Recensione: The Locals

Locals 4

Editore EF Edizioni
Autori Enrico “Nebbioso” Martini, Giancarlo Brun, Enrico Giusti, Jacopo Bissoli, Silvia Teodoino, Davide Zuppini, Cristiano “Tikkio” Tecchiato, Marco Triolo e Federico “Kecche” Gaspari
Prima pubblicazione Ottobre 2016
Prima edizione italiana Ottobre 2016
Formato
Numero pagine 134 b/n
Prezzo 8,90 euro

Guarda questi super eroi locali che stanno sbucando fuori, uno dopo l’altro, spesso non hanno poteri, ma solo un gran senso della giustizia e determinazione
Tipo Grosso

Locals 1

Prodotto di origine veronese

Parliamo di supereroi, e parliamo di supereroi territorialmente stanziati.
Cosa viene in mente? Daredevil, probabilmente, e la sua voglia di tutelare Hell’s Kitchen. Luke Cage con Harlem. Kickass.
Di certo non verrebbe in mente Verona, e non verrebbero in mente i “The Locals”, un eterogeneo gruppo di supereroi stanziati nella città veneta, creati e “animati” dal gruppo della Cyrano Comics.
Ho già scritto due volte gruppo, ma proprio il numero di autori e di eroi è punto focale della produzione della Cyrano Comics – tanti disegnatori, tanti scrittori, tanta carne al fuoco.
È un vantaggio? Apporta novità a un tema – quello dei supereroi locali – già ampiamente sfruttato?

No.

I MEDIOCRI SETTE 

La trama è semplice: le industrie Claxxon sono il male e vengono gestite da un malvagio imprenditore con il malvagio piano di conquistare la città, con il supporto di un misterioso personaggio – che si suppone ancora più malvagio del precedente.

A contrastare i piani della Claxxon, in maniera diretta o indiretta, un gruppo di “eroi”: il Tipo Grosso, basato sulla figura del Superman di Siegel e Shuster, Pigeon Man, l’eroe Batman-style più noto del gruppo Cyrano, Cangrande, un misto fra Iron-Man e il dottor Destino, Working-Man, che vorrebbe essere una parodia del precariato giovanile, Il Mastino, copia veneta del Punitore, Misty e Nebbioso, una ragazza invisibile e la voce metanarrativa del curatore generale “Nebbioso” Martini, e infine Jassine, vendicatore in stile Kickass.

La trama è presentata secondo una fittizia divisione in spillati dedicati ad ogni singolo personaggio. Lo scopo è chiaro: permettere al folto gruppo di creativi di gestire meglio il proprio personaggio, dando a tutti il giusto spazio.

Il risultato non è altrettanto ben riuscito.

BAD TIMES…

Dove si pone il problema? Mi ricollego alle recensioni di E-Heroes e Cosfight – sempre della Cyrano Comics – e condivido quanto detto «rendere piacevole ed unitaria una storia disegnata con dieci stili differenti , diventa un’impresa».

Impresa che non sembra essere riuscita al fitto gruppo che ha lavorato in quest’albo.
Qui c’è, rispetto ad E-Heroes, l’intelligente distinzione fra diversi albi, e quindi diversi stili, e si cerca di mantenere, in qualche modo, una omogeneità grafica di fondo.
Lo stile dei disegni risulta però statico e generalmente poco curato, a tratti spiacevole, e non si sposa con scelte di scrittura forse sbagliate, come tavole suddivise in un numero eccessivo di vignette rispetto l’effettiva grandezza della pagina in stampa, che rendono la lettura disagevole.

Lo ripeto nuovamente, ma è il principale problema di The Locals: la mancanza di una lettura scorrevole che renda interessante e piacevole l’esperienza al lettore.

Locals 2

Dove si trova? A Verona!

