Recensione: Tex #674 – I quattro cavalieri

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Mauro Boselli (soggetto e sceneggiatura), Fabio Civitelli (disegni) e Claudio Villa (copertina)
Prima pubblicazione 7 dicembre 2016
Prima edizione italiana 7 dicembre 2016
Formato 16 x 21 cm
Numero pagine 114

Prezzo 3,20 euro

Se siete facilmente impressionabili, amici, non leggete il prossimo numero 125.

Così, nel lontano marzo 1971, veniva presentato l’albo “Il figlio di Mefisto” dove faceva la sua comparsa per la prima volta Blacky Dickart, l’innocuo lanciatore di coltelli destinato a seguire le orme del padre diventando Yama, il Signore della Morte. Ecco, questo inquietante avviso ben si presta anche all’albo “I quattro cavalieri” (lo trovate ufficialmente in edicola dal 7 dicembre 2016), secondo capitolo del nuovo e mortale scontro tra Tex e, appunto, Yama. Non vorrei creare troppe aspettative ma non ho letto niente di meglio su Tex, nell’ultimo anno. Perché?

Quattro motivi per quattro cavalieri.

UNO: (OVVIAMENTE) IL NEMICO

© 2016 Sergio Bonelli Editore

© 2016 Sergio Bonelli Editore

Yama mancava dalla serie regolare dal lontano 1983, ben 33 anni. La decisione di riprendere in mano il personaggio, viste le precedenti storie (non sempre riuscitissime anche a detta della stessa scuderia texiana) poteva scoraggiare anche lo sceneggiatore più esperto: Mauro Boselli, attuale curatore della serie, è infatti chiamato ad una operazione complessa: da una parte mantenersi nel solco della tradizione, riprendendo e omaggiando il realismo magico del grande G. L. Bonelli e, dall’altra, svecchiare il personaggio, ridandogli forza e motivazioni. In una parola, renderlo di nuovo vivo. E vivo, per un villain come Yama, significa, soprattutto, essere ancora più pericoloso. Obiettivo raggiunto? Decisamente sì: Yama è davvero tornato.

Se nello scorso numero erano state raccontate le tragiche vicende nelle quali il depresso Blacky riacquista la sua coscienza malvagia, in questo secondo capitolo il restyling raggiunge la sua completezza: eretto un tempio indù in una valle segreta tra le montagne e circondatosi di fanatici indiani che lo credono l’incarnazione di un dio malvagio e sono pronti a morire per lui, il figlio di Mefisto è deciso ad attuare il suo piano per uccidere Tex e i pards.

© 2016 Sergio Bonelli Editore

© 2016 Sergio Bonelli Editore

Novità intrigante: Yama non è solo. Ha infatti riunito attorno a sé un satanista, un sacerdote del vudu, un monaco tibetano e un seguace della dea Kalì (i quattro cavalieri del titolo), avvalendosi anche dell’aiuto di Shakti, bella e insospettabile spia…

Ora, sarà l’emozione di rivedere Yama spuntare tra le pagine ma, leggendo, abbiamo avuto davvero la sensazione di ritornare a casa, di riprendere a leggere una storia interrotta trent’anni fa. Perché ne “I quattro cavalieri” ritroverete tutte le atmosfere e i luoghi tipici delle saghe horror di Mefisto e Yama: la prosa magniloquente ed espressiva di Bonelli padre, i complessi riti satanici, gli specchi magici, la saggezza del Morisco, le pericolose bettole del porto, gli incubi notturni, le apparizioni a distanza e le risate infernali…

Tutto uguale ma tutto diverso, perché Boselli rivitalizza con attenzione e intelligenza i vari elementi, approfondisce la psicologia divisa di Blacky/Yama e spalanca scenari inediti.

© 2016 Sergio Bonelli Editore

© 2016 Sergio Bonelli Editore

DUE: LA COPERTINA

È la prima volta che Yama viene ritratto da Claudio Villa su una copertina della serie regolare. L’immagine scelta come cover (con una impostazione dinamica rispetto a quella dell’albo precedente volutamente più statica) è azzeccata perché non si limita a fissare e descrivere una delle scene di massima Spannung dell’albo, ma contribuisce a mettere in risalto (senza svelarli) i nuovi, tremendi poteri di cui dispone il figlio di Mefisto.

TRE: L’EROE DEI DUE MONDI

Con questo albo l’universo narrativo bonelliano si salda a quello boselliano: l’India di Salgari, dei sacrifici umani e degli dèi incarnati, l’Oriente misterioso (già terreno per avventure seminali della saga del Ranger quali “Gli strangolatori” o il ciclo nizziano della Tigre Nera) vanno fondendosi all’enigmatico mondo dell’Egitto delineato da Mauro Boselli ne “Il ritorno del Morisco”. L’esito, comune a molte delle prime storie di Tex, è interessante: nonostante l’ambientazione e gli stilemi rimangano infatti tipicamente western la storia assume tinte inconsuete, molto esotiche.

QUATTRO: FABIO CIVITELLI

© 2016 Sergio Bonelli Editore

© 2016 Sergio Bonelli Editore

Il disegnatore di Arezzo è al massimo della forma. Dopo due prove magistrali quali lo speciale “La cavalcata del morto” e il Color TexDelta Queen”, i suoi disegni non disattendono le aspettative. Le iniziali perplessità sulle capacità di un tratto chiaro e pulito come di Civitelli nel rendere gli scenari tenebrosi della magia nera hanno la loro migliore risposta in alcune sequenze davvero disturbanti, istantanee da un mondo di incubo.

La versatilità del tratto si esprime poi grazie alla varietà di paesaggi offerta dalla sceneggiatura: che sia il deserto del New Mexico, gli arredi della casa del Morisco, gli allucinati primi piani di Yama e dei suoi seguaci o una strada di Los Angeles, tutto ci viene restituito con un’accuratezza di dettaglio davvero formidabile che non elimina però il senso di tensione presente in tutto l’episodio. Per inciso: le tavole iniziali che raffigurano la tempesta di sabbia sono un vero e proprio capolavoro del “puntinato” di Civitelli e valgono da sole il prezzo.

CONCLUSIONI: NON C’È DUE SENZA TRE…

 «Tutto deve cambiare perché nulla cambi»: la massima de Il Gattopardo sembra aver ispirato la stesura di questa seconda parte del ritorno di Yama: è infatti proprio la perfetta commistione tra tradizione e innovazione che costituisce, a nostro parere, la vera forza dell’episodio. E se con questa seconda tranche la storia decolla, il terzo e ultimo capitolo (che uscirà in gennaio e avrà come titolo “L’inferno che urla”) sembra promettere un finale di partita davvero avvincente.

Insomma, l’invito rimane sempre lo stesso: “se siete facilmente impressionabili, non leggete il prossimo numero”.


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C4 MATITE:

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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