Recensione: Trouble is my Business

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Editore Futubasha
Autori Jiro Taniguchi e Natsuo Sekikawa
Prima pubblicazione 1979
Prima edizione italiana 1996 Planet Manga
Formato 17 x 25,8 cm
Numero pagine 295
Prezzo 16,90 euro

TUTTO QUELLO CHE TI ASPETTI, O FORSE NO

51050Jiro Taniguchi è sinonimo di sicurezza, una garanzia che suggella qualsiasi nuovo titolo venga proposto; ma come ogni regola esiste un’eccezione in grado di far vacillare qualsiasi sistema, anche il più strutturato e convincente. Da tempo mi sono prefissato di riuscire, in un tempo decoroso, a recuperare ogni fumetto pubblicato in Italia da questo autorevole mangaka. Di recente è stato il turno di “Trouble is my business“. Ho acquistato alla cieca, senza interessarmi né al tema né consultando eventuali recensioni in merito.  Devo dire che la lettura ha portato alla luce alcune sorprese alle quali francamente non ero del tutto preparato, alle quali ho iniziato a dare delle risposte solo dopo, approfondendo la conoscenza di questo nuovo titolo. Inutile nascondersi dal primo evidentissimo fatto, lo stile grafico è lontano da quello apprezzato e personale del maestro. I toni cupi, le tavole intasate di campire e retini, il segno acerbo e ancora omologato ad uno standard di mercato non lascia venire a galla quello che in seguito sarà riconosciuto come un esempio per molti altri disegnatori. Va quindi immediatamente stabilita una cosa, il fumetto è stato realizzato in un arco narrativo lungo e soprattutto ha origine nell’ormai lontano 1979. La stesura avrà una gestazione artistica protratta e longeva che andrà a concludersi in seguito nel 1994. Fortunatamente questa lunga vita editoriale permetterà ad un giovane Taniguchi di poter migliorarsi, evidenziando un progressivo miglioramento fino a snellire ogni segno da tutto quel bagaglio di orpelli così pesanti che ne rendevano sgraziati i primi lavori. Trouble is my business è un insieme di storie raccolte in Italia da Planet Manga in 6 volumi di grosso formato, esattamente come i volumi usciti in Giappone; anche le copertine sono identiche, ma non sembrano avere quella convinzione filtrabile da altri lavori riusciti molto meglio.

UNA STORIA, TANTE STORIE

Una delle più valide giustificazioni che si possono suggerire a difesa di questo fumetto è senza dubbio portare alla luce l’autore delle sceneggiatureTrouble 03 DE interior 09.indd che risponde al nome di Natsuo Sekikawa. Diciamo che non si è sprecato molto nella costruzione del personaggio protagonista della storia Jotaro Fukamaki. Non è altro che il prototipo del detective segugio dotato di un’infallibile talento nel risolvere casi disperati, sempre al limite, fuori da ogni logica apparente; sempre squattrinato, con una moglie che lo ha abbandonato e una figlia che non vede da anni. L’atmosfera pare ricalcare con troppa convinzione l’impronta del personaggio già visto e stupisce come con difficoltà riesca a scrollarsi di dosso questa etichetta. Le avventure nelle quali si consumano i fatti sono racconti brevi di qualche decina di pagine, scollegate tra loro e spesso senza un vero e proprio picco narrativo. Insomma, Taniguchi pone la firma per quest’opera ma è solo complice del risultato, fortunatamente per tutti si riprenderà il posto che gli compete con serie fortunatissime e di grande respiro, la sua crescita personale non solo sarà misurata sulla sua incredibile arte espressiva (che ne fa uno dei più occidentali mangaka di sempre) ma pure su quella facilità di esaltare temi comuni e quotidiani sottolineando la bellezza della vite semplici.


Trouble is my business. Jiro Taniguchi collection maxi: 1
Trouble is my business. Taniguchi collection: 2
Trouble is my business. Jiro Taniguchi collection: 3
Trouble is my business. Jiro Taniguchi collection: 4
Trouble Is My Business 5




LA NOSTRA PAGELLA: 6.1/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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