Chiaramente il problema non è unicamente nel reparto grafico, sarei ingiusto se mi limitassi a questa affermazione.
Gli sceneggiatori ci mettono ampiamente del loro: le scelte infelici sul taglio delle tavole e i dialoghi poco interessanti, insensati o mal scritti sono loro competenza.
Gli albi sono permeati di un’ ironia che lascia il tempo che trova, e la localizzazione delle storie (la Verona di cui dicevamo) è affermata e martellata ad ogni spron battuto.
La città non è scenario, è una scelta politica che oscilla fra la critica al sistema cittadino allo spot della pro-loco locale: una scelta che inficia la lettura a chi non conosce i luoghi, a chi non si immedesima e non può immedersimarsi.

Se, per fare nuovamente l’esempio, la Hell’s Kitchen di Daredevil è reale, è anche vero che il lettore vive la sua versione alternativa e immaginaria. È Hell’s Kitchen, ma potrebbe essere qualunque posto malfamato del mondo. Qui Verona è Verona, e il modo in cui è rappresentata e raccontata la storia rende poco interessante la lettura ANCHE per via del modo in cui lo scenario e il contesto sono trattati. Manca, alla Verona dei The Locals, l’universalità.

Per quanto riguarda i personaggi, vengono inseriti nell’albo senza una reale presentazione, supponendo che si siano letti altri albi della Cyrano, immagino, non pensando quindi al lettore occasionale che si trova disorientato in una jungla di nomi e situazioni; quando viene inserita, la spiegazione è affetta da tremendi quanto mal scritti spiegoni.
Ora: una delle principali regole della narrativa è show, don’t tell. Perché non mostrare, quando un albo a fumetti non ha limiti nella rappresentazione grafica? Perché affidarsi a spiegoni mal posti? La foliazione non può essere una scusa valida, posto che lo stesso numero di pagine usate per gli spiegoni sarebbe stata impiegata altrimenti.

Onestamente, le critiche potrebbero non fermarsi qui, ma potrebbe sembrare che le cose positive siano assenti.

GOOD TIMES

Lati positivi dicevamo che ci sono, ma sono lasciati esterni al fumetto, e lasciati al buon cuore del lettore; per ripetere le parole della recensione di E-Heroes: «questo oggetto mostra forse il suo valore come vetrina per quegli autori che hanno già pubblicato (e pubblicano più o meno regolarmente), e che con il loro contributo rendono The Locals, un minimo godibile.  Quindi se vi va di aiutare il movimento, sono comunque €8,90 spesi in maniera onesta e lodevole»

«The Locals, edito in Italia da Cyrano Comics complessivamente è un fumetto difficile da seguire, dalla trama sostanzialmente erratica e graficamente troppo eterogeneo per essere facilmente apprezzato.
In conclusione: chi deciderà di acquistare questo fumetto sosterrà economicamente gli autori ed il fumetto italiano, e in questa ottica, è iniziativa assolutamente meritevole. Il rovescio della medaglia è rappresentato da un prodotto complicato e non complessivamente piacevole, ma è un prezzo che si può pagare per il bene del fumetto italico
».

Queste sono le conclusioni raggiunte nelle precedenti recensioni di un prodotto Cyrano Comics e qui si ripropongono sostanzialmente inalterate.

Con un grosso “MA”: le recensioni precedenti risalgono ad uno e a due anni fa, e la qualità media dei prodotti Cyrano sembra rimanere più o meno la stessa.
Mi chiedo se questa speranza e questa buona volontà non siano forse mal riposte – anche in considerazione di un prezzo relativamente alto –, convenendo al lettore cercare e finanziare diverse realtà, forse meno conosciute ma con una maggior voglia di interessare e offrire una maggior qualità media.

