Recensione: Southern Bastards #3 – Homecoming

Editore Panini Comics
Autori Jason Aaron, Chris Brunner e Jason Latour
Prima pubblicazione 19 luglio 2016
Prima edizione italiana 13 aprile 2017
Formato 17 x 26 cm
Numero pagine 160 a colori

Prezzo 16,00 euro

Ci sono due cose che non tornano mai indietro: una freccia scagliata e un’occasione perduta

LA TRAMA

Craw County è in fermento. È la settimana dell’Homecoming, la festa “del ritorno a casa”, la ricorrenza annuale in cui gli ex studenti del Liceo tornano per rendere onore alla loro vecchia scuola. La contea si prepara dunque a ricevere i suoi allievi in un clima elettrico  e, a tutto questo, si aggiunge l’appuntamento sportivo più cruciale e sentito dell’anno per i Runnin’ Rebs del controverso coach Euless Boss: il derby contro Wetumpka. In questa atmosfera di  grande tensione, aggravata dal tragico suicidio di Big, il vecchio stratega del Coach,  si intersecano le vite e le emozioni di un mosaico di personaggi alle prese con la crudeltà e la ferocia di una terra che sembra ormai dimenticata da ogni forma di umanità.

C’ è Hardy, sceriffo di Craw County ed ex promessa del football, per cui l’homecoming è solo un supplizio che si ripete, una malinconica festa di spettri passati, di miraggi di un presente che non c’è e un futuro che non sarà mai. Poi c’è Esaw, malvivente deplorevole e schizoide al servizio di Euless Boss, alle prese con l’improbabile tentativo di raccogliere l’eredità di Big e districarsi tra le proprie attività criminali.  Poi abbiamo Boon, un cacciatore che vive solo nel bosco, cristiano fondamentalista e intransigente, intenzionato a liberare la contea dal seme del male che la affligge, ovvero il Coach Boss. C’è Cocciavuota, sgherro fidato e fedele del Coach con la mente semplice e pragmatica, ma in preda ai sensi di colpa per aver contribuito al pestaggio di un ragazzino. Infine c’è Roberta, figlia di Earl Tubb, che è determinata a far  luce sulla terribile fine del padre, massacrato a bastonate proprio dal Coach Boss nel finale del primo volume.

TORNARE A CASA, GUARDARSI DENTRO

In questo terzo volume di Southern Bastards, serie Image scritta da Jason Aaron e disegnata da Jason Latour, pubblicata in Italia da Panini, il lettore viene immerso nel clima febbricitante ed epifanico di un evento reale e simbolico che, come una radura che si apre all’improvviso in una fitta foresta, sconvolge un groviglio di dinamiche sociali ed esistenziali ormai sedimentate, obbligando ogni personaggio a riflettere sulla propria vita e sul proprio passato, tornando alle proprie radici al fine di decidere quale percorso intraprendere per il futuro. Lo sceriffo Hardy fa tutto questo compiendo un viaggio interiore a ritroso, che assume, per pesantezza emotiva, la natura di un martirio. Roberta, invece, lo fa tornando fisicamente alla casa del padre, decidendo di affrontare di petto i suoi fantasmi mentre Boon decide che l’ora giusta per intervenire  e cercare di cambiare le cose. Infine abbiamo Cocciavuota, intento a far pace con la sua coscienza per poi provare a salvare quel che resta di una realtà che cade irrimediabilmente a pezzi. Tutti, comunque, nonostante gli approcci differenti, sono costretti a fare i conti con le proprie origini e i propri scheletri nell’armadio (o a braccetto). Quella perversa armonia fondata sulla prevaricazione e il sopruso, già scossa con il precedente “ritorno a casa” di Earl Tubb, finisce definitivamente con il suicidio di Big e la contea, di conseguenza, inizia a sprofondare in un baratro oscuro, dimora di istinti ferali e pulsioni primitive. I personaggi che abitano le pagine di Southern Bastards  sono degli inetti, analfabeti sociali che parlano con le mani invece che con la bocca, incoerenti, alienati, schizofrenici, abissali, totalmente inadatti a gestire il caos del reale e lontani da ogni speranza di una vera redenzione. Le cause, l’etica, le motivazioni perdono importanza diventando una amalgama indefinita di soluzioni violente e reazioni bestiali, mentre la pelle si apre, le ossa si rompono, i denti saltano e i cuori si fermano, rendendo impossibile una distinzione certa tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra ciò che buono e ciò che è cattivo. Quello che prende vita di fronte ai nostri occhi è un affresco infernale, uno squarcio di America selvaggia, popolata da individui abbandonati dalla ragione che finiscono per assomigliare più a cani rabbiosi (immagine ricorrente in ogni volume) che ad esseri umani. I dialoghi, degni di serie tv come True Detective e Sons of Anarchy o di alcuni romanzi di Lansdale, sono costantemente incendiari, aggressivi e cinici con un lessico Hard-boiled che sembra emergere direttamente dall’essenza della terra che descrive.

BLUE AND RED

Dal punto di vista del comparto visivo, lo stile grezzo e nervoso di Latour garantisce tavole dal forte impatto emotivo, pienamente funzionale ad esprimere la violenza e la bestialità dei personaggi. Il tutto viene corroborato dall’utilizzo efficace dei colori in grado di creare un’atmosfera plumbea e disperata nelle sezioni narrative più introspettive con il nero e tonalità  fredde di blu, marrone  e grigio per poi esplodere in sequenze di tarantiniana violenza dominate da un rosso acceso e fiammante.

CONCLUSIONI

Per concludere, anche con questo terzo volume, Southern Bastards continua ad intrattenere il lettore con un altissimo livello narrativo e grafico, capace di restituire a pieno lo spirito di uno spaccato d’America feroce e violento e indagando, ancora una volta, la profondità abissale dell’animo umano accompagnato alle sue espressioni più cruente e primitive.


Ritorno a casa. Southern Bastards: 3
Griglia. Southern bastard: 2
Questo era un uomo. Southern Bastards: 1
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Le guerre stellari

C4 MATITE:

Matteo Marchetti

Filosofo per formazione ed educatore per professione, cresce a Dragonball, Final Fantasy e calcio di strada nella campagna piacentina. Appassionato di fumetti, cinema, videogiochi, letteratura e arte è sempre a caccia di nuovi stimoli su cui riflettere, dialogare e scrivere.

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