Recensione: Tex Magazine 2017

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Antonio Zamberletti (sceneggiatura “Freedom Ranch”) e Chuck Dixon (sceneggiatura “Terrore tra i boschi”), Walter Venturi (disegni “Freedom Ranch”) e Michele Rubini (disegni “Terrore tra i boschi”) e Claudio Villa (Copertina)
Prima pubblicazione 25 gennaio 2017
Prima edizione italiana 25 gennaio 2017
Formato 16 x 21 cm
Numero pagine 176

Prezzo 6,30 euro

Dopo il restyling di due anni fa, il glorioso Almanacco del West si è trasformato in una nuova testata: il Tex Magazine. E, fin qui, chi se ne frega.

La vera domanda è: cosa è davvero cambiato? Oggi cosa mi porto a casa con 6,30 euro di spesa? Ebbene, è rimasta inalterata la foliazione (176 pagine di carta non più patinata) ma il format è stato completamente rinnovato: all’interno del Magazine troverete infatti due storie inedite al posto di una e poi, abbandonata la interessantissima (ma spesso scoraggiante) ricerca sui (pochi) libri e sui (pochissimi) film di genere usciti nel corso dell’anno, avrete modo di leggere i Western Files, una serie di articoli, recensioni, servizi e dossier che hanno due caratteristiche: la prima è che sono scritti da dio (ma questo fin dai tempi degli Almanacchi); la seconda è che riguardano una tematica comune (e questa è la novità).

Ma adesso veniamo al sodo: quest’anno in particolare il menù del Tex Magazine cosa offre?

Tex Magazine 2017 dettaglio cover

ANTIPASTO

Due storie, lo dicevamo. La prima, di 77 pagine, ha un respiro più ampio. La seconda, di 31 pagine, è invece per tradizione incentrata su uno dei quattro Pards che, eccezionalmente, vive un’avventura in solitario. Nel Tex Magazine del 2016 Boselli e Bocci ci avevano presentato un giovane Kit Carson in “Maria Pilar”, quest’anno tocca invece a Kit Willer, il figlio di Tex.

© 2017 Sergio Bonelli Editore

© 2017 Sergio Bonelli Editore

Occhio alla copertina: se dodici mesi fa c’erano Tex e Carson in posa per una fotografia (con Carson comodamente seduto in poltrona), quest’anno –con buona pace degli agi della pensione- è la gioventù irruenta e scatenata del giovane Willer a fare da padrona nella bellissima cover di Claudio Villa. Dinamismo, sana avventatezza e piombo caldo: ecco gli ingredienti di questa scorribanda nel selvaggio West!

Piccola parentesi. Per la presenza di storie brevi, il Magazine (insieme al Color Tex) è una sorta di banco di prova per autori e disegnatori (esordienti e non) che devono prendere confidenza con il personaggio. La cosa ha un doppio vantaggio: permette alla casa editrice di sperimentare e a noi lettori di conoscere una grande varietà (e novità) di tratti che, molto spesso, entrano poi di diritto nella serie regolare (è il caso, ad esempio, di Giacomo Danubio, Stefano Andreucci e Ernesto Garcia Seijas). Quindi l’approccio richiesto a chi legge è molto diverso da quello di un numero della serie regolare.
Cioè: nel Magazine (ri)troverete tutta la classicità del Ranger ma, nello stesso tempo, la vedrete interpretata, sia a livello testuale che grafico, in modo nuovo. Bello o brutto? Positivo o negativo? Quièn sabe, a voi il giudizio.

Ma ora tutti a tavola: la cena è servita.

PRIMO PIATTO: FREEDOM RANCH

© 2017 Sergio Bonelli Editore

© 2017 Sergio Bonelli Editore

Nell’estate del 2015 “L’uomo di Maverick”, Speciale #25 di Zagor, vedeva l’esordio di un nuovo sceneggiatore. Si trattava di Antonio Zamberletti, milanese, con un passato da agente operativo nella Polizia di Stato, autore di tre romanzi hard boiled. Zamberletti, dopo lo Speciale di Zagor, ha sceneggiato altre storie dello Spirito con la scure, di Nathan Never e di Dampyr.
Ed ora, eccolo alle prese con Tex.

