Recensione: Tex #675 – L’inferno che urla

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Mauro Boselli (testi), Fabio Civitelli (disegni) e Claudio Villa (copertina)
Prima pubblicazione 7 gennaio 2017
Prima edizione italiana 7 gennaio 2017
Formato 16 x 21 cm
Numero pagine 100

Prezzo 3,20 euro

Tex #765 - L'inferno che urla coverVi ricordate l’inizio di “The Prestige”, il film-capolavoro di Christopher Nolan, incentrato sullo scontro mortale tra due illusionisti? Nella prima scena, la voce fuori campo di John Cutter (Michael Caine) ci spiegava che «ogni numero di magia è composto da tre parti o atti» e proseguiva elencandoli:

La prima parte è chiamata “la promessa”. L’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario: un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale, ma ovviamente è probabile che non lo sia. […] Il secondo atto è chiamato “la svolta”. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario […] Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente: bisogna anche farla riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “il prestigio”.

Ecco, l’albo numero 675 della collana regolare di Tex –in uscita il 7 gennaio- è proprio così: un numero di magia articolato in tre parti. Uno spettacolo illusionistico che incanta, stupisce e, forse (se piacerà a voi come è piaciuto a me), alla fine fa anche battere le mani.

Quindi, ora, prendete posto, mettevi comodi sulla poltrona, spegnete luci e cellulari. Buio. Inizia lo show.

ATTO PRIMO: LA PROMESSA

Tex #765 - L'inferno che urla tavola 1Punto di partenza non può non essere che la straordinaria cover di Claudio Villa. Al centro ci sono i quattro pards in formazione da battaglia (stile team di supereroi) e tutt’intorno le statue animate di un tempio misterioso che sta per crollare…

La saga del Ranger ci ha presentato spesso le atmosfere claustrofobiche di palazzi pieni di tranelli (vedi la fortezza malese de la Tigre Nera non a caso raffigurata per la prima volta proprio da Villa), le gallerie di templi maya (rese dai pennelli di autori del calibro di Aurelio Galleppini, Guglielmo Letteri e Carlo Marcello) e, recentemente, i meandri misteriosi e i passaggi segreti di ville messicane (vedi il dramma della famiglia Diago raccontato negli albi 649-651). Ebbene, vi assicuriamo che il rifugio di Yama non fa eccezione, anzi.

Raro però vedere Aquila della notte e compagni presenti tutti insieme in copertina (gli unici altri esempi che ci vengono in mente sono due: l’albo 281 Il giustiziere, cover di Galep e Uomini in fuga, il numero 500 a colori, cover del buon Villa). Anche questo dettaglio, dunque, sottolinea l’eccezionalità della storia e l’importanza della coralità dei personaggi nel plot: ai quattro cavalieri fedelissimi di Yama, che davano il titolo allo scorso albo, si oppongono Tex, Carson, Kit e Tiger, armi in pugno.

Ma veniamo al sodo: sotto la copertina tutti i nodi vengono al pettine. Mauro Boselli e Fabio Civitelli dovevano mantenere l’impegno preso due mesi fa con i lettori: mettere la parola fine alla lunga lotta tra Tex e Yama. E sì, “L’inferno che urla” è l’epilogo della battaglia. Ma ne è l’epilogo definitivo? Vi lasciamo il piacere di scoprirlo.

Una sola cosa vi garantiamo: è un epilogo esplosivo.

ATTO SECONDO: LA SVOLTA

Tex #765 - L'inferno che urla tavola 2Ricordate? Nel numero precedente avevamo lasciato Tex, Carson e Kit al porto di San Pedro mentre indagavano sulla misteriosa scomparsa di un folto gruppo di indù giunti in America in cerca di fortuna. I tre avevano incontrato e salvato la bella Shakti (in realtà una spia di Yama), offrendosi di aiutarla a ritrovare il fratello scomparso. Da qui l’albo prosegue, mostrando la strada irta di insidie che porterà i nostri fino a Naraka, il misterioso tempio nascosto tra i monti della California, dove il figlio di Mefisto ha preparato una ultima, mortale trappola.

Quando, due mesi fa, era stato chiaro che questo episodio avrebbe presentato il ritorno di Yama ci eravamo detti che la prima difficoltà sarebbe stata quella di coniugare passato e presente: da una parte sarebbe stato tranquillizzante, per i lettori di vecchia data, ritrovare all’interno della narrazione gli stilemi tipici dell’epopea di Mefisto/Yama, stilemi ben definiti (l’utilizzo delle arti oscure, la sottomissione di comunità escluse e borderline, una spalla femminile, un numero infinito di tranelli, un locale da distruggere), dall’altra però era quanto mai necessario inserire nel plot dei tratti innovativi che potessero strizzare l’occhio ai nuovi lettori. Difficoltà ampiamente superata.

