Recensione: UT #1 – Le vie della fame

Editore Sergio Bonelli Editore
Autori Corrado Roi e Paola Barbato
Prima pubblicazione Marzo 2016
Prima edizione italiana Marzo 2016
Formato 16 x 21 cm
Numero pagine 112 b/n

Prezzo 4,00 euro

La latitudine e la longitudine erano sempre le stesse. L’anemometro misurava 90, il termometro -2 e l’igrometro 0. Praticamente una pessima giornata, fredda, ventosa, quasi senza qualità. E l’uomo? L’uomo, di qualità, non ne aveva proprio. L’uomo non esisteva più.

IMPERATIVO MANTENERE LA CALMA

ut3UT ci deve molte risposte, ormai il sasso è stato lanciato nell’acqua quiescente dello stagno e l’attenzione del popolo delle rane è schizzato ai massimi livelli. Ut ha sortito l’effetto deflagrante della curiosità, facendo parlare di sé ancor prima di arrivare alla distribuzione minuziosa delle edicole; molti altri titoli sono planati sugli scaffali con la fanfara e il rullo di tamburi e quasi sempre per terminare con la stessa velocità con la quale si sono presentati; eppure questa volta ho una sensazione diversa. Il primo numero di questa nuova mini serie targata Sergio Bonelli s’intitola “Le vie della fame” è ed molto evocativo; nulla di quello che è contenuto in questo albo è fuori posto o collocato a caso, si ha la percezione di un’ambientazione naturale seppur distorta, inquietante seppur comune.  Non ci è dato di sapere temporalmente né spazialmente dove si assesta la storia, ma una cosa è certa: l’umanità si è estinta. Nuove forme di vita l’hanno sostituita, molto simili nelle fattezze esteriori ma ben lontane dalla complessità della panacea emotiva e dagli istinti minimi che ogni istante ci regolano la vita. La sensazione dominante che avvolge come un filo invisibile le tavole è il tono ovattato col quale arrivano le immagini, i suoni, gli odori, tutto appare opaco, lontano, intangibile, eppure assolutamente credibile e netto. Le ambientazioni sono reali e realistiche, eppure madide di solitudine, svuotate del senso stesso della propria funzione, così la città e le abitazioni appaiono come scatole vuote, luoghi bui e rimanenze architettoniche di un’epoca decaduta in un sonno eterno. L’umanità è finita, e non c’è traccia di come possa essere accaduto, nuovi soggetti ne hanno preso il posto, ma sembrano esseri stanchi, avviluppati a pochi, piccoli, concetti essenziali; anche cibarsi pare essere un’occupazione secondaria e al tempo stesso prerogativa importantissima. Uccidere è ancora un mezzo si sopraffazione ma avviene più per rassegnazione che per necessità, ancora, come un fumo sotterraneo evapora un nuovo rigore sentimentale, così il senso materno, l’odio, la memoria, la rabbia, il rimorso, sfumano in una direzione sconosciuta dove ancora tutto è da spiegare.

IO SONO UT

Ut-e-fioreÈ moderatamente lecito credere che Ut sia il protagonista dell’omonimo fumetto, ma per adesso ci dobbiamo accontentare di quanto si è visto fin qui: poco. Ut è un essere antropomorfo, dal fisico decisamente atletico e dalla natura assai ingenua e infantile, dicotomia che definisce in maniera brusca il personaggio. Tanto agile nel combattimento e altrettanto manipolabile nelle azioni; al servizio di Decio, un entomologo che gli consegna un solo e semplice ordine, quello di non perdere mai di vista Iranon, l’ultimo esemplare della sua specie, improvvisamente risvegliato da un sonno lunghissimo, con il quale inizia a intrecciare delle interessanti trame epatiche. Ut è principalmente il parto da sempre in gestazione nella mente del suo creatore, Corrado Roi, è l’operazione di raffinazione prodotta in anni di meticolosa regolazione; la marcata mimica che fuoriesce dalla maschera che indossa è micidiale, a volte grottesca, ma comunque sempre scevra da banalità di rito o da irreali pose statiche. Davvero poco pare essere consegnato nella mani del caso, lo stesso abbigliamento, incrocio stilistico tra un sopravvissuto ad un’esplosione nucleare e un ninja di nipponica memoria, lascia intendere una lavorazione meticolosa e attenta.

LE MISURE DI UN MAESTRO 

Le doti grafiche e artistiche di Corrado Roi non possono essere messe in discussione, ma spesso un bel disegno non va automaticamente di pari passo con un buon fumetto. Questo pericolo però pare essere sventato; le tavole si fondano alla perfezione con l’idea originaria di un mondo nuovo, fissando una perfetta simbiosi, un’atmosfera cucita alla perfezione su un modello difficile da vestire. Ut pare essere la proiezione fedele di un universo meditato nel tempo, sedimentato con calma, riprodotto a memoria tra le visioni del suo artefice; se ne percepisce la viscosità materica, così il disegno non è solo al servizio di una sceneggiatura ma finalmente di una sfera onirica inviolabile. L’ansia del lettore cresce, perché la storia non solo dovrà dissolvere i molti dubbi sospesi nell’ambito della prima conoscenza, ma sarà costretta a rinsaldare le fondamenta con altrettanta convinzione, il castello, come spesso accade, può cadere in un attimo. Una nota finale di merito va spesa doverosamente per l’ottimo affiancamento avvenuto nel nome di Paola Barbato, responsabile del delicatissimo compito di oliare una macchina così complicata da gestire; i testi sono molto decisi, scelti, proposti senza sbavature e efficaci al punto giusto, così da arricchire notevolmente il quadro.

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UNA LEZIONE PER TUTTI

Doverosa nota finale pure per Roi. Si può provare ad essere pignoli e sollevare questioni di minuzia sul lavoro di questo incredibile disegnatore, ma non è il caso, anzi, se proprio c’è da aggiungere qualcosa, suggerisco agli amanti del fumetto di cercare tra le pagine una tavola che personalmente ritengo di un livello altissimo. Due protagonisti stanno scambiandosi animatamente delle battute discutendo sul da farsi, i loro atteggiamenti sono di umori opposti e il diverbio è acceso, tutto lo si intuisce in parte dalle parole, tutto il resto avviene attraverso la gestualità marcata delle mani dei due, contrapposte sul tavolo che li vede di fronte. Una grande lezione.


Ut. Le vie della fame
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Dylan Dog: L’indagatore dell’incubo. Disegni di Corrado Roi.



LA NOSTRA PAGELLA: 8/10



Riccardo Lucchesi

Tutto ha avuto inizio un giorno del 1988; ho comprato il numero 18 di Dylan Dog, Cagliostro! e non ho più smesso. Dylan ancora si trascina stanca, ma nel frattempo mi sono lasciato prendere la mano e ho invaso casa/e, non solo di fumetti ma ci ho messo un po' di sogni, di ricordi, di momenti, insomma ho misurato la mia vita tra pubblicazioni settimanali e mensili. E ora sono qua a scriverne per ricordarmi che ho fatto semplicemente la cosa giusta

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2 Risposte

  1. 6 aprile 2016

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  2. 9 giugno 2016

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