Buona la prima? A malincuore, dobbiamo dire di no.

Freedom Ranch è una classica storia di Tex: a Danson, Arizona, spadroneggia il solito signorotto locale che, messo sul proprio libro paga lo sceriffo, dichiara guerra ad una fattoria – il Freedom Ranch del titolo- fondata e interamente gestita da persone di colore, ex detenuti e indiani scampati allo sterminio. In aiuto di questa piccola oasi di fratellanza arriveranno, ovviamente, Tex e Carson.

© 2017 Sergio Bonelli Editore

© 2017 Sergio Bonelli Editore

Ecco, lo avete capito da soli, forse troppo classica. Sì, perché il plot manca di idee davvero inedite e approda al finale in modo già visto; manca di un intreccio (eppure la storia di Ruju e Barison che il Magazine aveva presentato lo scorso anno testimonia che un intreccio in così poche pagine è possibile) e offre una galleria di scene consolidate che abbiamo già visto centinaia di volte nel corso della saga del Ranger. I dialoghi, infine, difettano di caratura, appaiono scontati e, per chi di voi è un lettore di lunga data, forse addirittura prevedibili.

Insomma, questa storia è più utile che bella: ci auguriamo che sia servita come prova di esordio per farsi le ossa ma da Zamberletti visti, come dicevamo, i suoi precedenti su Zagor e Dampyr, francamente ci si aspetta molto di più.

Cosa c’è di buono? Il ritmo narrativo: la storia si legge tutta d’un fiato e davvero molto volentieri. Un buon punto da cui ripartire.

Morale: soggetto e sceneggiatura né promossi né bocciati, solo rimandati.

© 2017 Sergio Bonelli Editore

© 2017 Sergio Bonelli Editore

Passiamo ai disegni. Walter Venturi è (quasi) un esordiente su Tex. Tuttavia dopo l’esperienza maturata su Brad Barron, Demian e Zagor, le attese erano alte: eravamo convinti che il suo tratto pulito sapesse ben coniugare la sintesi degli storici disegnatori di Tex con l’accuratezza di dettaglio che pretende il lettore di oggi. Invece nelle tavole di Freedom Ranch abbiamo riscontrato qualche vistosa pecca soprattutto nella resa delle proporzioni: il disegno in alcune vignette è piatto, solo cronachistico, non inganna l’occhio e non riesce a creare tridimensionalità. Ci sono alcuni scorci davvero notevoli (una panoramica di un canyon vale la lettura dell’intera storia) ma, in generale, il Tex di Venturi vince (è dinamico, ha un fisico alla Batman, una mascella alla Dick Tracy e spara dannatamente bene) ma non convince.

In due parole: vuoi per il bianco e nero, vuoi per il maggior numero di pagine, Freedom Ranch è una prova sufficiente (di gran lunga migliore della brevissima “Un cavallo di pezza” visualizzata da Venturi nel Color Tex di novembre) ma ben lontana dagli standard da cui il disegnatore romano ci ha abituato su altre testate.

Peccato perché, in un’opera magistrale quale Il grande Belzoni Venturi aveva dimostrato un’abilità davvero unica e rivederlo in grande spolvero sulle pagine del Ranger deve essere spettacolare. Un’occasione persa quindi? Assolutamente no, vale quanto detto sopra: la prossima storia, alla luce di questa, sarà sicuramente di più alto livello, ne siamo sicuri.

SECONDO PIATTO: TERRORE TRA I BOSCHI

È forse il vero motivo per cui leggere questo Magazine.

© 2017 Sergio Bonelli Editore

© 2017 Sergio Bonelli Editore

Premessa: neanche questa è una storia perfetta ma ha avuto un colpo di fortuna, la fortuna di essere visualizzata in maniera eccezionale da uno dei disegnatori più talentuosi che in questi ultimi tempi hanno incrociato la strada del Ranger: Michele Rubini. Rubini, allievo di Stefano Andreucci, è, come Venturi, zagoriano da lunga data e ha esordito sul Color Tex di novembre. Se là era scattato il colpo di fulmine qui abbiamo avuto la definitiva conferma: signori, questo disegnatore è un mostro di bravura.

