un universo realizzato e compiuto esclusivamente da brave persone.

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NON TUTTI VOGLIONO LE STESSE COSE.

Attenzione però, Adachi si presenta sempre in punta di piedi, con un tono gentile e tondeggiante. Ma non tutti parlano la sua lingua, o piace o non piace. I suoi manga sono conosciutissimi, abbiamo avuto pure una serie a cartoni animati di Touch (da noi “Prendi il mondo e vai”), ma lo stile può non essere così diretto e immediato. Le tematiche sembrano assomigliarsi sempre, con ambientazioni scolastiche classiche dell’immaginario Giapponese, legate a filo doppio con situazioni sportive rigorosamente marcate. I personaggi non hanno caratteristiche somatiche definite in modo netto e sembrano assomigliarsi ma sanno parlare col corpo, le espressioni ci comunicano un secondo balloon non scritto che fortifica le posizioni; le pose rendono la visione che i protagonisti hanno tra loro.  Forse in queste storie si rivive una sorta di sliding doors, come se i ragazzi rivivessero le loro storie da capo con elementi e situazioni diverse. Ma come ho detto una volta trovandomi in mezzo ad una discussione di fumetti, Adachi è come i tortelli domenicali della nonna, che sono sempre uguali e senza sorprese, ma alla fine non c’è niente di meglio. Rough abbandona il soggetto preferito dell’autore (le ambientazioni sportive del mondo del baseball) portandoci in acqua. Keisuke Yamato e Ami Ninomiya sono promesse uno del nuoto e l’altra dei tuffi. Preparatevi a sentire l’odore del cloro attaccarsi alle dita, preparatevi a trattenere il fiato in lunghissime apnee, preparatevi a imboccare tantissime curve di campagna.



LA NOSTRA PAGELLA: 9/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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