Recensione: Tex #676 – Il ragazzo rapito

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Tito Faraci (testi), Gianluca Acciarino (disegni) e Claudio Villa (copertina)
Prima pubblicazione 7 febbraio 2017
Prima edizione italiana 7 febbraio 2017
Formato 19 x 26 cm
Numero pagine 100

Prezzo 3,20 euro

Facciamo un patto: prima di iniziare a leggere cliccate qui e lasciate scorrere nelle casse o nelle cuffie la musica che salta fuori: vi sarà utile per entrare in atmosfera. Il perché ve lo dico alla fine.
Okay, play, fatela partire.
E ora vamonos!

La nostra galoppata inizia con la copertina. Il mai abbastanza lodato Claudio Villa questo mese si è davvero superato grazie al reimpiego e al potenziamento di una tecnica molto particolare (e finora poco utilizzato): creare una cover attraverso la giustapposizione di due scene che svaporano l’una nell’altra. Questa tecnica Villa la aveva proposta per la prima volta nella realizzazione della cover del volume 233 della Collezione storica a colori e poi sviluppata sulla copertina dell’albo 642 della serie regolare. L’effetto, converrete, è straordinario. La cover infatti da narrativa diventa evocativa: sintetizza la storia in due pennellate magistrali.

Non ci credete?
Con una sola occhiata alla copertina de Il ragazzo rapito capiamo (nel caso ce ne fosse bisogno) chi è il protagonista della storia (l’inossidabile Ranger armato di pistole e Winchester che guarda con sicurezza alla propria sinistra) e che cosa ci riserverà l’intreccio: una coppia che cavalca verso l’ignoto dove si riconosce con chiarezza la silhouette di un bambino e quella di un uomo con colt e cinturone.

L’ambiente: un altopiano montuoso, con sterpi, cespugli e scheletri di pini. Se il primo piano poi è a colori per potenziare il giallo e il blu, segni iconografici del Ranger, lo sfondo ha il colore allucinato del ricordo (o dell’incubo). E scoprirete che i ricordi (e i sogni) giocano un ruolo di primo piano nella vicenda che leggerete. Ecco la trama di questo albo sintetizzata in una sola immagine: immenso Claudio Villa, c’è poco da dire. E dato che siamo in vena di decifrazioni (e manca poco a Carnevale) tentiamo un piccolo gioco: partendo dalla sinossi ufficiale presente sul sito della Sergio Bonelli Editore facciamo un elenco (rigidamente senza spoiler) di quanto troverete in questo numero di Tex.
Sulla pista di sangue seguita da Tex Willer e Kit Carson ci sono uno spietato killer di nome Ken Bowen e Tim, un ragazzino la cui famiglia è stata brutalmente massacrata proprio dai compari dell’uomo che cavalca con lui…

PISTA

Come in tutte le (benedette) storie che Tito Faraci ha scritto per Tex, il plot de Il ragazzo rapito si basa essenzialmente su un inseguimento: prendere o lasciare, o vi piace o non vi piace.
A noi, sinceramente, non è piaciuto. Per quattro rapidissimi motivi:

  • le perdite di tempo: un modo (neanche molto velato) di diluire il brodo. Su Tex (come in qualsiasi altro spazio narrativo) quando il contenuto è povero e la trama molto esile, i testi diventano stringati e prevedibili, a favore di troppe vignette senza dialoghi. Il tempo di lettura si riduce così eccessivamente e l’albo appare davvero poco ponderato (non è possibile descrivere la preparazione di un bivacco utilizzando ben due tavole, l’equivalente di nove vignette!).
  • i dialoghi: Faraci è un eccellente soggettista ma come sceneggiatore mostra molte pecche. Le sue sceneggiature di Tex (come Il ragazzo rapito) si basano su un’idea interessante ma nello sviluppo narrativo sono piatte. Una buona storia di Aquila della notte deve contare su alcuni colpi di scena ben posizionati e, soprattutto, su due o tre idee inedite. Lo ripetiamo: inedite.
    Il ragazzo rapito non possiede nulla di tutto ciò: va bene cercare di rassicurare i lettori proponendo loro contenuti nel solco della tradizione ma così cala davvero il torpore. Memo: per fare una buona storia non basta unire una scazzottata, uno scontro con una bestia feroce (già, la scena del lupo, di milleriana memoria, facciamo finta di non averla letta), due sparatorie e un paio di frase fatte: grande Matusalemme, serve di più!
  • SuperTex: l’abilità di un bravo sceneggiatore è quella di stimolare l’attenzione del lettore mostrando come l’invincibilità del personaggio venga messa a dura prova. Detto in due parole: il lettore si diverte se vede Tex che fatica a vincere perché sa che, alla fine, il suo eroe trionfa sempre e comunque. Quindi perché non complicare un po’ le cose?
    Il Tex di Faraci invece pensa, spara, cavalca e smaschera i nemici ad una velocità doppia rispetto a quello di Gianluigi Bonelli e tripla rispetto a quello di Mauro Boselli. L’intreccio si scioglie così in pochissime pagine, senza neanche avere avuto uno sviluppo compiuto.
  • la continuity: se avete mente sveglia e conoscete le dinamiche delle storie di Tex non credo che avrete bisogno di acquistare l’albo di marzo (Duello a Madison Creek) per capire l’epilogo della vicenda iniziata in questo numero: gran parte del plot è già stata (acerbamente) spiegata.

COMPARI

Okay, se a questo punto cominciate a nutrire seri dubbi sul comprare o meno l’albo, devo fugarveli. E lo farò in due parole: Gianluca Acciarino. Acciarino è alla sua seconda esperienza su Tex (se ve lo siete perso correte a recuperare il dittico Tombstone Epitaph/I professionisti, numeri 633-634 della serie regolare). Ebbene, il vero cognome di Acciarino dovrebbe essere Lombroso perché il disegnatore napoletano ha un eccezionale talento nel diversificare i volti di tutti i personaggi. Il ragazzo rapito è, sotto questo punto di vista, un manuale di fisiognomica: se prima di iniziare a leggere scruterete i connotati di ogni individuo che compare nel corso della storia, capirete immediatamente da che parte stanno, se sono insensibili killer, ubriaconi cronici o pacifici coloni.
Sì, Gianluca Acciarino merita per la seconda volta una promozione con lode: partendo (crediamo) dal Tex di Claudio Villa, Alessandro Piccinelli e (soprattutto) dei fratelli Cestaro, il disegnatore ci regala infatti delle tavole davvero splendide delineando in modo ancora più maturo la sua versione grafica del personaggio e mostrando una capacità di dettaglio e una duttilità di tratto davvero notevoli.
Due esempi: il volto del vecchio a pagina 50 racconta da sola una vita ed è da incorniciare. A pagina 67 invece c’è una Colt 45 che sembra uscire dalla carta tanto è realistica. E poi i boschi, ragazzi, i boschi: uno spettacolo.
Insomma: Il ragazzo rapito non ha uno script sufficiente ma la fotografia è da Oscar.

RAGAZZINO

Se avete rispettato il patto, bravi, potete spegnere la musica. I brani in medley che avete ascoltato costituiscono la colonna sonora dei titoli di coda del film Un mondo perfetto. Regia: Clint Eastwood. Protagonista: Kevin Costner, e un bambino. Lo avete visto? Se sì, avrete immediatamente capito dove questa (prima parte della) storia va a parare, se no regalatevi la visione di una bella pellicola.

Quanto a noi, ci rileggiamo qui, tra un mese, per mettere a tutto la parola fine.

LA BATTUTA

Che differenza fa? Tutti, giovani o adulti, si muore allo stesso modo.


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C4 MATITE:

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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