A parole farei fatica a spiegare la bellezza delle sue tavole, per cui vi bastino due cose.
La prima riguarda le mani. Sì, perché in Terrore trai boschi le mani –meraviglia!- parlano. Non ci credete? Mentre leggete osservatele attentamente, scoprirete una ricchezza e una varietà da sindrome di Stendhal. Ad esempio, ad un certo punto c’è uno dei personaggi, Otis, che sta parlando con Kit. Si sta scusando perché per causa sua sono finiti entrambi nei guai e si appoggia un palmo sul petto. Ecco, lo fa con una naturalezza meravigliosa. Vedere per credere.

© 2017 Sergio Bonelli Editore

© 2017 Sergio Bonelli Editore

La seconda cosa è un po’ più tecnica e, detto in due parole, è la capacità di raccontare due azioni contemporanee con una chiarezza sublime e un garbo inflessibile. Le ho contate: ci sono (almeno) diciannove vignette in cui avviene questo miracolo. Trovatele anche voi e custoditele: sono una splendida rarità.

E poi c’è la sceneggiatura scritta nientepopodimeno che da Chuck Dixon. Ma come, quel Chuck Dixon? Sì, proprio lui, proprio l’autore che ci ha regalato delle storie epiche di Punisher, Batman (per intenderci: il personaggio di Bane è opera sua), Robin, Nightwing e Conan.

E su Tex com’è? Bravo.

Sì, perché Terrore tra i boschi (tra parentesi: mai titolo fu più inappropriato) è una gran bella storia breve. Bella perché ha un’architettura narrativa che regge bene. Bella perché pretenziosa: nonostante avesse a disposizione solo una trentina di pagine Dixon riesce a farci annusare una piccola fetta di mondo, quel mondo spietato che dovevano essere i cantieri di legname (le atmosfere ci hanno ricordato il dittico Le foreste dell’Oregon- I fucili di Shannon del duo Nizzi/Venturi). E bella perché mette al centro Kit Willer che non è un personaggio facile da gestire. Eppure qui Kit senza Tex è come Superman lontano dalla kryptonite: si scatena e si esalta. Ci piace vederlo più fallibile del padre ma, nello stesso tempo, abile quanto lui a cavarsi d’impaccio.

Insomma, well done, Chuck, speriamo di rivederti presto.

CONTORNO: GLI ARTICOLI

Mica tanto contorno: messi qui, alla fine, sembrano secondari ma non è così. Credetemi se vi dico che, ogni anno, compro il Magazine solo per i servizi e i dossier che vi sono contenuti. Perché, ora come ora, credo che rappresentino la migliore pubblicazione divulgativa che esce ininterrottamente dal 1994 (per intenderci, io ero un poppante) riguardante il vecchio West.

Per questo 2017 i temi scelti sono essenzialmente due: da una parte i bad boys, gli eroi-ragazzi del West e, dall’altra, la gloriosa epopea di Buffalo Bill e del suo Wild West Show.

Consiglio: non perdetevi l’articolo IdentiKit” scritto da Graziano Frediani e (ovviamente) dedicato al figlio di Tex.

Tex Magazine 2017 dettaglio cover

DULCIS IN FUNDO

Prima mi sono sbagliato: il vero motivo per cui leggere e gustare questo Magazine non è solo la storia di Dixon e Rubini, ma anche qualcosa d’altro: i disegni di Aldo di Gennaro. Cercateli, spulciando l’albo senza farvi vedere: sono tasselli che, una volta uniti, vi confermeranno la meraviglia che solo il West di carta, da sempre, ha.

E se poi quel mondo di frontiera lo volete anche rivivere e -splendido gesto- abitare, ebbene il biglietto ha un solo nome: Tex Magazine.

Garantito.

Tex. Frontera!
Tex. L’eroe e la leggenda
Tex. Patagonia
Tex
Tex L’Eroe del West Arizona Sand Edition Collector Pack



LA NOSTRA PAGELLA: 7/10



Filippo Marazzini

Studia per mangiare, scrive per digerire.

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1 Risposta

  1. 25 gennaio 2017

    […] arriva in edicola il secondo Tex Magazine (qui la nostra recensione) che contiene, tra le altre cose, Terrore tra i boschi, una storia inedita disegnata da un […]

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