Recensione: Tex #682 – Il ritorno di Lupe

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Mauro Boselli (testi), Alessandro Piccinelli (disegni) e Claudio Villa (copertina)
Prima pubblicazione 6 agosto 2017
Prima edizione italiana 6 agosto 2017
Formato 19 x 26 cm
Numero pagine 100

Prezzo 3,50 euro

Ha risvegliato qualcosa… Un ricordo del passato… Una memoria perduta che fatica ad arrivare in superficie…

In principio Gianluigi Bonelli creò Tex Willer e il Far West. Ma le praterie erano sconfinate, i canyons irti di trappole e il deserto deserto, così il sommo creatore decise che non era bene che il suo eroe fosse sempre solo. E allora, prima ancora di Lilyth, gli fece incontrare una fanciulla messicana di nome Lupe Velasco.

UNA RAGAZZA CORAGGIOSA

La storia di Lupe inizia nel settembre del 1959, precisamente a pag. 133 dell’albo numero 6 Doppio gioco. «Lasciatemi morire in pace»: è questa la prima frase che la ragazza (svenuta in una improbabile radura nel bel mezzo della Sierra Madre) rivolge ad un giovane e sorpreso Tex che, poche vignette più tardi, riceverà persino una proposta di matrimonio dalla giovane bisognosa di protezione («se tu mi sposi quel prepotente di Don Esteban non oserà più darmi fastidio»). Lupe Velasco, orfana («i miei genitori morirono quando ero ancora molto piccola»), in fuga da un malvagio signorotto messicano, dopo che Tex le toglie le castagne dal fuoco, si offre di fargli da guida in territorio messicano, dimostrandosi fin da subito di essere una perfetta controparte femminile del nostro Ranger. Sprezzante del pericolo, abile nello sparare, nella lunga avventura che i due condivideranno, la giovane messicana avrà modo infatti più di una volta di mostrare il suo straordinario sangue freddo, salvando persino una volta la vita al Nostro. La fine è nota: piantata in asso da una lettera a metà dell’albo numero 7 Il patto di sangue, di Lupe si sono perse le tracce; i fan per ben cinquantotto anni si sono chiesti che fine avesse fatto e se, per caso, Tex le fosse rimasto nel cuore.

Ebbene, avvicinandoci al settantesimo anniversario del Ranger, Mauro Boselli ha cominciato ad attingere dalla straordinaria fucina di storie che Bonelli padre aveva delineato nei primissimi numeri e a riprendere in mano alcuni dei numerosissimi personaggi i cui destini erano rimasti in sospeso. Ed ecco, quindi, Il ritorno di Lupe.

RITORNO AL FUTURO

Basta osservare la straordinaria copertina di Claudio Villa e se ne ha la certezza: questo è un albo storico. Non si è mai visto infatti, su una cover della serie regolare, un Tex così malinconico, immerso nei propri pensieri davanti ad uno dei simboli della vita nomade di frontiera, il fuoco di bivacco.

Un albo storico sì, perché il passato bussa alla porta, come ben suggerisce il titolo. Il passato fatto di scorribande lungo il Rio Grande, di galoppate in sella a Dinamite, il tempo che vedeva Montales «scaldare una sella e non una poltrona a Chihuauha» torna a fare capolino. Ci eravamo forse dimenticati di quelle atmosfere, di quel primo Tex, ma, per fortuna, Mauro Boselli no. E ce lo riconsegna tale e quale era -romantico cavaliere di ventura, eroe ideale e idealista- e, insieme, tale e quale è ora, personaggio-simbolo di più generazioni. Ancora più che ne Il magnifico fuorilegge, il “Texone” uscito a giugno, lo sceneggiatore milanese riesce qui ad attingere alla mitologia texiana rilanciandola: mai, forse, come in queste pagine, si mostra in tutta la sua perfezione il processo di sotterraneo restyling e adattamento del personaggio al gusto del lettore moderno che il curatore della testata sta portando avanti in questi anni.

L’albo presenta un ritmo e una qualità di scrittura eccellente: le pause sono rare e ponderatissime, i dialoghi stilisticamente perfetti. Sempre ci colpisce la creatività di Boselli -in grado di ideare scene e trame del tutto inedite (e dopo 683 numeri la cosa non appare scontata!)- e la sua maestria nella disposizione dei personaggi sulla scena (personaggi, si badi, che negli albi di Bonelli padre erano semplici comparse, presenti spesso anche solo per pochissime vignette). In più -e questo particolare al lettore di vecchia data piacerà moltissimo- si è riusciti davvero ad evocare lo spirito dei vecchi numeri, a ricreare quella intimità tipica dei racconti in flashback che costellano tutta l’epopea del Ranger.

E, dulcis in fundo, la suspence. Da parecchio tempo non mi capitava di aspettare con così grande trepidazione il capitolo successivo di una storia di Tex: Il ritorno di Lupe, infatti, ha una chiusa efficacissima che rende la lettura de La prigioniera del deserto, in edicola la prima settimana di settembre, ancora più desiderabile.

CIAK, SI DISEGNA!

Ecco, io vorrei parlare di Alessandro Piccinelli, dire che si sta rivelando –sia come disegnatore di Tex sia come copertinista di Zagor– il vero e proprio erede della linea pulita e perfetta di Claudio Villa, ma sarebbero parole vuote, etichette ritrite. Preferisco osservare insieme a voi tre dettagli presenti ne Il ritorno di Lupe. Bastano solo questi, a mio parere, a testimoniare lo straordinario lavoro del maestro di Como.

Il primo lo si trova nella quarta vignetta di a pag. 61. Piccinelli delinea l’espressività del suo giovane Tex in maniera attentissima: fisionomia dura e ostile mentre lotta, viso tranquillo e rilassato mentre parla. Confrontate questa vignetta con uno qualsiasi dei primi piani del Ranger nella scena di battaglia a fine albo e avrete ulteriori riscontri della straordinaria versatilità del disegnatore.

Secondo: pare quasi di sentire il rumore attutito degli stivali messicani nelle sei vignette mute di pagina 49. Se è difficile rendere, disegnandolo, il rumore ancora più arduo è fissare su carta il silenzio di una notte nella prateria: ebbene, qui Piccinelli riesce in questo difficile compito. Da guardare e riguardare.

Tre: questa escalation di bravura trova il suo acme nella tavola di pagina 25 sulla quale si può dire ben poco se non che incarna, da sola, tutto lo spirito del character Tex Willer.

Una curiosità, prima di salutarci: quest’inverno Piccinelli aveva pubblicato sulla sua pagina Facebook una locandina fittizia del film Lupe che omaggiava la storia che stava allora completando. Ebbene, il taglio fotografico delle vignette e il tratto realistico fanno di questo albo quasi lo storyboard di una pellicola cinematografica. Basta sedersi in poltrona, mettersi comodi e lo spettacolo è servito. Cosa pretendere di più?

C4 MATITE:

Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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