Recensione: The Shadow Planet

Editore SaldaPress
Autori Giovanni Barbieri (sceneggiatura), Gianluca Pagliarani (disegni) e Alan D’Amico (colori)
Prima pubblicazione 26 maggio 2017
Prima edizione italiana Settembre 2016
Formato Brossurato, cartonato e cartonato deluxe
Numero pagine 96 a colori (brossurato), 128 a colori (cartonato) e 144 a colori (cartonato deluxe)

Prezzo 12,90 euro (brossurato), 19,90 euro (cartonato) e 29,90 euro (cartonato deluxe)

Quando mi approccio alla lettura di un fumetto Radium sono sempre dubbioso, quasi titubante. Al giorno d’oggi prima di fruire di una qualunque opera sappiamo già tutto, compresi finali e scene post-credits, come se ci fosse dovuto, come se prima di ordinare una pizza chiedessimo al cameriere un assaggio dal piatto di qualcun altro. Radium è una promessa dal passato diretta nel futuro. Sarò io che non mi informo, ma quando viene annunciato un nuovo fumetto non leggo che promesse di genere, un accenno di trama e qualche artwork. Non lo nego è strano, ma è buono, e fin’ora non mi ha ancora deluso.
Ma sono un maledetto malfidente, un balordo individuo mal tarato, quindi cominciamo la recensione senza predisposizioni alcune.

SPAZIO, ULTIMA FRONTIERA

La Vidar si ritrova nei pressi di GLIESE667, pianeta di Tipo A, e riceve una richiesta di soccorso sul proprio radiofaro. È la E/RICO, una goletta esplorativa mandata sul pianeta trent’anni prima degli avvenimenti narrati, data per distrutta. Il capitano Jenna decide di accettare la richiesta di soccorso e recarsi sul pianeta insieme a tre membri dell’equipaggio della Vidar. Il pianeta ha in serbo per loro distruzione, follia e morte.

Il destino dell’equipaggio della Vidar – che il nome abbia a che fare con il dio norreno che vendicò il padre Odino durante il Ragnarok? – è presto detto: troveranno morte e alieni, portando in giro per la galassia il morbo del male. È fantascienza, prima ancora di sapere il titolo sai già che finirà così. È una caratteristica accettata di buon gusto da tutti i fan del genere, una sicurezza invidiabile che permette alla narrazione di entrare fin da subito nel vivo dell’azione. Ecco quindi che in poche pagine siamo su GLIESE667 – nome di un sistema stellare realmente esistente il cui pianeta Gliese667cc assomiglia molto a quello riportato nelle pagine del fumetto – e non sarà una vacanza di piacere.

IL PIANETA PROIBITO

Per analizzare sommariamente l’opera passeremo da due semplici domande: Chi l’ha scritta?Chi la leggerà?.
Blasteroid Bros sono un gruppo autori iscritti alla lista di coloro che non possono più accedere alle maggiori convention mondiali di fantascienza e, da anni, si ritrovano nel periodo natalizio per maratone cinematografiche e ore di dirty-talking su Star Trek. Leggenda vuole che Johnny e James Blasteroids, in arte Gianluca Pagliarani e Giovanni Barbieri, abbiano cominciato a creare il Blasteroidverse sulla base di un’idea del primo. L’intenzione era quella di portare la fantascienza vintage nei fumetti, prendendo spunto da pellicole di spicco quali Il Mostro dell’AstronaveLa Cosa come dalle opere dell’immortale H.P. Lovecraft.
Il progetto va in cantiere e parte il crowdfunding. Ecco che arriviamo alla seconda questione. Un fumetto come The Shadow Planet ha un pubblico ben preciso, un target ben definito e delineato nello spazio… e nel tempo! Esistono ancora fan della fantascienza old-school? Sono ancora vegeti o, quanto meno, vivi? Evidentemente sì e, da lì a poco, il fumetto arriva sugli schermi piatti, olografici, densomobili, dei founders e, tra pochissimo, in tutte le fumetterie.
Un’impresa non facile dove il rischio di scadere nella modernità era dietro l’angolo. Ma andate tranquilli, il fumetto trasuda spirito retrò da tutti i pori.

LA SORTE CHE COLPÌ JENNA

Quei pochi che si sprecano a leggere il nome del recensore sulla vetta dell’articolo, sapranno che torno spesso sull’argomento trasposizioni. Anche TSP non scappa. Cosa significa portare il linguaggio cinematografico d’un tempo sulle pagine di un fumetto? Non è semplice, soprattutto quando alle spalle si hanno decenni di fumetto fantascientifico. Ma non è questo l’intento dei Blasteroidi che raccontano a vignette un vero e proprio film. Barbieri è diretto e dannatamente old-school, sa far parlare personaggi e navicelle proprio come farebbe un O’Bannon. La narrazione è scandita a colpi di pistola e schizzi di sangue, il ritmo serrato della storia funge grazie allo stesso trucco della fantascienza vintage: trattieni il fiato durante il silenzio, urla al primo movimento. Pagliarani è semplicemente incredibile, nel vero senso della parola. Non mi capacito di come riesca a inserire tutti quei particolari, con una regia così dinamica, e allo stesso tempo creare vignette di ampio respiro, creando lo spazio infinito che divide la claustrofobia dal terrore. Per quanto riguarda D’Amico, devo ammettere che la prima lettura non mi aveva convinto più di un tanto, ma tornando a soffermarmi sulle vignette sono rimasto estasiato dai colori dei due soli che illuminano Gliese667, dai tetri colori che circondano la casa dei Mi-Go e da molto altro che troverete scavando nella lettura.

Prima di concludere voglio avvertirvi: una prima lettura potrebbe lasciarvi insoddisfatti. Esatto, The Shadow Planet è così retrò che poteste trovarvi spaesati davanti ad alcune scelte e, al termine della prima lettura, chiedervi il perché di tutti quei buchi nella trama e quelle cose non dette. Non fatevi prendere dal panico e fate come ogni vero fan della fantascienza sa fare: chiudetevi in casa, serrate le finestra, accendete la luce più sporca che avete e immergetevi nella lettura due, tre, dieci volte. Velocemente avrete in mano tutte le risposte e non vedrete l’ora di tornare a leggere il volume, questa volta solo per il piacere di assaporare la narrazione.


The shadow planet
Quebrada. La città delle maschere
Quebrada: 2
Rim city
Zeroi



LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Roberto Diglio

Sceneggiatore e, prima di tutto, accanito lettore di fumetti. Frequento la Scuola Internazionale di Comics, progetto e scrivo molteplici fumetti, studio storia e analisi della nona arte. Ogni tanto dormo e sogno di diventare un autore famoso tanto da farmi insultare da quei maledetti recensori. Nel frattempo recensisco.

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