Recensione: Storie di un’attesa

Editore Tunué
Autori Sergio Algozzino
Prima pubblicazione Aprile 2016
Prima edizione italiana Aprile 2016
Formato 17 x 24 cm, cartonato
Numero pagine 144

Prezzo 16,90 euro

IL PIACERE DEL VIAGGIO

L’attesa, E’un inganno l’attesa. Ma, preferisco l’attesa. È piùCover dolce che non vederti tornare” canta Vinicio Capossela nel brano Le Pleiadi parlando per bocca di Penelope, la sposa di Ulisse che attende l’arrivo del marito con struggente pazienza. Anche noi attendevamo, non Ulisse bensì la nuova graphic novel di Sergio Algozzino, un poliedrico autore che per l’editore Tunué ha già pubblicato Tutt’a un tratto e Memorie a 8bit. Storie di un’attesa si apre con un prologo in cui l’autore parla in prima persona: “Le attese più strazianti spesso sono quelle più compresse che non sai giustificare e a cui non ti prepari in maniera adeguata“. Ci viene così presentato il piano dell’opera, il leitmotiv: ciò che proviamo nell’aspettare e il valore che diamo a qualcosa che desideriamo o che non sappiamo di desiderare.

Scheda-Storie-di-unAttesa-1L’autore si avvale di tre personaggi diversi le cui speranze si agitano nella stessa città, Palermo, ma in epoche differenti. Un principe dell’Ottocento viene folgorato dalla fede e decide di organizzare un viaggio verso la Terrasanta. Un appassionato giocatore di scacchi del primo Novecento gioca una partita per corrispondenza con un misterioso avversario che chiama con un numero in codice. Infine, un ragazzo, negli anni Novanta riesce ad ottenere un appuntamento con la propria amata e si ritrova ad aspettarla sotto casa. Le tre storie si legano a filo conduttore in un meccanismo che ricorda quello di Cloud Atlas. La storia viene scandita da cambi temporali connessi dalle didascalie dei pensieri dei personaggi, un grande affresco dipinto letteralmente ad arte.

L’ATTESA DURANTE IL RACCONTO

Storie di un’attesa è senza dubbio un’opera colta, costruita con una narrazione semplice ma colma di riferimenti storici e artistici che evidenziano un accurato lavoro di documentazione. Non mi sento di consigliarla a chi vuole una lettura veloce, seppur lo stile di Algozzino sia limpido e scorrevole, poichè si perderebbe il gusto della scoperta appositamente preparato per il lettore. Il concetto di attesa permane, infatti, anche nella struttura del racconto gestito con un abile montaggio alternato. A coronare il tutto ci sono dialoghi fluenti che richiamano quelli de Lo Scultore di McCloud nella naturalezza del quotidiano. I monologhi interiori dei protagonisti declinano le ansie, i piaceri e le inquietudini di chi aspetta qualcosa di nuovo, sia esso l’amore o un’ideale. Ci sono anche dei piccoli excursus che cambiano completamente il contesto delle storie, rimanendo fedeli al tema dell’opera.

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QUESTIONE DI STILE

In questi frangenti l’autore svolge un accurato lavoro di stile grafico, cambiando l’uso dei colori, delle stesse tecniche di disegno. Algozzino costruisce le tavole con una regia sapiente, mai eccessiva, fondendo più scene contemporaneamente e servendosi di affascinanti campi lunghi che richiamano l’arte e le atmosfere dei pittori francesi.

Bisogna perdersi in Storie di un’attesa, lasciarsi coinvolgere dal suo spirito nostalgico. Perchè sicuramente qualcosa si smuove quando vediamo sulla scena un vecchio walkman oppure un personaggio poco avvezzo alla lettura che scopre che esiste un vero universo in una libreria. Noi di C4 Comic ci sentiamo di consigliarlo caldamente.

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Storie di un’attesa
Memorie a 8 bit
Dieci giorni da Beatle
Tutt’a un tratto. Una storia della linea nel fumetto
Il sentiero smarrito



LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Orzo Nimai

Mi chiamo Nimai. E' il mio vero nome. Sul serio! Scrivo storie e un giorno vorrei farlo diventare un lavoro. Uno dei miei sogni è accumulare abbastanza materiale per riempire almeno una pagina su Wikipedia.

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