Recensione: The Squirrel Machine

Editore Eris Edizioni
Autori Hans Rickheit
Prima pubblicazione 2009
Prima edizione italiana Aprile 2017
Formato 17 x 24 cm brossurato
Numero pagine 192

Prezzo 16,00 euro

Nel 2009 usciva un interessante volume per Fantagraphics, scritto e disegnato da Hans Rickheit alle prese con il suo secondo graphic novel. Shockante, disturbante, il fumetto non rimane nell’ambiente underground ma emerge tra i prodotti mainstream, rompendo le regole e spaccando il pubblico. Eris Edizioni porta in Italia il volume dopo quasi otto anni dall’uscita. Sarà pronto il pubblico italiano?

UNA STORIA CRUDA

Edmund e William sono due fratelli, orfani da parte di padre, costretti in un retrogrado e bigotto paesino di campagna. La loro arte si esprime tramite bizzarri strumenti musicali, grottesche costruzioni organiche e marchingegni di varia natura.
Basta, non voglio dirvi nient’altro. Sappiate che sarete partecipi di distorsioni mentali, perversioni visive e macabre sorprese di ogni tipo. Ogni vignetta è una tessera ben precisa nella marmaglia sparsa sul tavolo e non basterà unirle per comprendere l’immagine del puzzle. Leggete il volume, poi risfogliatelo, poi rileggetelo, poi fatene quel che vi pare e, forse, allora avrete capito e assimilato una storia cruda.

TRASFORMAZIONI

Rickheit è quello che aspettavo da diversi anni: un moderno Cronemberg. Pochi sanno quanto io adori il genio creativo del regista di capolavori come La MoscaVideodromeIl Pasto Nudo. Difficilmente si può raggiungere quello stato creativo, quella gioia armonica composta da orrore e pugni nello stomaco. L’autore di questo fumetto colpisce nel segno e compone una melodia terribile di suggestioni ed excursus nella non-malata mente dei protagonisti. Una narrazione estremamente lineare e logica porta avanti una storia che, in fondo, possiamo capire tutti. Tutti da bambini abbiamo trovato il nostro posto segreto, il nostro laboratorio di idee dove viaggiare con la mente e, chissà, creare oggetti funzionali e funzionanti. I due fratelli dei quali vediamo la storia non sono da meno, ma con una particolarità: la spiccata pulsione artistica li ha fatti crescere troppo velocemente e senza figure di riferimento, sono adulti nel corpo da bambino.
La vera chiave di lettura sta nello stesso tema delle opere di Cronemberg: la trasformazione. Tutto cambia, dai protagonisti agli ambienti, tutto rinasce in una nuove veste che il neofita potrebbe inquadrare come grottesca rivisitazione del reale. Il tutto narrato diligentemente tramite un tratto estremamente dettagliato, pur navigando nell’onirismo.

In conclusione. The Squirrel Machine è un incubo, una visione ultra-logica del processo artistico che trasforma il concetto in materia. Rickheit è un giostraio e decide lui quando finisce la corsa. Nelle pagine del fumetto tutto è concesso, il lettore viene denudato e privato dei preconcetti e dalle convinzioni personali, l’autore è il giocoliere di questa serata e non potrete staccare gli occhi dalle sue attrazioni per quanto possano essere sbagliate.


The squirrel machine
La repubblica del Catch
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Special Exits
Mox Nox



LA NOSTRA PAGELLA: 8.5/10



Roberto Diglio

Sceneggiatore e, prima di tutto, accanito lettore di fumetti. Frequento la Scuola Internazionale di Comics, progetto e scrivo molteplici fumetti, studio storia e analisi della nona arte. Ogni tanto dormo e sogno di diventare un autore famoso tanto da farmi insultare da quei maledetti recensori. Nel frattempo recensisco.

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