Locals 3

“Altri” eroi locali e dialoghi infelici


The locals
Pigeon-Man!. Nei secoli dei secoli piccione. Ediz. integrale
Irezumi. La stirpe rinnegata del tatuaggio: 1
Vicky. AcidoAcida: 3
Boèin:05




LA NOSTRA PAGELLA: 4/10



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4 Risposte

  1. Choji scrive:

    Capisco. E tu sei vissuto sia ad Harlem che a Verona, quindi sai cosa c’è e cosa valorizza o meno i personaggi.
    Di Luke Cage ho letto poco o nulla. Ho visto la serie e la presenza di Harlem dopo un po’ rompe le palle…pesantemente. Per cui se lo porti ad esempio non vedo che male sia se anche loro citano spesso gli elementi della location…due metri e due misure?
    mi spiego: io vedo che in Italia non si può fare supereroi, perchè gli americani li fanno meglio, non si può fare manga, perchè è roba da giapponesi. Però i fumetti “all’italiana” è meglio farli fare solo a Bonelli. Se un gruppo autoprodotto fa un qualsiasi fumetto, c’è sempre chi dice che han copiato questo e quello, senza concedere il beneficio del dubbio o della difficoltà di fare cose in maniera continuativa, e magari senza un soldo, nel nostro paese. Per cui i vari mangasenpai o capitan Venezia finiscono solo per essere additati solo come emuli ridicoli dei loro “corrispettivi” d’oltre oceano. Mi pare di capire tu sia uno di questi critici esterofili, visto che ti permetti di muovere critiche a Casali su Batman, ma salvi il fumetto…perchè comunque e Batman!
    Non posso giudicare la bontà dell’opera da una vignetta, come inviti a fare tu, per cui vedrò di recuperarla a Lucca.
    Detto ciò, sono felice di aver incontrato un cultore della Blaxploitation e spero di vedere una tua recensione di Zeroi. 🙂

    • Raffaele Tropea scrive:

      Onestamente ritengo di averti dato le risposte anche a queste critiche sia nella recensione che nella risposta al commento precedente, quindi ti invito a rileggere entrambe 🙂
      Rispetto l’esterofilia, non mi esprimo, se non invitandoti a rileggere meglio la recensione di “Batman Europa #1”. Casali, ed è lui a dirlo nella prefazione, scrive una storia al servizio dei disegnatori, e lo fa benissimo. Che sia Batman o la Pimpa, sarebbe uguale.
      Concludo ricordando che non ti invito a giudicare la bontà di un’opera da una vignetta, te la porto ad esempio. C’è una differenza non da poco. Ti invito, nuovamente, a leggere The Locals, potrai farti la tua opinione e sosterrai una realtà piccola ma viva.
      Buona continuazione su C4Comic e grazie per seguirci 🙂

  2. Choji scrive:

    Premetto che il fumetto io non l’ho letto e non so se lo leggerò. Ma sta cosa dei super eroi fatti in Italia che possono solo far ridere, tipo Ratman, un po’ mi ha stufato. Se questi han provato a farlo ambientandolo in un contesto reale, è davvero un male? Mi chiedo però se con un fumetto ambientato a New York in cui in un paio di tavole si afferma la “newyorkesità” dei personaggi, si trarrebbero le stesse conclusioni .

    • Raffaele Tropea scrive:

      Scusa, ma non mi risulta di aver scritto che i fumetti dei supereroi italiani debbano solo fare ridere; se fossero riusciti a creare una serie di supereroi italiani interessanti sarei il primo a gioirne.
      Ho scritto che l’ironia, nel contesto, “lascia il tempo che trova”; ma il sottotesto ironico non l’ho messo io, quanto gli sceneggiatori. Se presente – come in questo caso – deve essere valutato.
      Ancora: il fatto che sia inserito in un contesto reale non è affatto un male, anzi ritengo sia un elemento interessante, se ben usato, e capace di arricchire un fumetto.
      Diventa un male se il contesto è forzato, e ripetuto costantemente – e non in un paio di tavole – senza alcuna ragione.
      Ti porto come esempio la prima vignetta inserita nella recensione, ma se vorrai leggere “The Locals” avrai modo di vedere che, semplicemente, è stato gestito male il tutto.
      Per continuare il tuo esempio, se leggi Luke Cage sai che si parla di Harlem, che il sottotesto è quello della blacksploitation, e ti da un contesto e un modo di leggere le storie. Harlem arricchisce i personaggi.
      Qui tutto questo non c’è.
      Detto ciò, ti ringrazio della lettura e buona continuazione su C4comic 🙂

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