Recensione: Sadbøi

Editore Canicola Edizioni
Autori Berliac
Prima pubblicazione 2016
Prima edizione italiana 2017
Formato 17 x 24 cm brossurato
Numero pagine 144

Prezzo 16,00 euro

La società ha sapientemente creato ‘delinquenti professionisti’, selezionati con attenzione. Devono essere cattivi dalla nascita e senza possibilità di riscatto: inaccettabili, indesiderabili, reietti. 

Berliac, autore di questo atteso volume di Canicola che per la prima volta presenta i suoi lavori al pubblico italiano, ha sempre vissuto una vita gitana. La sua natura umana si riflette inevitabilmente nel suo prodotto, che varia e muta, spaziando da un retaggio proveniente dalla grande tradizione della graphic novel europea e dell’historietas fino alla sua ultima deriva più spiccatamente asiatica, collocabile in quello che molti definiscono come movimento del gaijin manga. Una forte componente dei suoi lavori è il mix sapiente tra fiction e non fiction, eventi ed esperienze personali si mescolano ad un racconto romanzato per arrivare ad un prodotto finito maturo e sentito in tutti gli elementi che lo compongono. Il suo vero e proprio primo romanzo grafico di lunga gittata si piazza perfettamente al centro della sua storia editoriale. Andiamo a vedere perché.

DIARIO DEL CRIMINALE

Sadbøi, arrivato come immigrato e rimbalzato nel corso degli anni tra assistenti sociali, prigioni minorili ed affidamenti vive una vita da girovago tra stenti ed espedienti. La sua è una vita fatta di emarginazione, addidato della gente che lo circonda per la sua nazionalità ed i ricordi che riafforano anche nei disegni infantili raffiguranti guerra e desolazione, malvisto dai malviventi del riformatorio a causa dei suoi modi gentili e della sua omosessualità. Trova il suo unico spiraglio di rivalsa nella rinnovata vena artistica, sotto l’ala “protettiva” dell’agente Midou Elakhzauris. La sua sarà infatti un’esibizione unica nel suo genere, una sorte di grande installazione di arte moderna che cercherà di rispondere alla fatitica domanda “Può il crimine essere arte?“. Proprio come in Diario del ladro, libro di culto di Jean Genet (citato alla fine del libro e a cui quest’ultimo viene dedicato), parla schiettamente della follia giovanile di un ragazzo lontano dalla sua terra d’origine sconfinando inevitabilmente a concentrarsi in maniera quasi inconscia su elementi biografici, di vita vissuta quanto a livello lavorativo.

Berliac eredita proprio dallo scrittore francese la sua antisocialità, la sua volontà di farsi odiare ed il suo autoallontanamento dalla cricca più benpensante e benevolente della Nona Arte. I suoi scritti sui social sono taglienti e provocanti, celebri gli attacchi alla crew dietro Adventure Time (tra cui Micheal Deforge, uno dei maggiori censori per il suo sbarco sul mercato statunitense) e il lungo testo in cui paragonava la sua arte alla trasformazione che scaturisce dalla transessualità. I suoi meme, celebri nella cerchia ristretta di fan che ne parlano viziosamente sul suo profilo Facebook, attaccano spesso artisti appoggiati dal consenso popolare e dalla critica (Craig Thompson su tutti). Un’opera rozza e tagliente, uno sguardo scomodo sull’isolazionismo volontario ed indotto, sul razzismo in tutte le sue forme.

L’ARTE COME FORMA DI RISCATTO?

Può il crimine essere arte?” questa domanda tormenta frequentemente il lettore nel corso di tutta l’esperienza narrativa, come un mantra rivela passo dopo passo essere la vera e propria chiave di volta di tutta l’opera. Il protagonista vive la sua vita in un continuo loop, si accosta a elementi di discutibile etica e moralità, dove la violenza e il furto sono all’ordine del giorno; vive la sua sessualità in maniera sfrenata, utilizzando quasi il suo corpo come un oggetto con il quale tentare la reazione nell’altro. Può l’archetipo del dropout raggiungere finalmente una via di fuga dal mondo in cui è stato recluso con violenza? Quale può essere il suo apporto al mondo artistico? La risposta, che trova fin dall’inizio la sua risposta spiazzante e sconvolgente (per quanto alacremente provocatoria verso un mondo che vive di provocazioni), sembra non lasciare molte speranze di discussione.

Sadbøi, divenuto tristemente noto alla cronaca per la sterile polemica portata avanti dall’editore canadese Drawn & Quarterly, diviene così ironicamente il riscatto stesso di Berliac. L’escluso del fumetto, l’abbandonato riceve il suo riscatto nel corso delle 144 pagine che compongono questa strana avventura. Rimangono domande, dubbi, riflessioni che probabilmente non troveranno mai la loro risposta. Rimane su tutti un ennesimo tassello nel mosaico complesso del fumetto italiano, probabilmente con una delle opere più provocatorie e dissacranti degli ultimi anni.

IL GAIJIN MANGAKA DI BUENOS AIRES

Chi ha avuto la possibilità di leggere Inverso (contenuto nella collana Mini Kuš! dell’editore lettone Kuš! Komiksi) e Playground di Ediciones Valientes potrebbe far fatica a riconoscere quella mano febbricitante ed insicura, dove il realismo e le varie tecniche di disegno sembrano lontani anni luce. L’autore ha raggiunto oramai uno stile ibrido, un figlio illegittimo tra i grandi maestri dell’oriente e dell’occidente, dove trovano la loro collocazione anche le esperienze pregresse. Le sue silhouette sono rotondeggianti, i volti si modificano e mutano arrivando a raggiungere in maniera tipica le espressioni esasperata dell’animazione nipponica. La colorazione monocromatica e l’utilizzo rigido di griglie sono d’aiuto allo straniamento della lettura, che diviene così un oggetto raro, un manga realizzato a Berlino da un’artista argentino.

Canicola Edizioni porta avanti il suo coraggioso tentativo editoriale da anni, premiato proprio in queste ore con il premio ricevuto da L’uomo senza talento di Tsuge Yoshiharu ai prossimi . La casa editrice bolognese è arrivata dove neanche gli editori di Brian Chippendale si sono spinti, pubblicando un’artista scomodo con la summa di tutto il suo distorto pensiero.

PRO CONTRO
– Commistione di stili: un mix impredevibile tra occidente ed oriente
– Un uso sapiente dello storytelling, dei chiaro scuri
– Un'opera figlia del suo tempo, che indaga sui fatti di cronaca mescolandoli con la cultura popolare
– C'è il rischio di non appassionarsi alla storia ed ai loro protagonisti

C4 MATITE:

Pietro Badiali

Nato e cresciuto con Batman-The Animated Series ed i film di Tim Burton mi approccio ai fumetti anche grazie ai supereroi. Alla 150esima resurrezione decido di lanciarmi anche in altri campi. Ora sono un onnivoro: manga, graphic novel, BD, comics...l'importante è la qualità.

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