A fare la differenza rispetto alle storie precedenti della saga sono proprio loro, i quattro cavalieri, gli alleati/discepoli di Yama che mostreranno la loro terribile potenza (credeteci se vi assicuriamo che, in questo albo, Tex vive momenti davvero drammatici). Ma non è tutto qui.

Le ambientazioni esotiche, teatro delle macchinazioni di Dickart padre e figlio, cedono il posto al tradizionale set delle avventure texiane: il Sudovest americano. Potrebbe sembrare un mero revival (i Timbisha della Death Valley ricordano, sotto alcuni aspetti, gli spietati Hualpai del secondo scontro con Mefisto) ma l’abilità di Mauro Boselli sta proprio in questo, nel riuscire ad evocare atmosfere salgariane in un contesto puramente western. La magia oscura allora, inarrestabile, riempie i canyons, tanto che non stupisce ritrovare un maestro zen sulla sommità di un pueblo o assistere ad un rito vudu in mezzo al deserto.

ATTO TERZO: IL PRESTIGIO

Tex #765 - L'inferno che urla tavola 3Ma, forse, in queste 110 pagine – dove si assiste ad una vera e propria apoteosi dell’illusionismo e dei tenebrosi poteri della mente -, il vero punto nodale è un altro ancora. Perché, giunti qui, lo dobbiamo dire: ne L’inferno che urla compare anche Mefisto. Solo per poche pagine,è vero, ma gioca un ruolo fondamentale.

La compresenza di padre e figlio è un’assoluta novità (non succedeva dal numero 125 quando, in una scena memorabile, Mefisto, prima di essere divorato dai topi, aveva edotto il figlio Blacky sui suoi poteri e sull’identità dei suoi nemici mortali) e una soluzione molto interessante perché permette (e promette) di sfruttare al meglio alcuni lati mai indagati di entrambi i villains. Ma, soprattutto, lascia aperte molte domande. Domande alle quali solo l’annunciata (e attesissima) storia di Boselli e dei fratelli Cestaro che uscirà il prossimo anno in occasione dei festeggiamenti del settantesimo compleanno di Tex, potrà dare una risposta. Intanto però godiamoci questo piccolo “ritorno nel ritorno”che motiva forse, da solo, l’acquisto.

La magia più grande però la fa un certo Fabio Civitelli. Nonostante si noti una leggerissima inflessione nel tratto rispetto a “Il segno di Yama”, l’albo che, due mesi fa, apriva la storia, l’intero numero è una conferma eccezionale della maturità artistica del disegnatore che è davvero al massimo della forma. Come lo scorso mese, anche qui il disegno è esaltato dalla varietà di ambienti previsti in sceneggiatura. Nel buio della notte di San Pedro, nella sabbia e nel sale della Death Valley, nei mostri evocati dal malvagio Rinchen fin nel boato delle esplosioni, trionfa il segno pulito del maestro di Arezzo. Chapeau.

Unica nota: il ritmo narrativo, succede troppo in troppo poco tempo. Boselli, in modo insolito, sacrifica in un pugno di pagine molti personaggi che, caricati di una certa aspettativa, potevano trovare maggiore spazio e caratterizzazione. Il rammarico quindi è che una storia così ben costruita sia stata chiamata alla conclusione in modo frettoloso: forse concepire un quarto albo, dilatando (senza eccedere) l’intreccio, sarebbe stata una buona strategia. D’altro canto, però, la parte centrale de L’inferno che urla è davvero azzeccata e fa tenere incollati gli occhi alla pagina.Se fossi ricco mi regalerei le tavole che raccontano lo scontro con il crudele Lefeuvre nella miniera di borace: sono da manuale.

Tex #765 - L'inferno che urla tavola 4CONCLUSIONI

Tout commence par une interruption.

«Tutto inizia da una fine» la nota frase di Paul Valery ben riassume questo numero. Perché “L’inferno che urla” è sì la grande conclusione del grande ritorno di Yama ma è anche altro: un inizio, un punto di partenza. Per dove? Se volete saperlo, alzatevi dalla poltrona e correte in edicola: lo spettacolo (quello vero, quello a base di pentacoli e piombo caldo) inizierà a breve, non appena avrete il coraggio di iniziare a leggere.

Quindi, ora: sipario.

LA BATTUTA

Ma si è mai visto un adulto che ancora gioca con le bambole? Adesso striscio lì da te e ti sculaccio, vuduista dei miei stivali!


Tex. Frontera!
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LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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