Recensione: Shamo – Nato per combattere

Editore Futabasha – Kodasha
Autori Izo Hashimoto (storia) e Akio Tanaka (disegni)
Prima pubblicazione 1999
Prima edizione italiana 2006 – Planet Manga
Formato 18 x 13 cm
Numero pagine 200 circa con copertina e sovracopertina

Prezzo 4,50 euro

Affila sempre i tuoi artigli

IL CONFINE DI UNA GABBIA

shamo_v11_001Cos’è che cambia un uomo in modo così repentino e radicale da trasformarlo in un essere umano completamente diverso, in un animale feroce già ferito, in un covo d’odio pronto ad esplodere? E se quell’uomo è ancora un ragazzo, cosa si cela in una vita così breve da rovesciarsi con perentoria cattiveria da credere che solo la violenza estrema possa essere il mezzo per misurare dove è posto il confine di una gabbia, prima di affrontare l’ostacolo verso la libertà? Le risposte non arrivano, vanno ricercate tra le pagine di quest’opera micidiale che ha lo stesso risultato di un pugno piazzato, con la sapienza di chi combatte, precisa tra le costole. Shamo è il titolo del fumetto, che letteralmente significa gallo combattente, parola che racchiude in sé il senso strettissimo del protagonista, (Ryo Narushima) un animale non dotato di una stazza di riguardo ma animato dall’ardore di uno spirito votato esclusivamente alla battaglia. Shamo ci porta fuori, in un luogo di riguardo, dove lo spettatore assiste allo scontro senza via di scampo, in un posto dove diventa impossibile esimersi dall’odore del sangue, dallo scoppio delle ossa, dal sapore dell’odio. Infatti, stretti sulla nostra immaginaria poltroncina di spettatori-lettori, c’è da soffrire fin da subito; la storia non lascia tempo ad inutili ambientazioni, ma piomba roboante al centro degli avvenimenti senza concedere sconti morali a nessuno.

E’ TUTTO LI’, NELLE VISCERE

Prima ancora di spiegare che cos’è Shamo ci tengo a precisare cosa non è. Shamo non è l’elogio allashamo manga_v8 pazienza, come tanti altri shonen di carattere sportivo ci hanno insegnato; non è un monito sulla dedizione alla disciplina, non è un salvacondotto verso la redenzione, non è un passaggio sui carboni ardenti indirizzato all’espiazione. Shamo è la manifestazione di un malessere, di un tormento, è il logoramento di un demone che impadronitosi di tutti i sentimenti di un ragazzo ne fa un continuo strumento di nervi scoperti con il quale sollazzarsi. Il risultato che ne viene fuori è una storia cruda, durissima, aspra, sporca, senza regole, dove spingersi un po’ più in là significa doversi occupare sempre più da vicino degli orrori che albergano il passato. Le arti marziali, in questo caso il karatè, sono il pretesto per scatenare la spaventosa forma di energia che possiede Ryo. Gli avvenimenti, per quanto mai pervasi da una vera forma narrativa originale, rapiscono l’attenzione di chi legge; pare di aver preso un treno in corsa lanciato a tutta velocità verso uno schianto che viene continuamente rimandato. Fondamentali ad alimentare questo fuoco infernale e complici di diverse nefandezze sono i comprimari che spalleggiano il protagonista; pervasi da ragioni più o meno nobili, non tentano quasi mai di arrestare la vorticosa discesa agli inferi di un atleta costruito per fare male. Akio Tanaka, l’autore dei disegni, non ci nasconde niente, non c’è spazio all’immaginazione nel dolore, tutto avviene sotto i nostri occhi, con disinvolta nitidezza. La morte, o il desiderio della stessa è un contorno necessario anche quando il ring non è più fatto di corde e non ci sono più spettatori, quando l’amore è sfiorito sostituendosi a qualcosa che sfugge continuamente, mutando la sostanza degli incubi.

UN SEGNO PRECISO

Prima ancora dell’immersione nella vita di Ryo, colpisce la qualità del disegno. Altissima. La scelta di rappresentare un fumetto con un mezzo espressivo così puntuale e dettagliato ne alza il coefficiente di difficoltà, restituendo un grande effetto espressivo. La minuziosità della descrizione anatomica, la ricerca dinamica degli scontri, le immagini fisse che sottolineano certe pause dove il lettore si può concedere un respiro più lungo o qualche istante di riflessione più personale, sono armi affilatissime che gli autori usano con maestria maniacale. Pur essendo molto originale il mezzo espressivo adottato nella compilazione dei personaggi ho notato in certe spigolature l’ardore creativo di un altro illustre maestro del pennino nipponico che risponde al nome di Takehiki Inoue. Colgo in certi passaggi lo stesso linguaggio espressivo, uno smarrimento dei sentimenti come accade ad esempio nel protagonista di Vagabond.

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SHAMO NATO PER COMBATTERE
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LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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