Recensione: Volt – Che vita di mecha #1 – C’era una volta in fumetteria

Editore SaldaPress
Autori Stefano the Sparker Conte
Prima pubblicazione Ottobre 2016
Prima edizione italiana Ottobre 2016
Formato
Numero pagine 63

Prezzo 2,99 euro

Volt, che vita di mecha – C’era una volta in fumetteria di Stefano the Sparker Conte è una serie pubblicata da Saldapress che troverete in anteprima a Lucca e che narra le peripezie di un giovane robot, Volt, desideroso di diventare un fumettista che si ritrova a lavorare in una fumetteria grazie a un piano diabolico architettato dalla madre. La storia è narrata dal protagonista, ormai nonno, che tenta di tramandare la sua conoscenza sui fumetti ai tre nipotini.

LA COMICITÀ

Il fumetto è comico e nelle pagine sono ritratte situazioni che chi frequenta assiduamente fumetterie, e può dirsi nerd, conosce molto bene. Ma la domanda che mi sorge spontanea è: assodato che far ridere è molto difficile, e che bisogna essere in grado di essere buffi con intelligenza, una storia di situazioni così di nicchia può essere in grado di far divertire tutti o solo chi vi è dentro le capisce e può godersi appieno le gag in questo primo episodio?

Le scene della madre sono altamente condivisibili, e più di qualche particolare ci suggerisce che siano autobiografiche (come del resto, anche le altre), ma le gag sui fumetti possono far ridere chiunque?

SECONDO ME NO. MA CIÒ NON È INEVITABILMENTE UN MALE

Fare un fumetto che parla delle avventure che un fumettista deve affrontare per vedersi pubblicato è terapeutico per chi scrive e empatico per chi legge: ci si sente meno soli. Ed è utile per chi vuole approcciarsi a quest’ ambiente. Ma il rischio è di cadere in una retorica referenziale.

L’ambiente del fumetto italiano è, a parer mio, come un enorme condominio con terrazze collegate che si affacciano in un unico cortile: tutti conoscono tutti e parlano di tutti. Se analizzassimo i vari livelli di separazione tra fumettisti, scopriremmo che siamo più o meno tutti divisi da un numero abbastanza basso che ci separa.

Per cui, fare un fumetto che parla di questo è che è rivolto principalmente a quest’ambiente rischia di escludere una fetta di pubblico esterna che si sta avvicinando sempre di più alla nostra nicchia e che viene attirata ampiamente dai fumetti comici. Ben vengano, quindi, le storie che parlano del nostro orticello, ma cerchiamo di non recintarci del tutto o rischiamo di rimanere soli.

Ma rimane del tutto apprezzabile quando parla anche solo ai fumettisti, come per esempio quando siamo introdotti alla questione di inseguire i propri sogni. Andando avanti con gli episodi, c’è la speranza di analizzare più profondamente l’argomento in modo non scontato e che aiuti i giovani aspiranti fumettisti a relazionarsi con il binomio lavoro normale/fare fumetti.

IL SEGNO

Il disegno ha chiaramente influenze dai manga degli anni ’70, come Doraemon creato dal duo Fujiko Fujio, e ne utilizza sia stilemi che codici. Sarebbe interessante capire perché l’autore abbia scelto di ambientare la storia in un mondo di robot che utilizzano comunque oggetti del nostro quotidiano, come auto o matite. Il protagonista, inoltre, ha una spina a mo’ di coda. Rimane la curiosità se, nel procedere con la storia, queste particolarità serviranno a uno scopo ben preciso o il character design sia stato deciso così per puro gusto estetico.

In conclusione, è una serie che ha grosse opportunità e che speriamo non se le lasci scappare.

C4 MATITE:

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Nessuna Risposta

  1. Gig ha detto:

    Io sono un po’ nerd, ma non frequentatore di fumetterie. Eppure Volt mi piace molto. Avendo letto i numeri usciti al tempo dell’autopromozione, posso anticiparti che presto arriveranno altri personaggi, tutti molto pittoreschi ed un po’ folli.
    Comunque nel mondo di Volt non ci sono solo robot… c’è un po’ di tutto, da uomini-pera a persone con la testa a borsellino. Io lo consiglio!

  1. 14 gennaio 2017

    […] The Sparker Conte. È infatti la data in cui sbarca finalmente in edicola il primo numero di Volt – Che vita di mecha (pagg. 64, euro 2.99, formato 16 x 21), una serie attesa e di cui si è parlato molto dopo […]

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